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23 ottobre 2008

Perché Beckham al Milan? Tasso elevato d'interesse

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Beck in azione con la maglia dell'Inghilterra. Il passaggio al MIlan è manna anche per Capello

MASSIMO CORCIONE, direttore di SKY Sport, ci spiega il bene (molto) e il male (pochissimo) dell'affare del momento: a una squadra di superstelle mancava solo un po’ di fascino, a quello da gennaio provvederà David, bello come una statua di Michelangelo

di MASSIMO CORCIONE

C’erano una volta i galattici, inarrivabile collezione di figurine messa insieme dal Real Madrid, una multinazionale del genio calcistico che produsse molto meno di quanto la somma dei talenti avrebbe lasciato supporre. C’era anche David Beckham in quella formazione che a Madrid visse in una dimensione quasi fiabesca insieme alla sua Victoria.

C’è oggi una squadra di superstelle, che sfrontatamente mette insieme Kakà e Seedorf, Pato e Ronaldinho, Inzaghi e Borriello: il suo nome è semplicemente Milan, senza aggettivi che qualifichino questa straordinaria miscela di fantasia, forza e furbizia. Mancava solo un po’ di fascino: a quello da gennaio provvederà proprio David Beckham, bello come una statua di Michelangelo, desiderato come un divo del cinema, ricco come pochi al mondo. Chi ha fatto l’affare? Il Milan che si ritrova un campione gratis in casa per tre mesi almeno, salvo proroghe? Beckham che si misura con una campionato vero, diciotto mesi dopo lo sbarco ai Los Angeles Galaxy? o Capello che ha affidato a mani sapienti uno dei gioielli della corona britannica? Lo sponsor che piazza uno dei suoi testimonial in una scuderia che al mondo non ha eguali?

Il sospetto è che gli interessi si siano magicamente sovrapposti, consentendo la realizzazione di una operazione altrimenti inimmaginabile. Il primo a capirne l’importanza è stato Fabio Capello, lo stesso che aveva sbattuto Beckham fuori squadra ai tempi del Real, lo stesso che solo qualche mese dopo lo recuperò facendone il motore per la conquista del suo secondo titolo nella Liga. Ora tenta il gran colpo, recuperando alla nazionale un atleta che altrimenti avrebbe rischiato di impigrirsi nelle lunghissime vacanze che gli impone la corta stagione americana.

Tre mesi saranno davvero pochi per trasformare il divo David in una macchina da soldi per la società, ma Beckham servirà ad Ancelotti? La fascia destra, a San Siro quando gioca il Milan, è disabitata dai tempi di Donadoni: in assenza di una copia che somigliasse anche vagamente all’originale, hanno preferito rinunciare a qualche mezza calzetta. Beckham potrebbe consentire quell’alternativa finora negata. Uno splendido problema supplementare per Ancelotti. Il sopracciglio ha già cominciato a sollevarsi: tanto tranquillo proprio non deve sentirsi. Ma chi avrebbe rinunciato a un regalo chiamato Beckham?