L'inchiesta sulla morte di Maradona fra polemiche, selfie ed eredità

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Scomparso all'età di 60 anni a causa di un arresto cardiocircolatorio, la morte di Maradona è al centro delle polemiche dopo le dichiarazioni dell'avvocato Morla: dito puntato sull'arrivo tardivo dell'ambulanza, arrivata tuttavia in 11 minuti. Magistratura al lavoro per indagare sull'orario del decesso e i primi interventi dei soccorritori, così come l'assistenza ricevuta in casa. Indignazione per il selfie di tre uomini con la salma di Diego, d'attualità anche il discorso sull'eredità

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L’annuncio che ha fatto il giro del mondo è la morte di Diego Armando Maradona, scomparso mercoledì all’età di 60 anni nella sua casa di Tigre. Qui era tornato dopo la delicata operazione al cervello dello scorso 2 novembre, convalescenza interrotta dall’improvviso decesso che ha sconvolto non solo l’Argentina. Dopo l’ultimo saluto alla Casa Rosada e la sepoltura in tarda serata accanto ai genitori, a tenere banco sono gli interrogativi che accompagnano le ultime ore di vita della leggenda argentina. Morte causata da arresto cardiocircolatorio, decesso per il quale si attende l'esito dell’esame tossicologico (atteso in settimana) per comprenderne le cause. Secondo le ricostruzioni di polizia e magistratura, al lavoro per fare chiarezza, restano ancora troppe perplessità dopo le testimonianze raccolte: l’attenzione è posta sull’orario del decesso e il ruolo dei soccorritori, dai primi interventi agli istanti seguenti nell’abitazione di Maradona. Pesantissima l’accusa di Matias Morla, avvocato di Diego, che ha puntato il dito sull’arrivo tardivo dell’ambulanza: "Perché hanno impiegato più di mezz'ora ad arrivare? È un’idiozia criminale". In realtà, come emerso nel registro delle chiamate, la prima delle 12 ambulanze giunte sul luogo ha impegato 11 minuti: lo ha determinato l'incrocio tra le telefonate e le immagini registrate dalle telecamere d'ingresso del residence. Al coro si è aggiunto l’ex medico storico del Pibe de Oro, Alfredo Cahe, che ha manifestato tutto il suo disappunto per le modalità "inopportune" di assisterlo dopo le dimissioni dall’ospedale. Ecco come i media argentini riportano i momenti chiave che hanno preceduto la scomparsa di Maradona.

La ricostruzione della morte

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Secondo il fascicolo giudiziario per la morte di Maradona, gli inquirenti hanno potuto ricostruire gli ultimi momenti di vita di Diego e quanto è accaduto nell’abitazione dopo la sua morte. Lo riporta il Clarín a partire dalla serata di martedì, quando alle 23.30 il nipote Johnny Herrera ha dichiarato di essere stato con Maradona e averlo visto vivo. Mercoledì è il giorno della morte: alle 6.30 l’infermiere del turno notturno, Ricardo, ha spiegato che Diego riposava e "respirava", mentre un’ora più tardi Dahiane Gisele Madrid (infermiera dal mattino) ha raccontato di aver sentito Maradona spostarsi all’interno della stanza pur non avendo avuto contatti con lui. Alle 11.30 Agustina Cosachov (psichiatra) e lo psicologo Carlos Díaz si presentano per la visita periodica con Diego: entrando in stanza si accorgono che è privo di sensi. Iniziano quindi le manovre di rianimazione condotte da infermiera, psichiatra e un medico che vive nelle vicinanze. Alle 12.00 è stabilita l’ora della morte dal medico legale che ha eseguito l’autopsia, stima che tuttavia potrebbe essere anticipata come puntualizza il Clarín. Sono le 12.16 quando Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, chiama il pronto soccorso del vicino ospedale San Fernando per richiedere un’ambulanza: si fa riferimento ad "una persona deceduta" e di "circa 60 anni" senza identificarsi né pronunciando il nome della vittima. A seguire c’è l’arrivo della prima ambulanza a San Andrés (ore 12.28) e della polizia alle 13.00, mentre il medico dell’ambulanza conferma la morte di Maradona alle 13.10 dopo non essere riuscito a rianimarlo. A quel punto il magistrato Laura Capra informa l’ex moglie di Maradona, Claudia Villafane, della necessità di svolgere un’autopsia: "È morto da solo, senza la presenza di qualcuno che possa testimoniare esattamente come e quando sia accaduto".

