Parma, Albertini al fianco dei curatori fallimentari

Calcio
Per Albertini, classe 1971, un ruolo da consulente nel fallimento Parma (Foto Getty)
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L'ex calciatore è stato nominato coadiutore dei curatori relativamente alla procedura fallimentare del Parma, scelto per "l'esperienza e per i rapporti con i vertici delle principali istituzioni calcistiche nazionali ed internazionali"

Demetrio Albertini mette la sua esperienza e le sue conoscenze calcistiche, da calciatore prima e da dirigente poi, al servizio del Parma. Il club crociato, infatti, ha reso noto che il giudice delegato Pietro Rogato, ha nominato Albertini "coadiutore dei curatori fallimentari Angelo Anedda e Alberto Guiotto relativamente alla procedura fallimentare del Parma". Albertini, che svolgerà le sue funzioni nell'ambito dell'esercizio provvisorio, assisterà i curatori nei rapporti con i calciatori e i tesserati in forza al Parma e supporterà l'attività di Anedda e Guiotto nelle trattative volte a rimodulare il debito sportivo e i costi operativi della gestione.

La notevole esperienza, nonchè i consolidati rapporti con gli attuali vertici delle principali istituzioni calcistiche nazionali ed internazionali- sottolinea la nota del club -, consentiranno ad Albertini di affiancare i curatori anche nei rapporti con Associazione Italiana Calciatori, Lega Calcio e Figc nell'individuazione della migliore soluzione per la ristrutturazione del debito sportivo del Parma.
Venerdì, prima della consueta conferenza pre-gara di Donadoni, Albertini illusterà il suo nuovo ruolo.

Intanto l'ex vicepresidente della Figc, a margine si un evento all'Expo gate di Milano (Albertini è anche Ambasciatore di Expo 2015), manda una fracciatina al Presidente della Federcalcio. "La gestione di Tavecchio? La gestione federale non può essere realizzata solo ed esclusivamente da una sola persona, c'è un consiglio federale che non può essere ignorato. Si sono delineate alcune scelte che non ho condiviso, altre invece erano scritte anche nel mio programma".
Poi interviene sul tema degli oriundi in Nazionale. "E'una cosa normale, sono una conseguenza delle scelte del nostro campionato. Fino a quando le società faranno giocare sempre meno italiani".