Donadoni, allenatore dello Shenzhen: "Coronavirus sconfitto, la Cina insegna"

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L'allenatore dello Shenzhen a Repubblica: "La Cina ha affrontato per prima la pandemia e ne è venuta fuori, tutto sta ritornando alla normalità". Sulla ripresa: "Speriamo di ripartire a giugno, ci alleniamo ormai da un mese e mezzo. Tornare a giocare sarebbe un segnale importante per tutti"

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Un modello da osservare e magari prendere anche come esempio per provare a ripartire, dopo i mesi difficilissimi legati alla pandemia. La speranza di un nuovo inizio, per il calcio e non solo, arriva dalla Cina. "A Shenzhen, a parte misurazione della temperatura, mascherine e tamponi, tutto sta tornando normale. La Cina ha dovuto affrontare per prima la pandemia ed è riuscita a venirne fuori: inevitabile che se ne tragga insegnamento", a parlare in un’intervista a Repubblica è Roberto Donadoni, l’allenatore italiano dello Shenzhen. Che sabato scorso, in amichevole, ha affrontato il Guangzhou di Cannavaro: "Con Fabio ci siamo scambiati chiacchiere tra italiani lontani da casa, poi abbiamo parlato di calcio. La partita è finita 4-4: mica male per noi, vista la loro forza. Non sappiamo ancora la data esatta in cui ripartirà la Super League, speriamo a giugno. Ma ormai ci alleniamo con continuità da un mese e mezzo. E certamente quest’amichevole è stata la più importante".

"Tornare a giocare sarebbe un segnale importante per tutti"

Tornare in campo sarebbe un segnale importantissimo per tutti, Donadoni non ha dubbi: "La priorità deve essere la salute, devono esserci tutte le condizioni. Se però ci saranno, sarà un segnale importante per tutti. Lo sport è praticato da tantissimi giovani, è parte essenziale della vita di ognuno di noi. La parola normalità, oggi, va messa tra virgolette. Ma il ritorno allo sport sarebbe un messaggio fondamentale". Calcio cinese che potrebbe dunque essere prese come modello per ripartire: "Consigli alla Serie A? È una situazione inedita. Penso che l’essenziale sia adeguarsi alle circostanze, fare in modo che non si accumuli troppa pressione sui giocatori visto che ce n’è già abbastanza. Bisogna essere coscienti del fatto che ci si sta comunque preparando per ritornare alla propria passione. Giocare a calcio è innanzitutto un piacere", ha concluso Roberto Donadoni.

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