Il selfie della vergogna

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Profonda indignazione in Argentina a causa di due foto, che ritraggono tre addetti alle pompe funebri accanto alla bara aperta con la salma di Maradona, poco prima del trasferimento nella camera ardente alla Casa Rosada. A parlare per conto dell’impresa funebre a conduzione familiare Sepelos Pinier è stato uno dei titolari, intervistato dal quotidiano argentino La Nación, che ha spiegato la propria estraneità puntando il dito sui tre addetti non dipendenti della ditta, bensì esterni incaricati del trasporto degli addobbi per la cerimonia funebre. Nelle immagini che circolano sul web, i tre uomini sono ritratti con sorrisi e pollice alzato approfittando di un momento di solitudine con la salma di Diego sebbene fosse proibito introdursi coi telefoni all’ingresso. L’impresa funebre ha cercato di rintracciare i tre, resi irreperibili spegnendo i telefoni né facendosi trovare a casa. La Sepelos Pinier si è scusata per l’incidente: "Proviamo vergogna perché Diego era tutto per tutti. È stato qualcosa che non avremmo mai pensato potesse accadere". La polizia di Buenos Aires ha compiuto tre perquisizioni domiciliari nell’ambito della vicenda sequestrando telefoni cellulari, un tablet, una chiavetta USB e alcune camicie compatibili con quelle indossate dagli imputati al momento dei selfie divenuti virali. I controlli sono avvenuti nel luogo in cui fu preparato il corpo, nella sede dell'agenzia Pinier e nella casa di uno degli impiegati che ha posato per la foto insieme a suo figlio. Si tratta di Claudio Ismael Fernandez, 48 anni, e di Sebastian Ismael Fernandez (18), entrambi non trattenuti dalle forze dell’ordine. Secondo quanto riferito dal portale Infobae, si tratta di un’inchiesta condotta dal pm Roberto Maragliano della Procura penale di Buenos Ares per la presunta imputazione di profanazione di cadavere.

L'eredità

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"Non esiste, ad oggi, una battaglia legale per l’eredità di Maradona - spiega Angelo Pisani, avvocato napoletano di Diego -, i suoi figli hanno tutti gli stessi diritti. Il suo vero lascito è il brand che può nascere dal suo nome, un brand che se fosse stato valorizzato così come hanno fatto campioni 'normali' del calibro di Messi e Ronaldo, avrebbe fruttato patrimonio inesauribile e perpetuo, capace di sostenere anche mille eredi". È la tesi di Pisani, amico di Maradona che gli fu vicino ai tempi della battaglia legale con il fisco italiano: una diatriba da 40 milioni di euro, di fatto già risolta, che la sua morte ha chiuso anticipatamente prima dell’atto finale in Cassazione, fissato nel 2021. Pisani ha aggiunto che il patrimonio di Diego "non è così ricco come qualcuno lascia intendere, né è paragonabile a quello degli atleti del calcio dorato di oggi. Maradona non ha mai sfruttato appieno la sua immagine, però possono farlo gli eredi se collaborano. Questo è il suo vero lascito: la possibilità di organizzare e valorizzare la sua storia". Chi ha parlato attraverso un lungo post su Instagram è Dalma, prima figlia di Maradona e Claudia Villafane, messaggio dal testo toccante: "Ti amerò e ti difenderò tutta la vita. Mi manchi già. Ho messo insieme i miei pezzi e non riesco a immaginare come sarà la mia vita senza di te. Ti amerò per sempre".

Ceci: "Diego si è lasciato morire"

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Intervenuto a Radio Kiss Kiss, Stefano Ceci ha parlato di un Maradona solo. La versione commossa dell’amico-manager tocca diversi punti: "Oggi si punta il dito su ciò che si sarebbe potuto fare, ma è un concetto che va esteso alla sua vita intera. Diego è sempre stato solo: hanno pensato solo a Maradona. Diego era stanco, si è lasciato morire. Non voleva più vivere. Diego ha smesso di essere Diego quando ha compiuto 15 anni: da quando è diventato Maradona, è rimasto da solo. Ho vissuto vent’anni al fianco a Diego e ho conosciuto il Maradona persona, il campione, il mito difficilissimo da gestire. Diego era una persona fragile e umile. Diego persona era l’opposto del Diego calciatore. Io me lo son goduto, quindi porto dentro di me tanti e tanti ricordi". Ceci si è quindi soffermato sul crollo degli ultimi mesi: "Diego era davvero stanco, vedevo che qualcosa non andava più come prima. Fino a due anni fa, a Dubai giocava a calcio e a padel una volta a settimana con gente di 15-20 anni in meno di lui. Era attivo a livello fisico. Ha visto che stava perdendo anche l'amore di Rocio: anche per questo poi si è lasciato andare fisicamente e mentalmente. Il caos familiare girava intorno a Diego, che non ha mai avuto pace totale. Almeno adesso Diego sta con le persone che amava di più: la mamma e il papà. Adesso Diego è in pace".

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