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12 settembre 2018

Nel 2011 finse un rapimento per non allenarsi, ora confessa: la storia di Somalia

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Sette anni fa il calciatore brasiliano, all’epoca al Botafogo, finse di essere stato aggredito, rapito e rapinato pur di non incorrere nella multa del club. Nonostante fosse stato subito scoperto, soltanto ora ha confessato di aver inventato tutto

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Un’enorme farsa, ideata per non sottoporsi alla punizione del club. È stata questa la trovata di Somalia, il cui vero nome è Paulo Rogerio Reis da Silva, che nel 2011 decise di inscenare un rapimento per non incorrere nella sanzione del Botafogo per il ritardo agli allenamenti. Il club aveva una politica molto severa in proposito: il giocatore colpevole, infatti, avrebbe perso il 40% dello stipendio mensile. La storia è tornata d’attualità, perché nonostante si fosse scoperto fin da subito che era stato tutto inventato, soltanto ora – quindi sette anni dopo l’accaduto – il giocatore ha confessato il misfatto. Aggredito, rapito e rapinato e per questo impossibilitato ad essere al centro sportivo quel giorno: questa fu la versione di Somalia. Ma, come tutte le bugie inventate con poco studio, non convinse appieno la polizia brasiliana che decise di visionare i nastri di videosorveglianza dell’edificio in cui risiedeva il calciatore. Dalle immagini poi diffuse due giorni dopo il presunto rapimento, fu subito evidente come in verità Somalia era rientrato alle cinque del mattino dopo aver partecipato ad una festa e aveva nascosto tutti i preziosi all’interno del garage.

L’epilogo della vicenda

Nonostante non vi furono dichiarazioni ufficiali, la polizia comunicò quanto accaduto al Botafogo e la notizia si diffuse rapidamente. Il club glissò dicendo di attendere conferme da tutte le parti in causa per capire come sanzionare il giocatore. Alla fine, Somalia fu multato ugualmente dalla società e mandato in prestito fino alla scadenza del contratto. Attualmente, dopo l’ultima esperienza all’America de Natal, a 34 anni il giocatore risulta svincolato.

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