Star Sixes, il racconto della prima giornata: Italia battuta 2-1

Calcio

Il racconto di tutte le sfide della prima giornata del Star Sixes, il torneo 6 vs. 6 che mette di fronte le stelle di dodici diverse nazionalità. L'Italia ha perso 2-1 contro il Brasile: il super gol di Marco Delvecchio non è bastato per avere la meglio dei verde-oro

Tanti gol, spettacolo e soprattutto nomi dall'enorme fascino: Del Piero e Ravanelli, Roberto Carlos e Rivaldo, Gerrard e Owen, Pires e Djorkaeff, Puyol e Morientes (e si potrebbe andare avanti così molto a lungo). Questi infatti sono solo alcune delle vecchie glorie protagoniste dello Star Sixesla manifestazione londinese che ha riportato in campo giocatori di culto assoluto come Jay-Jay Okocha, protagonista nel match contro la Cina. Alla fine, nonostante l'età che avanza, tutti hanno voluto fare sul serio (gli inglesi che ci tenevano a fare bella figura ad esempio e non hanno mai tirato indietro la gamba, oltre ad affondare scivolate velenose nel finale di partita). Il tutto concluso con la partita più importante della serata, quella tra Italia e Brasile vinta dai verde-oro per 2-1.

INGHILTERRA-SPAGNA 1-4 (Owen (I), Luis Garcia (2), Perez, Capdevila)   

Puyol, Mendieta, Salgado e Morientes da una parte contro Gerrard, Owen e Phil Neville dall'altra in una sfida sbloccata dopo poco più di un minuto proprio dal Golden Boy inglese, pareggiato a stretto giro dal gol di Luis Garcia, per l'occasione diventato il numero 10 e uno degli ispiratori della manovra degli spagnoli oltre che il finalizzatore, visto che è suo anche il gol del 2-1 degli ospiti. La Spagna è più propositiva rispetto ai padroni di casa e puntuale arriva la terza rete firmata da Alfonso Perez, che si fionda come un rapace sul secondo palo a sorprendere David James, di gran lunga il migliore in campo dell'Inghilterra. L'ormai 47enne portiere però deve arrendersi di nuovo prima della fine, battuto da Joan Capdevila al termine di un'azione fotocopia rispetto a quello precedente firmato dagli spagnoli. È l'ultimo sussulto di un match in cui gli inglesi non riescono neanche ad accorciare le distanze: finisce così, 4-1 per la Spagna che mette una seria ipoteca sul passaggio del turno.

MESSICO-SCOZIA 1-3 (Donelly, Ferguson, Burchill, Hernandez (M))

A sbloccare il risultato ci pensa Simon Donelly che con un preciso sinistro a incrociare da pochi metri batte il portiere messicano, regalando il vantaggio ai britannici. Barry Ferguson poi, regala una delizia neanche cinque minuti dopo: servito al limite dell'area (di dimensione ridotta, come tutto il campo), evita l'uscita del portiere con un pregevole colpo sotto che lemme lemme si infila in rete. I messicani sembrano sulle gambe, mentre le leggende scozzesi riescono a tenere molto meglio il campo: Dickov allo scoccare della metà del match fallisce a tu per tu il colpo del possibile ko, rimandato soltanto di cinque minuti quando a Burchill non tocca fare altro che spingere in rete il pallone dopo una combinazione perfetta giocata tutta di prima. Resta il tempo al matador Luis Hernandez di regalare il gol della bandiera alla propria squadra, spingendo in rete una palla facile facile a porta vuota a seguito di una carambola sul palo.

PORTOGALLO-DANIMARCA 4-6 (Jensen (2), Postiga (P) (3), Junker (3), Maniche (P), Jorgensen)

La partita parte subito con le marce altissime e soprattutto con Jansen che sblocca il match dopo neanche un minuto con una conclusione meravigliosa a giro che bacia il palo e regala il vantaggio ai danesi. La risposta di Postiga arriva dopo neanche 30' ed è tanto casuale quanto inutile, visto che i danesi rimettono il naso avanti a strettissimo giro ed allungano sul 3-1 in neanche tre minuti. Il ritmo è vertiginoso e l'unica pausa che permette alla regia di inquadrare il pubblico sugli spalti in realtà si rivela un errore, visto che in quegli istanti ancora Postiga trova il fondo della rete. Il 4-2 dei danesi però, ricaccia indietro i portoghesi, che allontana nuovamente la squadra sulla carte più giovane e atletica. Postiga però vede la porta come raramente gli è capitato in carriera e chiude la tripletta quando mancano ancora dieci minuti al termine della gara. Finita qui? Neanche per sogno: arriva il colpo di Martin Jorgensen, vecchia conoscenza del calcio italiano dopo le lunghe esperienze con la maglia di Udinese e Fiorentina che pochi minuti dopo sfonda la traversa e manca così il colpo del ko. Maniche allunga lo zampino in area a conferma del fatto che continua a essere un centrocampista con il vizio del gol, ma neanche il tempo di esultare che Junker ristabilisce le distanze. I giocatori si fermano per un timeout, tirano il fiato e chiudono le ostilità sul 6-4 per la Danimarca.

