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26 agosto 2009

Lippi: "L'inno non si tocca. Dopo la Nazionale nessun club"

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Il ct della Nazionale italiana campione del mondo Marcello Lippi

Il ct azzurro dice la sua su alcuni temi del calcio italiano: "L'inno di Mameli è bellissimo, mi emoziona sempre. La novità della tessera del tifoso non la approvo, mi sa di schedatura. Lazio covo di giocatori gay? Gossip spazzatura". GUARDA I GOL DELLA A

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"Ogni volta che sento l'inno di Goffredo Mameli, mi dà una sensazione bellissima, particolare. Non è per forza legata alla vittoria del Mondiale, perché la sentivo anche prima. Le parole, secondo me, sono molto belle e io non vedo per quale motivo si debba sostituire con il Va' Pensiero". Lo ha dichiarato il commissario tecnico della Nazionale di calcio italiana, Marcello Lippi, intervistato da Klaus Davi nell'ambito di una puntata del programma web "KlausCondicio", in onda su YouTube. A chi sostiene che l'Inno di Mameli andrebbe sostituito, Lippi replica: "Ci sono tante canzoni nazional-popolari, ma per gli italiani l'inno è quello di Mameli. A me emoziona. Bossi ritiene che debba essere cambiato? Non dico che sbagli, ma io, ogni volta che ascolto le prime note, avverto un qualcosa dentro e provo una bellissima sensazione". Il ct è convinto che, prima o poi, anche la Nazionale azzurra diventerà multietnica. "Piano piano ci arriveremo anche noi. E' inevitabile. Adesso forse non siamo ancora pronti per questo livello di integrazione ".

Marcello Lippi alla fine della sua avventura azzurra non tornerà a guidare una squadra di club: "Lo dico ufficialmente. Dopo l'esperienza della Nazionale non mi vedrete mai più allenatore di club. Mai, anche perché, oggi come oggi, non riuscirei, subito dopo una partita che magari non è andata bene a stare per un'ora e mezza a rispondere alle domande dei vari opinionisti. Non ce la farei: sarebbe più forte di me", dice Lippi. Si può vivere senza gli opinionisti tv? "Certo, si dovrebbe vivere. Come in tutte le categorie, c'è il buono e il cattivo. Sicuramente non sono tutti preparati. C'è parecchio di buono, ma c'è anche parecchio di cattivo. All'estero - aggiunge - siamo ammirati, riveriti, stimati. Tutt'altro che disprezzati. Questo in base alla mia esperienza. Infatti quando sono andato all'estero, negli ultimi tre anni, ed ho visitato quasi tutte le federazioni calcistiche europee rappresentando l'Italia nel settore del calcio, ho trovato una grande ammirazione nei nostri confronti, una grande stima e una grande attenzione. Fuori dall'Italia non mi sono mai vergognato di essere italiano. Semmai - prosegue - mi sono vergognato in Italia, dove, dopo un mese che hai sbagliato una cosa, sei da buttare via e non conti più niente".

"La tessera per il tifoso in trasferta non mi piace. E' una cosa che ghettizza. Anche se sono il ct della Nazionale, dico sinceramente che, a caldo, questo strumento non mi convince. Mi sa di schedatura", dice invece il ct a proposito del nuovo provvedimento varato dal Ministero dell'Interno. "A sentire l'espressione 'scheda del tifoso', mi viene da pensare ai supporter che il sabato sera sono a cena e hanno in mente di andare a vedere la partita il giorno dopo a Milano o a Torino, ma poi non possono farlo perchè non hanno la tessera".

Infine, Lippi spegne un pettegolezzo: la Lazio non è mai stata un "covo" di calciatori gay: "Mai sentita una roba del genere. Considero questi pettegolezzi spazzatura". Sul tema dell'omosessualità nel calcio, poi, il ct esprime la sua opinione in ottica Nazionale: "Due membri della selezione azzurra al momento non potrebbero mai avere una relazione alla luce del sole. Non si tratta di una questione culturale, ma di un meccanismo di interessi con cui una relazione di questo genere entrerebbe in conflitto. Figurarsi - spiega il commissario tecnico - come verrebbe affrontato dai giornali e dai media un argomento del tipo di una coppia di omosessuali che giocano a calcio (leggi l'articolo "Turchia: arbitro gay licenziato. E in Italia..."). Anche se dal punto di vista culturale ci fosse buona parte della gente favorevole, in grado di capire e accettare una situazione del genere -  conclude - quest'ultima verrebbe comunque strumentalizzata tanto da assumere, alla fine, una connotazione negativa".