Milan-Juve, o la prima partita universale del nuovo secolo

Calcio
Milan-Juve è la prima sfida universale del dopo Calciopoli secondo la definizione di Mario Sconcerti (Foto Getty)
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VERSO MILAN-JUVE. Mario Sconcerti presenta la sfida che riconsegna i bianconeri al grande calcio. C'è in ballo la supremazia del continente (calcistico). E senza Ibra l'arma in più dei rossoneri è la piena coscienza della propria qualità. VIDEO E FOTO

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di MARIO SCONCERTI

Milan-Juve oggi è una partita diversa. Segna il ritorno non solo della Juve nel grande calcio italiano, ma quello del calcio italiano nel grande calcio degli altri. Perché quello che sta dicendo il tempo è esattamente questo, stanno cambiando i riferimenti generali, universali. Cominciando dal Brasile che si è fatto ricco e non vende più a prezzo basso i suoi giocatori. I grandi giocatori costano tantissimo, come quelli europei. Viene cioè a mancare quella che è stata una risorsa eterna del calcio europeo, il ricorso al brasiliano facile. E il Brasile è il paese con il più grande possedimento di materia prima. Un po’ quello che sono i paesi arabi per il petrolio. Dietro la moderna globalizzazione, dietro i risultati dei russi, i ciprioti, gli svizzeri, spesso i tedeschi, ci sono giocatori brasiliani inventati dal niente che adesso costerebbero dieci volte tanto. Ma nemmeno i brasiliani hanno più il talento di una volta. Non vogliono più spostarsi, sono diventati ricchi da ragazzi, hanno poco mondo da scoprire.

Questo ha piegato su se stesse le nazioni guida del calcio, prima fra tutti l'Inghilterra. Sta finendo la Gold Generation, quella dei Lampard, dei Gerrard, dei Terry, campioni che stanno evaporando senza aver vinto niente. Illusi dalla forza del loro movimento, una specie di eterno sillogismo. L'Inghilterra ha un grande calcio, io sono bravo in Inghilterra, io sono grande calcio. Non è mai stato così. Per molte ragioni, senza stranieri l’Inghilterra non ha mai vinto niente. Ha bellissimi campi, facilità di gioco, stadi civili, tutto quello che occorre per giocare bene al calcio, ma non per fare risultati. Oggi hanno anche quasi quattro miliardi di debito. Questo costringe a non fare più grandi acquisti generalizzati. Così il Chelsea e l'Arsenal e il City, subiscono durissime lezioni dalle squadre italiane.

Forse il problema è anche più vasto. L'ultima versione della domanda è: ci sono in giro grandi giocatori da comprare? Ci sono senz’altro, ma non sono decisivi. L’Arsenal è ferma a Song, splendido e normale. La Juve prende Padoin, l’Inter Palombo e Guarin, il Milan Montolivo e Nocerino. Con chi si può costruire una grande squadra? Esiste un Gerrard del secondo decennio, un Pirlo, uno Xavi?

Questo è il groviglio attorno al quale sta provando a crescere un altro calcio. Milan-Juventus credo sia la capitale di questo calcio diverso, oltre la routine e quello che abbiamo già visto. Per la Juve è la prima vera partita decisiva dopo Calciopoli. Ce ne sono state altre importanti ma non come questa. Per il Milan è un momento da vecchio impero, esprime una forza diversa, fatta di piena coscienza della propria qualità.

E' una partita vicina a quella che nel maggio di nove anni fa a Manchester decise la supremazia del continente. Come quella, su altri toni ma con uguale intensità, anche questa sarà di nuovo vista e studiata dal calcio europeo. Siamo i nuovi piccoli omini verdi, gli argonauti di un calcio risparmioso. Vogliono capire, gli altri, cos’è rimasto di così ancora produttivo nel nostro catenaccio rovesciato, nella nostra nuova modernità. Stanno cercando di dirci chi siamo diventati prima ancora che lo capiamo da soli. Per rubarci una parte di segreto e ripartire senza di noi.

Per questo Milan-Juve è la prima partita universale del secolo cominciato dopo Calciopoli. Ci ha costretto a cambiare e a farlo correndo. Abbiamo assimilato l’emergenza e adesso siamo pronti a esportarla, ora che la crisi l'ha resa comune. Il resto è un puro risultato aritmetico. Che sia pure quello che ognuno vuole che sia.

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