GERMANIA-FRANCIA 4-3 (Nowotny (aut.), Kuranyi (2), Ballack, Candela (F), Giuly (F), Gaudino)

Nowotny ci mette meno di 30 secondi per bucare il proprio portiere e realizzare un clamoroso autogol, ma Kevin Kuranyi riesce subito a riportare in parità il punteggio. La Germania inizia a fare la voce grossa e ci pensa prima Riech a mettere paura ai francesi facendo tremare il palo alla destra di Frey; è il preludio al gol di Ballack che sfrutta in maniera pregevole il fisico, si gira sul piede perno e incrocia con il sinistro alle spalle dell'appesantito portiere transalpino. Qualche chilo di troppo è anche quello che porta a spasso Vincent Candela, ma nonostante questo l'ex giocatore della Roma firma un gol strepitoso dalla distanza (le qualità al tiro in effetti non sono mai mancate). Neanche il tempo di rimettere in campo il pallone che il piccolo folletto Giuly si infila alle spalle dell'avversario diretto e sorprende la difesa tedesca e le telecamere; il replay però certifica la sua marcatura, ma la Germania non molla e ribalta in meno di due minuti: Kuranyi balla sul piede perno per pareggiarla con una sventola dalla distanza e poi serve l'assist dopo neanche un minuto per il 4-3 di Gaudino, lesto sul secondo palo a intervenire in scivolata, spingendo in rete il pallone che decide l'incontro. Alla fine, come era prevedibile, vince sempre la Germania.

NIGERIA-CINA 3-2 (Yakubu (2), Amokachi, Wei Gou (C), Jiang Feng (C))

Jay-Jay Okocha vale il prezzo del biglietto già dopo il passaggio no-look con cui si apre il match, se non fosse che l'ex giocatore del Bolton pochi istanti dopo voli lungo la fascia con un doppio passo a velocità controllata. I cinesi non riescono a stare dietro agli africani, che aggrediscono il campo con un passo diverso grazie alle scorribande di Babayaro e Aghahowa. Il gol è ormai maturo e infatti Yakubu non tarda a calare la doppietta in meno di un minuto, al termine di un paio di azioni fotocopia durante le quali basta soltanto aprire il piattone del destro. Okocha continua ad accarezzare il pallone con la suola e con il tacco, mentre i cinesi provano a limitare l'ondata verde che inevitabilmente cala con il passare dei minuti a causa dell'età. C'è il tempo per rivedere in campo l'indimenticato Taribo West, ma il punteggio resta sempre lo stesso fino a due minuti dalla fine, quandola partita sostanzialmente esplode: il gol di Amokachi sembra chiudere definitivamente il match, ma una fiammata d'orgoglio targata Cina regala due reti in rapida successione ai giocatori in maglia gialla: Wei Gou e Jiang Feng rendono il passivo meno pesante, ma non cambiano la sostanza. La Nigeria vince 3-2.

ITALIA-BRASILE 1-2 (Juninho, Delvecchio (I), Belletti)

La partita più attesa è quella tra Italia e Brasile, con gli azzurri che scendono in campo con Amelia, Oddo, Zauri, Fiore, Di Canio e capitan Del Piero. La prima giocata spettacolare però è quella di Juninho che scherza a limite dell'area e trova un gol di pregevole fattura. Gli azzurri restano molto accorti e il primo a essere sostituito è Di Canio in favore di Delvecchio, seguito a ruota da Ravanelli. Roberto Carlos però nel frattempo pennella d'esterno in mezzo al campo, mentre tra i verde-oro fioccano colpi di spalla e di tacco. L'Italia ci prova con Simone Barone che non trova la porta, ma il super gol del pareggio degli azzurri porta la firma di Delvecchio che prima salta un difensore e poi riesce a superare Dida con una bordata. La gioia però dura pochissimo, visto che Belletti pochi istanti dopo regala nuovamente il vantaggio al Brasile. Quando l'arbitro concede una punizione all'Italia, tutto è apparecchiato per una super conclusione a giro di Del Piero, che preferisce però servire l'accorrente Di Livio che tutto solo centra in pieno la traversa. L'ex capitano bianconero pochi istanti dopo non riesce a chiudere a rete al cospetto di Dida, prima che anche Stefano Fiore sciupi a qualche metro dalla linea di porta. Durante il timeout a sette minuti dal termine sono Di Canio e Di Livio a fare da veri e propri motivatori e allenatori della squadra, ma ritornati in campo è Rivaldo a scaldare i guantoni di Amelia. Il Brasile infatti tiene con facilità il pallone lontano dagli azzurri, che cercano invano di scuotersi, ma sono costretti a inseguire spesso e volentieri gli avversari. I verde-oro però ci graziano più volte, mentre Zauri con una conclusione al volo colpisce in pieno il palo. Gli animi si scaldano e lo dimostra poco dopo Paolo Di Canio che in ripiegamento difensivo travolge Julio Baptista beccandosi anche l'ammonizione. La rabbia e la grinta ci sono, ma non le gambe: alla fine il Brasile scherza contro gli azzurri, combinando con la tripla rabona che sa molto di samba. È il segno che la sfida è definitivamente conclusa, anche perché Del Piero sciupa su una bella combinazione su calcio di punizione. Finisce 2-1 per il Brasile, la qualificazione non è ancora compromessa.

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