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22 febbraio 2009

Il presidente Napolitano: Cannavò, un testimone della lealtà

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Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto ricordare l'esempio di Cannavò

LE REAZIONI. Messaggio del capo dello Stato alla famiglia dell'ex direttore della Gazzetta scomparso oggi. Il cordoglio di Matarrese, il ricordo del figlio Alessandro ("Era un lottatore"), l'amicizia profonda di De Bortoli, direttore del Sole 24 Ore

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Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la triste notizia della scomparsa di Candido Cannavò, in un messaggio ha espresso la sua partecipazione al dolore della famiglia e al cordoglio del mondo dell'informazione e del più grande pubblico sportivo, ricordando "il giornalista di lungo corso che dalle colonne della Gazzetta dello Sport, di cui è stato per tanti anni direttore, e dalle più diverse tribune mediatiche, ha raccontato con passione e acutamente divulgato i valori di lealtà e di competizione che hanno reso sempre più popolare il gioco del calcio e lo sport italiano".

"Era un grande lottatore e pensava di farcela anche questa volta": sono queste le parole che Alessandro Cannavò ripete a giornalisti e amici accorsi davanti alla clinica milanese Santa Rita dove questa mattina, dopo tre giorni di ricovero, si è spento il padre Candido. "Mio papà ha dato un grandissimo contributo in termini di umanità e altruismo - ha detto Alessandro, uno dei tre figli dell'ex direttore della Gazzetta dello Sport - e abbiamo ricevuto  straordinarie manifestazioni di affetto, anche da chi non lo  aveva mai conosciuto". Oltre a cronisti, operatori e fotografi, tra i primi ad  arrivare alla clinica, il direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio  de Bortoli, il direttore delle carceri lombarde, Luigi Pagano, e  Gianfelice Facchetti.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha appreso con sincera commozione la notizia della scomparsa di Candido Cannavò: "Ha vissuto la professione  giornalistica con autentica passione e rigore. Direttore della  Gazzetta per diciannove anni, durante i quali il quotidiano si  e' consolidato come il maggiore giornale sportivo, ha affiancato  il giornalismo ad un forte impegno a favore della sua terra, la  Sicilia, preoccupandosi di realtà sociali problematiche come  quella delle carceri e dei disabili. Fini ha inviato, con un  telegramma, le piu' sentite condoglianze alla moglie e alla  famiglia da parte sua e della Camera dei Deputati".

"La sua priorità è sempre stata la  battaglia per i valori nello sport". Così il presidente della  Federcalcio, Giancarlo Abete, ricorda Candido Cannavò. "Aveva come priorità quella di  tenere saldo il rapporto tra sport e valori etici, sopratutto in un'epoca in cui e' in crescita la visione dello sport come  business".

"Scriveva e raccontava il calcio con severità, ma con tanto amore". Così il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese ricorda Cannavò. "Sempre pronto a bacchettare da buon 'maestro' quando qualcuno provava ad andare fuori dai binari dell'etica - continua - Il suo amore per il calcio e per la famiglia del calcio, lo ha esternato ancora di più nell'aver voluto istituire, grazie alla sua 'rosa', il famoso premio 'il bello del calcio', in onore ed in memoria di Giacinto Facchetti, che lui adorava come uomo e come calciatore".

"Un grande amico e un maestro che  ha trasmesso a noi più giovani la passione per il  giornalismo": cosi' il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio de  Bortoli ha ricordato la figura di Candido Cannavò. Tra i primi a raggiungere la clinica milanese Santa Rita, come detto, De Bortoli ha sottolineato come Cannavò "lasci un grandissimo esempio di giornalismo attento ai bisogni della gente, che ha sviluppato soprattutto dopo aver lasciato la direzione della Gazzetta dello Sport. Ha legato l'ultima parte della sua  vita alla necessità di restituire agli altri con la sua attenzione al volontariato ciò che riteneva la vita gli avesse concesso: era convinto di essere stato molto fortunato".

L'impegno civile, soprattutto a  favore dei più deboli e dei detenuti, non lo ha mai fatto  mancare anche quando dirigeva la Gazzetta dello Sport. Candido  Cannavò ha sempre trovato il tempo di andare nel carcere di San  Vittore a parlare con i detenuti per sostenere progetti per il  loro recupero. Luigi Pagano, storico direttore del carcere milanese e  attuale provveditore delle carceri lombarde, è stato uno dei  primi a far visita al Santa Rita, dove è stata allestita la  camera ardente. "Una delle cose più belle fatte da Candido -  ricorda Luigi Pagano - è stato il progetto per far uscire dal  carcere i bambini delle mamme detenute. Grazie a lui abbiamo  costruito il progetto con la Provincia, il Comune e la Regione  per trovare un'altra collocazione alle mamme detenute in modo da  farle rimanere con i loro bambini ma non all'interno del carcere".