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22 settembre 2008

Ancelotti: ''La crisi è alle spalle, ora siamo una squadra''

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L'allenatore del Milan parla in esclusiva a SKY Sport 24 all'indomani della vittoria nel posticipo contro la Lazio: ''Ci siamo fidati troppo delle individualità, invece dobbiamo essere uniti. Le critiche? In un certo senso sono anche servite''

Dopo la vittoria a San Siro contro la Lazio nel posticipo della terza giornata, l'allenatore del Milan Carlo Ancelotti ha buone ragioni per ritrovare il sorriso. La sua squadra ha vinto, ma anche convinto, imponendosi con un suontuoso 4-1 sulla compagine guidata da Delio Rossi. Il giorno dopo il primo successo in campionato Ancelotti ha parlato in esclusiva ai microfoni di SKY Sport 24. Ecco cos'ha detto.

Cos’ha cambiato questo 4-1 alla Lazio?
“Questo lo dirà il tempo. Credo che è stata una partita che può diventare un ottimo esempio, un ottimo ricordo, proprio perché abbiamo giocato da squadra. Questo è stato l’aspetto più positivo”.

Cos’ha portato a questa reazione?
“Il fatto che, soprattutto, i giocatori si sono resi conto del periodo, del momento, ed hanno capito, attraverso una critica costruttiva, quelle che erano le difficoltà che incontravano”

Si può dire che è servito arrabbiarsi in queste settimane?
“Io non mi sono arrabbiato. Abbiamo fatto, credo, una valutazione molto lucida delle difficoltà. Credo che abbiamo capito tutti quello che era il problema. Di conseguenza, abbiamo reagito nella maniera giusta”.

Qual era il problema?

“Credo che, come ha detto Kakà, forse ci fidavamo troppo delle qualità individuali, del talento. C’era un po’ di superficialità nell’affrontare le partite, o venivano affrontate con la giusta intensità. Penso, che erano questi i problemi”.

C’è stato un momento in cui le è caduto il morale in questo inizio di stagione?
“No. Abbiamo avuto molte difficoltà in questa preparazione, perché non abbiamo mai potuto provare quello che avevamo in testa. L’assenza di tutti gli attaccanti non ci ha permesso dio provare delle cose che potevano essere utili”.

Le hanno dato fastidio le voci su di lei?

“No, perché so che è così. E’ un mondo, questo, che quando una squadra non vince, come il Milan, è normale che sull’allenatore cadano le responsabilità”.

E’ una cosa giusta?
“La ritengo giusta, la ritengo comprensibile. Nel senso che, diciamo la critica, la stampa, è un po’ così. E’anche normale che ci sia, nei confronti di un allenatore che non vince, una pressione superiore alla norma. Ma questo, come ho detto,  per me è una cosa comprensibile. Quello che m’interessa, che è importante, è che quando c’è un problema, quando una squadra ha un problema, non può essere solo ed esclusiva mene colpa dell’allenatore. Parlo in generale. Qui, credo che tutti, dalla società, ai giocatori, a tutto lo staff tecnico, abbiamo fatto una serena e lucida autocritica”.

Ancelotti-Mourinho: che rapporto è?
“E’ un rapporto a distanza, diciamo così. Però, devo dire che è una presenza nel calcio italiano sicuramente positiva, sia per le capacità, che anche per quello che dice. Non è mai banale. Qualche volta è, diciamo così, un po’ provocante, ma credo che sia una provocazione fatta con molta intelligenza”.

C’era stato un invito, lei ad Appiano, Mourinho a Milanello: succederà mai?

“E’ stata una cosa che è nata un po’ così. Poi, sembrava avesse preso una piega reale. In realtà, non c'è il tempo per fare una cosa del genere perché, credo, che sarebbe solo un incontro per far parlare un po’ i giornali. Andare e vedere gli allenamenti dell’Inter per un giorno, come quelli del Milan per un giorno, non ha molto senso”. Il giorno in cui smetterò di allenare, sicuramente Mourinho sarà un allenatore che mi interessa seguire”.