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24 ottobre 2013

Balotelli, il Milan frena i suoi eccessi: arriva il tutor

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I rossoneri hanno deciso di affiancare a SuperMario una figura che possa aiutarlo a controllare le sue reazioni. Il caso è scoppiato dopo che l'attaccante non ha indossato la divisa ufficiale al termine di Milan-Barcellona

Secondo Il Fatto Quotidiano e il quotidiano La Repubblica il tutor di Mario Balotelli sarebbe, temporaneamente, l'ex poliziotto Filippo Ferri, figlio di un ex ministro dei Lavori Pubblici, Enrico Ferri. Filippo Ferri è uno dei venticinque agenti condannati in Cassazione (a 3 anni e 8 mesi, con interdizione dai pubblici uffici) nel luglio del 2012 per i fatti della Diaz al G8 di Genova risalenti al luglio 2001. "Filippo Ferri è il responsabile della sicurezza del Milan" è l'unico commento del club rossonero.

di Veronica Baldaccini

C'è chi ha il Tata e chi avrà il Tato: nome decisamente più gradevole di "tutor". Conoscendo l'automobilista Mario, quello che col destro oltre che calciare, calca pure il pedale dell'acceleratore, qualche frequentazione con l'occhio elettronico potrebbe averla. Per il calciatore Balotelli non dovrebbe essere poi tanto diverso: un invito a frenarsi quando ha la tentazione di partire per la tangente.

Il Milan sta cercando di capire insieme a Raiola quale sia la figura più adatta da affiancare a Supermario, che per ora ha un addetto alla sua sicurezza. Ma una specie di Kevin Costner in Guardia del corpo potrebbe non bastare. Il "tato" potrebbe anche essere uno tipo il Grillo Parlante di Pinocchio: una figura saggia che gli faccia un po' da coscienza quando subisce il fascino di lucignolo.

Il tutor di Balo però potrebbe anche avere un profilo alla Enzo Miccio, uno pronto a chiedergli "ma come ti vesti?", proprio nel momento in cui lascia gli spogliatoi, perché la sua allergia alla divisa ufficiale del Milan pare faccia arricciare il naso della classe dirigente del Milan. Aspettando i consigli del tato, Mario potrà chiederne a un amico: chi può capirlo meglio di Cassano? Domenica si ritrovano al Tardini, con una occasione: dimostrare che il pallone per loro conta sempre più di tutto, anzi, più di "tutor".