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24 marzo 2009

Il Trap verso l'Italia: emozionato sì, ma per vincere

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Il Trap fischia e richiama all'ordine la "sua" Irlanda, andando verso il match contro gli azzurri

Celebrato come un monumento nazionale, il neo ct dell'Irlanda si confessa a "La Storia siamo noi". Perché il 1° aprile a Bari ritroverà l'Italia da avversario, dopo averla guidata dal 2000 al 2004. Storia di un mister che non ama passare per difensivista

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"L'emozione? La vivrò forse per quei pochi minuti che scenderò nel campo da gioco ma poi, pronti e via, si torna a vivere la gara". Così Giovanni Trapattoni, ct dell'Irlanda, a pochi giorni dalla sfida contro l'Italia di Marcello Lippi, valida per le qualificazioni ai Mondiali 2010. 'La Storia Siamo Noi' propone un'intervista esclusiva al Trap, con immagini inedite del suo ritiro in Irlanda.

"Inevitabilmente questa tensione prima delle gare c'è sia da parte nostra che da quella degli avversari", dice Trapattoni. "Non vedo mai avversari che sorridono se non dopo la gara", aggiunge sottolineando che "noi giochiamo per vincere. E vincere è la più bella soddisfazione".

Trapattoni iniziò la sua carriera come secondo allenatore del Milan, al fianco di Nereo Rocco. Da lui, il Trap dice di avere imparato molto: "Nereo Rocco era un allenatore atipico, forse appariva burbero però era molto sensibile ed era come un papa'. Sapeva  ottenere le cose attraverso una forma di dialogo, magari con qualche  battuta anche un po' burbera o magari simpatica. Ha trasmesso quello  che era il dialogo all'interno di uno spogliatoio. Cosi', al contrario di molti che usano la coercizione era autorevole senza essere  autoritario, quindi anche io mi sono trovato coinvolto in questo  atteggiamento".

A chi lo definisce un difensivista, Trapattoni  risponde: "Tu guarda i gol che hanno fatto le squadre che ho allenato e quanti ne hanno subiti e poi deducete voi. Se la tua squadra ha realizzato più gol degli altri e ne ha presi di meno, ci sarà pur qualche valore, no?". Il 1° aprile a Bari ritroverà l'Italia da avversario, dopo  averla guidata dal 2000 al 2004: "La Nazionale e' un puzzle di tanti  giocatori, interessi, infortuni...Ci sono stati dei passaggi a livello che non sono stati fortunati, il rinnovo di alcuni giocatori,  l'infortunio di altri e qualche risultato. Io adesso non voglio  parlare dell'espulsione di Totti da parte dell'arbitro Moreno...",  ricorda il 'Trap'.

 "Un mio carissimo amico, Bruno Longhi, diceva: 'l'allenatore della nazionale italiana è come un condannato a morte che non sa mai  qual è la data della sua esecuzione' e in effetti succede così,  perché le nazionali non si ripetono sempre, perché i giocatori mal ripassano e perché forse commetti qualche errore. Io credo di aver fatto tutto quello che era doveroso fare", conclude.