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22 maggio 2009

Il retroscena: sarà Leonardo l'allenatore del Milan

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leo

Il poliglotta Leonardo, oltre al portoghese, parla italiano, inglese, spagnolo, francese e "un po' di giapponese"

Silvio Berlusconi ha deciso: ascoltato al telefonino durante l'assemblea di Confindustria il Premier avrebbe investito il brasiliano della carica di tecnico rossonero, aiutato dai fidi scudieri Filippo Galli e Mauro Tassotti

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Silvio Berlusconi ha deciso: sarà Leonardo il prossimo allenatore del Milan. L'ha deciso, il presidente del Consiglio, dopo aver concluso l'assemblea di Confindustria.

Dal microfono di questo palco - secondo le indiscrezioni - è passato al telefonino per mettere sul palcoscenico di San Siro l'allenatore che aveva consigliato già qualche mese fa, per il dopo Ancelotti. Così ha telefonato a Leonardo, che aveva detto no a tutte le richieste di Galliani. Voglio restare dirigente, aveva ripetuto. Invece a Berlusconi ha detto sì. E tutti i no esibiti in passato, all'improvviso si sono trasformati in un sorriso d'assenso.

S'è sentito obbligato al sì. E viene facile immaginare che al Premier abbia risposto obrigado, che in brasiliano però significa… grazie. Quella telefonata, in verità, l'aveva aspettata per mesi Carlo Ancelotti. Per dire no grazie, "no thanks" al Chelsea: forte di tutte le manifestazioni d'affetto e stima che gli erano arrivate dalo spogliatoio e anche da Galliani, nelle interminabili cene del giovedì.

E invece no: l'uomo amante del bel giuoco, sì, giUoco proprio come lo chiama lui, ha deciso di dare una svolta. E ha deciso da solo, come ai vecchi tempi, tentato da Van Basten e Allegri ma confortato dall'immagine del brasiliano e dai successi che lo hanno accompagnato in questi anni.

Sarà così Leonardo, con Tassotti - che all'ultimo momento ha rinunciato a seguire Ancelotti al Chelsea - e Filippo Galli a fare da scudieri, a dare voce alla mission berlusconiana: più forti della sfortuna, più forti dell'invidia, più forti dell'ingiustizia, gli slogan ripetuti dal presidente in questi 23 anni. Ai magnifici tre, per ora, basterebbe diventare più forti dell'Inter.