Nella terza serie tedesca c'è un bomber che gioca con la maschera di Bane
Si chiama Sigurd Haugen, bomber 28enne connazionale di Haaland che gioca (e segna) nella terza serie tedesca con la maglia del Monaco 1860. Dalla rottura della mascella è costretto a giocare con una maschera speciale che ne ha aumentato a dismisura l'aura: solo uno dei tanti gadget-icona del calcio. Bende, caschetti, occhiali, cappellini, ricordi i più cult?
SIGURD HAUGEN ALLA BANE
- Se vi ricorda qualcuno sì, quello è Bane, il nemico di Batman. Lui invece è Sigurd Haugen, e se non ne avevate mai sentito parlare è del tutto normale, visto che attualmente gioca nella terza serie tedesca con il Monaco 1860. Norvegese, 28 anni, mai in campo con la sua nazionale maggiore. La maschera è una protezione necessaria dopo la rottura della mascella e, da quel momento, ha un gadget che ci ricorda tremendamente un altro bomber scandinavo…
- E chi se non lui? Gyokeres nella sua esultanza-icona mima proprio il cattivo di Batman, Bane.
EROE MASCHERATO DI NAPOLI
- Perché una maschera, inevitabilmente, è sinonimo di supereroe. Di quelli ammirati dai bimbi, idoli che sfrecciano nella notte, velati da quel mistero che affascina un po' tutti. Per Osimhen a Napoli la necessità era diventata icona: frattura scomposta a zigomo e orbita nel novembre 2021 contro l'Inter, da quel momento la maschera, sempre. Prima obbligatoria, poi tenuta anche per scaramanzia.
IL LANCIO DELLA MASCHERA
- Ma un po' fastidio, quelle maschere, lo daranno anche… E allora, dopo un gol, c'è anche chi l'ha lanciata… Come Son ai tempi del Tottenham.
HARRY STYLE
- Per tutti i gusti. Kane in versione lente a contatto: c'è ma non si vede. O quasi, per quanto trasparente
MALDINI, VIERI E…
- Una storia dietro la maschera: Maldini la utilizzò nei quarti di Champions 2002-03 contro l'Ajax dopo un tremendo scontro con l'amico Vieri in un derby di campionato. L'aneddoto da una vecchia diretta social:
- "Tu Bobo sai benissimo che il calcio è uno sport di contatto, e infatti una volta mi hai rotto il naso…"
- "Mi è dispiaciuto tantissimo, credimi, ma se non l'avessi fatto non avrei mai segnato. Infatti dopo 3 minuti ho fatto gol"
- "Neanche la memoria ti è rimasta… abbiamo vinto noi 1-0"
ZORRO DE ROSSI
- Con lancio al cielo, dopo un derby vinto
CECH, LA GRANDE PAURA
- Ottobre 2006, sedici secondi appena di partita, quella tra Reading e Chelsea. Cech si butta a terra in uscita bassa, lo scontro con Hunt sembra di routine. Tutt'altro: frattura al cranio e operazione d'urgenza. Tornerà 96 giorni dopo con un caschetto che non toglierà mai più.
- Anche scherzandoci su, come quando il suo alter ego virtuale di FIFA indossava il caschetto anche nelle animazioni extra campo. "Qui c'è qualcosa che non va - scriveva lui su Twitter -, io avrei indossato una cravatta…"
IL TRIPLETE COL CASCO
- Nel 2010 toccò a Chivu, oggi ancora interista ma da allenatore. Dopo uno scontro fortuito con Pellissier: trauma cranico e operazione, con ritorno due mesi e mezzo dopo. Casco e un quel tocco particolare: spesso, sotto il mento, l'allacciatura era slacciata.
I TURBANTI DI CHIELLINI
- Un cult. Non una semplice fasciatura, ma una dichiarazione di intenti. Il turbante fasciato a bordocampo, velocemente, per rientrare in campo il prima possibile. Perché la squadra ha bisogno di te, perché non ci si tira indietro, mai, su nessun pallone. La maglia nera, bianca e anche un po' rossa.
LA CROAZIA, DAL CALCIO ALLA PALLANUOTO
- Una grande tradizione in patria: non a caso, tra i tifosi croati, spiccano sempre bandiere, maglie e anche le calottine da pallanuoto. Corluka la indossò a Euro 2016 proprio per coprire un turbante alla Chiellini.
