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30 agosto 2009

Viaggio nei mali del Milan: 8 domande per Leo e Berlusconi

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Nesta con le mani tra i capelli e Zambrotta che allarga le braccia dopo l'ennesimo gol dell'Inter

Dalla scelta del tecnico al mercato in cui la parola d'ordine è stata: risparmiare. Il derby perso, sonoramente, contro l'Inter ha minato il progetto Milan e le decisioni del tecnico non sono apparse inappuntabili. COMMENTA NEI FORUM

Piccole certezze costruite a fatica dopo un precampionato che aveva gettato ombre, dubbi e preoccupazioni. Un castello di sabbia messo a puntino in otto giorni, dalla discreta gara contro la Juve nel trofeo Luigi Berlusconi alla confortante prova di Siena, con i primi tre punti raccolti in campionato. E' bastato un soffio di vento (la supersonica azione targata Eto'o-Milito-Thiago Motta) per togliere i granellini dalle apparentemente solide fondamenta del Milan. Il ciclone Inter ha lasciato strascichi, domande che hanno nessuna o molteplici risposte, ma un'unica certezza: qualcosa nel progetto Leonardo non funziona.

Un viaggio, nei mali del Milan, che parte da lontano, dalla cessione, annunciata, di Kakà al Real Madrid sin dallo scorso gennaio, a un mercato in cui l'unico criterio è stato: risparmiare. Da qui una sequela di colpe, responasabilità, eventi nefasti che hanno portato alla magra figura rimediata nel derby. Punti interrogativi che nascono dalla scelta del tecnico:

1) perché scegliere Leonardo (affabile, elegante, grande comunicatore, intelligente, bella presenza, amico di tutti e soprattutto dei brasiliani), anziché Mauro Tassotti, il fido scudiero di Ancelotti e di una filosofia di gioco che però aveva, forse, stancato il presidente Berlusconi?

2) Perché l'acquisto, poi rinnegato, di Aly Cissokho che sta facendo faville a Lione per poi vedere Jankuloski e Zambrotta non chiudere una diagonale?

3) Il mistero s'infittisce fino a diventare un caso irrisolto per le scelte effettuate nella gara con l'Inter. Perché non far scaldare nessuno per avere prontissima un'alternativa, nonostante l'infortunio, apparso immediatamente serio, a Gattuso (già all'11' del primo tempo)?

4) Può essere giustificabile l'atteggiamento da turista di passaggio, e non da calciatore professionista, di Clarence Seedorf, seduto in panchina, molto poco attento alle vicende dei suoi compagni in campo? Avergli preferito, in questo momento, qualcun altro come titolare autorizza insomma forse Seedorf a dare un contributo inferiore rispetto al passato?

5) Che senso ha mettere fuori squadra Borriello, l'unico in grado di tener palla e di reggere il confronto con Lucio e Samuel?

6) Che colpa ha avuto il generoso Flamini per meritarsi l'esclusione nella ripresa?

7) Perché continuare a tenere in campo un inutile Ronaldinho? Ordini dall'alto? Riverenza? Amicizia?

8) Da un punto di vista più generale: puntando quest’anno sulla logica del risparmio, non sarebbe stato più opportuno e più furbo lanciare, da parte del club, una nuova sfida? Stile Arsenal, stile Barça. Per intendersi: conquistato tutto, nei decenni scorsi, coi grandi nomi e i grandi investimenti, non era meglio dire che il grande Milan da adesso in avanti avrebbe scommesso sulla creazione di una squadra vincente andando alla scoperta, nel mondo, dei talenti più giovani e promettenti? I tifosi, forse, avrebbero capito un progetto a media-distanza, anziché rimpiangere un passato di grandeur non ripetibile

In sostanza. Illudere i supporters facendo crescere le aspettative per una squadra che, in realtà, non può competere alla pari delle altre grandi d'Italia e d'Europa, è controproducente. Dire la verità avrebbe cambiato la prospettiva e il giudizio. Anche (e soprattutto) dopo una batosta come quella rimediata nel derby.

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