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21 aprile 2009

Seedorf: "Razzismo? Ho sentito anche uccidete Kakà"

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Clarence Seedorf mostra l'orecchio ai tifosi, molti gli insulti sentiti dall'olandese rivolti anche i compagni non di colore

Il centrocampista del Milan, attivo nella lotta contro l'intolleranza dice la sua sul caso Balotelli: "Per me è un problema di ignoranza, allo stadio si dicono cose molto pesanti su giocatori come Gattuso o Materazzi. La Juve? Sbaglia a fare ricorso"

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Piano a parlare di razzismo, perché in campo si sentono insulti dei tifosi anche a giocatori come Gattuso o Kakà: a dirlo è Clarence Seedorf, centrocampista di colore del Milan più volte schieratosi contro l'intolleranza negli stadi. E ora convinto che non si debba chiedere ai giocatori di fermare le partite in casi del genere. "Certamente da parte della Federcalcio si possono aspettare interventi drastici e molto duri, ma direttamente non legati a razzismo. Perché io ho sentito anche cori tipo "Uccidete Kakà", ho sentito cose molto pesanti contro Materazzi e Gattuso. Balotelli è l'ultimo caso", ha detto Seedorf intervistato da Repubblica Tv.

"Ritengo che siano più che altro episodi di ignoranza e non strettamente legati al razzismo - ha spiegato Seedorf - Per me  "Uccidete Kakà" è anche più pesante. L'altro giorno in Milan-Torino la nostra tifoseria stava cantando delle canzoni per  Kakà, ma c'era anche la curva del Torino, che poi è anche una bellissima tifoseria con una tradizione storica, con sotto non  so quante migliaia di bambini che per cinque minuti hanno sentito i tifosi sopra che cantavano "Uccidete Kakà".

"Conosco questo ragazzo e lo sento ogni tanto - ha poi detto di Balotelli - penso che debba migliorare il suo comportamento. Tante volte l'ignoranza del pubblico è nel cercare comunque un  punto debole. Si cerca di colpire il giocatore con cori fuori luogo. Certo, è stata sbagliata la reazione del pubblico. Che poi Balotelli è anche un ragazzo italiano. Però lui deve capire che non può comportarsi così, provocherà reazioni comunque e ovunque. Ultimamente lo sto seguendo e lo dico con molto affetto: ha solo 19 anni e può e deve imparare".

"Anche il comportamento nostro, dei giocatori in campo, può provocare reazioni che non sono giustificate - ha aggiunto l'olandese - E poi è necessario che la Federcalcio intervenga, in caso di comportamenti di questo genere, nei confronti del  club. Difficilmente si può intervenire direttamente: però lo stadio vuoto per qualche volta, secondo me, ci starebbe alla grande".

Seedorf si è mostrato scettico sulla possibilità che siano i giocatori in campo a chiedere la sospensione della partita, in casi del genere: "Quello che ha fatto Eto'o qualche anno fa, e cioè uscire dal campo, mi sembra un'azione molto forte, dipende dalle persone. Io sto cercando di combattere certi atteggiamenti e con i miei compagni cerco di evidenziare delle cose: dobbiamo prendere più posizioni, stabilire qual è la nostra. Gli attori siamo noi, e senza di noi il calcio non esisterebbe. Abbiamo una responsabilità sociale". "Però - ha ammesso - credo che il calcio non sia pronto per certi interventi. E' importante che l'organizzazione e i responsabili intervengano direttamente senza coinvolgimento dei giocatori. Noi giocatori dobbiamo anche essere capaci di essere più forti di qualsiasi cosa. Siano i fischi o i buuh, bisogna essere più forti anche di questo".

"Certo Balotelli - ha concluso Seedorf - non è l'unico provocatore, e nemmeno penso lo faccia coscientemente. Io ho un compagno di squadra, Gattuso, che è un grande provocatore anche lui, e ogni tanto sente cori abbastanza pesanti nei suoi  confronti. Non urlano "bianco",  sarebbe un autoinsulto, ma dicono altre cose molto pesanti. Per questo sto sempre molto attento a usare la parola "razzismo": l'ho vissuto, anche in Olanda dove allo stadio si urlano quelle cose, e credo di saper differenziare tra razzismo e ignoranza. E per me questa è ignoranza". E il ricorso Juve? "Credo che sia un atteggiamento sbagliato. Se vogliamo dare un esempio, dovrebbero cominciare soprattutto le grandi squadre. La Federcalcio si deve imporre e ciò che decide deve essere rispettato: no, la Juve non deve fare ricorso. Ci sono stati altri casi analoghi, ma sappiamo che alla fine, generalmente, si cerca di prendere un qualcuno che possa dare più visibilità all'azione. In questo caso tocca alla Juventus, una delle squadre più importanti d'Italia. Per dare un segnale forte a tutti gli altri a comportarsi in modo corretto".