Vialli & Mancini nella Hall of Fame della Federcalcio

Calcio

Cerimonia a Palazzo Vecchio a Firenze. Gianluca: "Ringrazio i miei genitori, che mi sono sempre stati vicini, senza troppe pressioni, invogliandomi a fare ciò che volevo fare". E il tecnico dell'Inter: "Avrei voluto entrarci da giocatore..."

"Sono emozionato e orgoglioso, si tratta di un riconoscimento fantastico per me" ha detto Gianluca Vialli facendo il suo ingresso nella Hall of Fame del calcio italiano durante la cerimonia della Fgci a Firenze, in Palazzo Vecchio.


"Ringrazio i miei genitori, che mi sono sempre stati vicini, senza troppe pressioni, invogliandomi a fare ciò che volevo fare; ringrazio le società in cui ho militato, perché mi hanno permesso di fare al meglio il mio lavoro; ringrazio i miei compagni di squadra - ha affermato tra l'altro Vialli -. Credo nel talento e nella quantità e nella qualità della pratica, perciò dico grazie agli allenatori che mi hanno supportato e dato fiducia. Sono in una età in cui ci si guarda indietro e talvolta mi dico che nella mia vita ho tirato solo dei calci al pallone. Ma a pensarci bene - ha confessato Vialli - forse ho contribuito con i miei calci a dare gioia a tanta gente e questa è sicuramente una cosa fantastica".

"Sono onoratissimo di questo premio e anche emozionato. Mi fa piacere riceverlo anche come allenatore. Perché fare l'allenatore è abbastanza difficile, sicuramente lo è più del giocatore. Ma la cosa importante, più bella è rimanere nel mondo del calcio" le frasi di Roberto Mancini, allenatore dell'Inter, che ha dfatto anche lui ingresso nella Hall of Fame del calcio italiano.

Corrado Ferlaino tra i dirigenti, Roberto Mancini fra gli allenatori, Gianluca Vialli tra i giocatori italiani, Ronaldo tra i calciatori stranieri: sono questi a fine giornata alcuni dei premiati nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio nella cerimonia della Hall of Fame del calcio italiano, riconoscimento istituito nel 2011 dalla Figc. Già composta da 47 stelle, nella Hall of Fame sono entrati altri 10 protagonisti scelti da una giuria presieduta dal dg federale Michele Uva e formata da esponenti dell'informazione sportiva: oltre a Roberto Rosetti (arbitri), Marco Tardelli (veterani italiani), Patrizia Panico (calciatrici) e per i premi alla memoria Giacinto Facchetti, Helenio Herrera e Umberto Agnelli. Ad aprire la cerimonia è stato Ferlaino premiato da Antonio Matarrese ("Dopo le sfide con Milan e Fiorentina saprò cosa farà il Napoli, sta giocando bene ma il campionato è molto equilibrato"), seguito da Vialli. L'ex attaccante di Samp e Juve come cimelio per il Museo del Calco di Coverciano ha portato una maglia della Nazionale: "L'ho indossata 59 volte, tornassi indietro non avrei lasciato l'azzurro come ho fatto".

Poi Gianni Rivera ha premiato Mancini. In dono l'attuale divisa da tecnico nerazzurro. E' stata invece Fiona May a premiare la Panico, quasi 600 gol in carriera ("Il calcio femminile merita più attenzione e visibilità" il suo appello mentre regalava un paio di scarpini viola). Mentre Antognoni ha premiato Tardelli che s'è scusato per essersi scordato il cimelio ("Lo porterò a Coverciano'), ha ricordato Bearzot fra gli applausi e fatto un pronostico pro-Juve col Bayern: "Ha tutto per farcela". Dopo Rosetti che ha portato una sua maglia di arbitro internazionale e i premi alla memoria è salito sul palco Ronaldo, acclamatissimo: 'Felice di aver fatto divertire tanta gente, il calcio italiano è stata la mia sfida più difficile, mia ha costretto a tirare fuori il meglio". L'ex campione, premiato da Tavecchio, ha regalato una maglia della nazionale brasiliana fra decine di autografi e selfie pure con Albertini.