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21 settembre 2017

"Per un palo…". I quasi-gol più belli della storia

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La rovesciata di Giroud ci consegna l’ennesimo quasi-gol da urlo che non passerà alla storia per un piccolo dettaglio: non è un gol. A un pelo (o un palo) dalla gloria sono andati anche Lescano, Lucas Moura, Ganso, Ben Arfa… E come dimenticare quella protesta di Platini

Immaginate Maradona a Messico ’86 prendere palla a centrocampo contro l’Inghilterra e iniziare la sua cavalcata trionfale: ne salta uno, due, tre, quattro, arriva davanti a Shilton, finta, lo aggira, tiro… palo. Oppure Van Basten all’Europeo del 1988, coordinarsi perfettamente su quel cross proveniente da sinistra, calciare al volo splendidamente come nessuno avrebbe neanche osato immaginare e colpire la traversa.

Quanto è sottile la linea di confine che separa la gloria eterna dall’angolino nel dimenticatoio? Un centimetro, a lato del palo o in fuorigioco; un fischio di troppo, magari anche ingiusto. Tanto basta a trasformare un potenziale supergol, di quelli da vedere e rivedere con il contatore di Youtube che continua a girare nei secoli dei secoli, in un fantastico non-gol, che passa negli highlights del dopo partita e poi, appunto, passa. Dimenticato da tutti, al massimo tramandato oralmente in qualche pub in discorsi del tipo "ma te la ricordi quella rovesciata annullata…?".

Giroud, lo scorpione basta e avanza

L’ultimo iscritto al club è Oliver Giroud, uno che comunque in fatto di gol consegnati alla storia (parliamo di spettacolarità, non di peso specifico) ha già detto la sua. Quello scorpione del primo dell’anno, in corsa contro il Crystal Palace, tornerà sicuramente di moda quando in chiusura di 2017 ricorderemo a suon di classifiche i momenti top dell’anno. Il francese dell’Arsenal non figurerà due volte solo per colpa di una traversa, che nella partita di League Cup contro il Doncaster Rovers gli ha strozzato l’urlo di gioia in gola mentre ancora ricadeva a terra dopo una spettacolare sforbiciata, altro gesto tecnico che mai ti aspetteresti da un lungagnone del genere. Dopo quel tacco all’incrocio dei pali, però, pensiamo che Giroud non si possa certo definire uno che ha un conto in sospeso con la fortuna.

Messi, l'altra collezione

Leo Messi ne ha segnati così tanti, di incredibili e non, che è normale si porti dietro anche una discreta quantità di opere incompiute. Schizzi, prove generali. Come un artista che gioca col proprio talento alla ricerca della perfezione. Parliamo di magie da fermo che hanno sbattuto contro pali o incroci (su tutti un pallonetto a giro indirizzato verso il palo più lontano contro il Real Madrid), ma anche di discese irresistibili seminando uno dopo l’altro gli avversari, concluse con botta potente che si infrange sulla traversa o scavetto al portiere che esce di un soffio: in entrambi i casi, a godere della grazia fu l’Atletico Madrid (nel 2009 e nel 2011). Noi comuni mortali, dopo un’azione personale del genere, anche al calcetto del martedì, ci proietteremmo subito in poltrona davanti al caminetto con i nipotini in braccio, arricchendo il racconto di dettagli (falsi). Messi, dopo un’occasione del genere, sbuffa, fa una smorfia e un attimo dopo ha già dimenticato. La differenza sta tutta qui.

Ma fatti i Fanni tuoi!

Ha un che di messiano anche il quasi-gol di Lucas Moura, in Psg-Olympique Marsiglia, stagione 2013/2014. Il brasiliano parte dalla propria metacampo, salta un primo avversario che gli si fa sotto con la classica scivolata “alla Holly e Benji” e da lì inizia ad aumentare la frequenza della sua corsa percorrendo tutto il campo nel corridoio centrale e passando attraverso gli avversari come se non fosse fatto di materia. A un metro dal portiere, il classico scavetto, sul quale si avventa in scivolata il gigantesco e impietoso Rod Fanni, che salva sulla linea di porta privandoci di un gol da urlo. Avesse avuto un po’ di senso del bello, forse, avrebbe evitato di fare quella diligente diagonale.

