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Avram Grant, l’eterno secondo in cerca di gloria

Coppa d'Africa

Domenico Motisi

Avram Grant, allenatore del Ghana e già finalista della Coppa d'Africa nel 2015 (Getty)

I fratelli Ayew portano in semifinale il Ghana allenato dall’allenatore israeliano. C’era lui sulla panchina delle Black Stars durante la finale sfuggita ai rigori nell’ultima edizione. Sempre lui a guidare il Chelsea a Mosca quando John Terry scivolò sul dischetto consegnando la coppa al Manchester United 

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È la sua ultima Coppa d’Africa sulla panchina del Ghana e ha detto di volerla lasciare con il ricordo più bello possibile: il trofeo. Le Black Stars non vincono da 35 anni la competizione continentale e dopo averla sfiorata nel 2015 con la finale persa in finale contro gli ivoriani potrà riprovarci grazie alla vittoria contro la Repubblica Democratica del Congo. È il rigore di André Ayew a regalare ad Avram Grant la semifinale contro il Camerun. Continua, dunque, il sogno dell’allenatore israeliano che cercherà di rompere il sortilegio che lo vede sempre sconfitto nei grandi appuntamenti. 

Eterno secondo - Durante la scorsa edizione della Coppa d’Africa, quella che il Ghana ha perso in finale ai rigori contro la Costa d’Avorio, poco prima del match un giornalista aveva chiesto ad Avram Grant cosa avrebbe fatto se anche dopo i supplementari le due squadre fossero state sul punteggio di parità. Con grande simpatia e autoironia, l’allenatore israeliano delle Black Stars rispose che avrebbe chiamato John Terry e gli avrebbe chiesto un consiglio. Perché la chiamata al capitano dei Blues? Per i pochi che non se lo ricordano, vale la pena sottolineare come l’atroce sconfitta inflitta al Ghana da Yaya Toure e compagni non è stata certo la prima grande delusione di Grant arrivata dal dischetto. Sulla panchina del Chelsea che perse clamorosamente la finale di Champions a Mosca contro il Manchester United, dopo l’ormai storico scivolone di John Terry, c’era proprio l’israeliano. Autoironia ma anche assoluta mancanza di scaramanzia visto che l’ultima volta che Ghana e Costa d’Avorio si erano incontrate in una finale di Coppa d’Africa si erano imposti gli Elefanti proprio ai calci di rigore. Era il 1992 e Grant era un quasi sconosciuto allenatore in Israele, ma col senno di poi, forse, quella battuta se la sarebbe risparmiata. 

Il paradosso – Classe 1955, nato da papà polacco e mamma irachena, Avram Grant non conosce mezze misure: in Israele è considerato un grande allenatore, tant’è vero che tra gli inizi degli anni Novanta e il 2002, guida i tre principali club israeliani. Con Maccabi Tel Aviv, Hapoel Haifa e Maccabi Haifa vince per quattro volte il campionato, una volta la Coppa nazionale e altre due Toto Cup. Tuttavia, il merito di questi successi non viene attribuito soltanto alle sue innegabili doti tattiche e manageriali, ma anche ad una (supposta) sorte spropositata. Infatti, in patria hanno anche coniato un’espressione, hatachat shel Avram, traducibile come “la fortuna di Avram”. Paradossale, se si pensa che fuori dai confini israeliani l’ex allenatore di Chelsea e Portsmouth ha collezionato sconfitte e secondi posti arrivati spesso in maniera incredibile. Adesso i fratelli del gol Jordan e André Ayew gli hanno spalancato le porte per la semifinale, il penultimo passo per quello che potrebbe essere l’epilogo più atteso (e per certi versi meritato) sia per il popolo ghanese sia per un allenatore fortunato sì, ma solo in patria.