DAVIDS, IL CALCIATORE CON GLI OCCHIALI
- Difficile, davvero difficile, trovare un accessorio più iconico. Un po' perché inusuali tra i calciatori, oppure perché li ha portati quasi per l'intera carriera o, più semplicemente, perché Edgar Davids era un centrocampista fortissimo. Trasparenti o con le lenti oranje come la sua nazionale: sono stati un simbolo da calcio anni Novanta.
I PORTIERI CON GLI OCCHIALI HI-TECH
- Che sembravano occhiali da sole, ma erano un'invenzione di un'azienda giapponese in grado di migliorare la vista e i riflessi. Sommer e i suoi colleghi svizzeri li avevano indossati durante gli allenamenti di Euro 2020. Risultato? I quarti di finale, non male…
LA BENDA DI BENZEMA
- Sempre con lui, fin dal gennaio del 2019 quando si ruppe il dito durante un match contro il Betis. Nessuna operazione, sempre rimandata per non saltare mai una partita decisiva con la sua squadra. Anche così si vincono le Champions e il Pallone d'Oro.
BALO E I "CEROTTI BLU"
- Poi visti su tantissimi campi di provincia, nel calcetto con gli amici, perché quelle erano le bende indossate da Balotelli negli Europei del 2012 quando fece ammattire la Germania. In gergo tecnico, si chiamano elastotaping.
VIEIRA E QUELLA MAGLIA SEMPRE SUDATA (MA NON ERA SUDORE)
- Ma perché Vieira era già sudato anche prima dell'inizio delle partite? E perché succedeva a quasi tutti i suoi compagni dell'Arsenal? Fu il francese a lanciare una piccola icona: non era tessuto bagnato, ma Vicks VapoRub, spalmato sul petto come si faceva da bambini prima di andare a letto durante un brutto raffreddore. Per respirare meglio e, quindi, giocare meglio.
RÜSTÜ, SEMBRAVA IL FOOTBALL AMERICANO
- Due righe nere sotto gli occhi. Uno stratagemma, parole sue, per evitare il riflesso della luce dei riflettori: gli stessi sotto cui ci finì la sorprendente Turchia del Mondiale del 2002, di cui lui fu uno dei trascinatori.
VERON, LA BENDA PORTAFORTUNA
- Perché gli accessori, a volte, non sempre sono necessari. Superflui, e per questo così preziosi, come la sua benda, sempre lì, sotto il ginocchio destro.
LE FASCE PER CAPELLI
- Un simbolo che ha attaversato i tempi. C'erano quelle sottili sottili di inizio anni Duemila, quando i calciatori avevano i capelli lunghi. E oggi c'è Calafiori che sembra averle riportate di moda.
- Oppure la fascetta larga, alla Gervinho, che cambiò stile alla Roma dopo un primissimo (e rivedibile) look visto in Francia e all'Arsenal…
PIÙ DI UNA FASCIA
- Ma prima di tutto (e tutti) c'era Socrates, il dottore. Calciatore laureato in medicina. Intelligenza e cultura rara, capitano del Brasile tra anni Settanta e Ottanta. Fondatore, in un periodo di dittatura in patria, della Democrazia Cornithiana, un sistema fatto di votazioni, assemblee e libertà di parola dove ogni decisione del club - dalla più piccola alla più grande - veniva presa per alzata di mano. Più di una semplice fascetta: non mancavano mai messaggi di pace, come giustizia, no al terrorismo, no alla violenza.
MANICHE CORTE E GUANTI
- Una combo rara ma non rarissima. Apparentemente da veri guerrieri del campo come Mandzukic e Diego Costa
IL CAPPELLINO DI ZENGA
- Altro classico anni Novanta, da Pagliuca a Taibi. Un po' rétro (a inizio Novecento i portieri non indossavano i guanti ma spesso portavano il cappello), un po' americano, mutuato dal baseball. E infatti Zenga - foto a destra - se lo girava al contrario nei suoi anni in America. E, ovviamente, anche un po' Benjamin Price.
I POLSINI
- Usati da tantissimi, Adriano uno dei più celebri. Perché ad ognuno, il proprio accessorio.