Un tipo Ganso

E che dire di Ganso, che con la maglia del San Paolo balla sul versante destro dell’area nascondendo il pallone agli avversari a suon di suolate, poi con un guizzo trova il varco con un tunnel; a questo punto è in posizione più che defilata, praticamente sulla linea di fondo, e con il portiere in uscita che gli chiude lo spiffero di porta rimasto aperto, ma lui conclude ugualmente, scavalcandolo: palo, quello più lontano. In Brasile si diventa eroi anche così.

Ben Arfa, tutto bene tranne il tiro

A Ben Arfa dribbling e fantasia non sono mai mancati: ha condensato tutto contro il Rennes, nella stagione 2015/2016 trascorsa al Nizza, quando passa in mezzo a 5 (cinque!) avversari radunati in un 2mx2m di campo trovando la via per entrare in area di rigore. Lasciatosi il traffico alle spalle, non gli resta che il portiere, che lo attende dritto come un semaforo pronto a non abboccare alle finte: colpo di suola a rientrare con cui lo aggira, ma sul più bello gli manca la freddezza per concludere con decisione e sulla linea salva uno dei famosi 5 che nel frattempo è rinvenuto.

I quasi-maghi della rabona  

Quaresma, uno che di quasi-gol fantastici ne ha segnati tanti, ancora si dispera per il più bello di tutti: rabona da fuori area, sulla traversa. Gli fa compagnia Juan Lescano dell’SKA Khabarovsk, che nella scorsa stagione contro lo Zenit è andato a tanto così da farsi un nome. Rabona, traversa, e oggi nessuno sa chi sia.

 

Non male anche la collezione di Ronaldinho: tra tanti diamanti, è capitato che qualcuno non sia stato sgrezzato bene. Ma voi ve la sentireste di cestinare roba come questa?

Rovesciate dimenticate

Capitolo rovesciate, semi-rovesciate e girate varie: in tempi recenti ne abbiamo non-viste a bizzeffe, fermate dai pali o annullate ingiustamente. Tra le migliori, il non-gol di Pogba con la maglia dello United (rovesciata in bello stile sul palo, ma era anche fuorigioco: due in uno) quella di Ibrahimovic con il Psg, che contro il Saint-Etienne sfiora l’ennesimo gol in acrobazia della sua carriera, la perfetta bicicletta di Cristiano Ronaldo non assegnata in Portogallo-Azerbaigian del 2006 (traversa e palla che rimbalza oltre la linea, ma non c’era ancora il Var…), il golazo del Cavani napoletano al Camp Nou, contro il Barcellona (fuorigioco di Hamsik che fa la torre), il capolavoro dell’Osvaldo romanista contro il Lecce (fuorigioco inesistente).

Un tocco da amico

A volte poi ci si mettono pure gli amici: compagni di squadra, o almeno tali dovrebbero essere, capaci di rovinare un capolavoro su cui c’è già la firma aggiungendoci il proprio inutile ghirigoro. Cosa credete che abbia pensato Cristiano Ronaldo del povero Nani quando, in Portogallo-Spagna, dopo aver umiliato Piqué e aver calibrato il pallonetto sul palo più lontano, se lo è visto sbucare con la testolina a ribadire in rete (ma in posizione di fuorigioco) un pallone che sarebbe comunque entrato? Non belle cose, di sicuro.

Il rimpianto di Pelè

Scomodiamo i miti del passato: Pelè ancora oggi sottolinea come il gol più bello mai concepito dalla sua mente geniale sia il non-gol contro l’Uruguay (semifinale del Mondiale 1970), frutto di un pensiero fuori dal comune. Sul lancio in profondità, vedendo l’uscita del portiere pronto ad avventarsi sul pallone, opta per la finta più impensabile del mondo e lascia scorrere la palla, incrociando la propria strada con quella del portiere disorientato, poi sterza per andarla a recuperare e con una girata conclude sfiorando il palo. Tutto a velocità super, che lascia intuire a quanto corresse anche il suo pensiero, mentre le gambe giravano così.

Se Platini diventa arte

E infine “le Roy” Platini, con il suo gol annullato in finale di Coppa Intercontinentale contro l’Argentinos jr, l’8 dicembre 1985, su cui è stato detto e scritto di tutto. Un non-gol non-dimenticato, dunque, grazie soprattutto al modo che il francese trovò per entrare ugualmente nella storia del calcio. Come? Trasformandosi lui stesso in opera d’arte, elegante anche nella protesta, con quella posa a metà tra divo e scultura del Louvre con cui si è cristallizzato per pochi attimi. Quelli necessari a farsi ricordare per sempre.

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