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23 ottobre 2009

Cassano e i "bamboccioni" dal talento perduto

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Antonio Cassano, per anni il prototipo dell'asso del pallone tradito da troppe distrazioni

Campioni o bamboccioni? Più fenomeni con le donne, in discoteca, al volante di una fuoriserie, che sui campi di calcio? L'interrogativo rimbalza dopo la geremiade di Mourinho. I casi più celebri, dal talento di Bari a tutti gli altri. GUARDA I GOL GRATIS

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Campioni o bamboccioni? Più fenomeni con le donne, in discoteca, al volante di una fuoriserie, che sui campi di calcio? L'interrogativo diventa quasi scontato, soprattutto dopo l'accusa precisa di José Mourinho: riferendosi all'atteggiamento di Mario Balotelli dopo la partita contro il  Genoa ("giocata in modo eccezionale", secondo il portoghese) ha ampliato il discorso, dirottandolo sul sociale e su un presunto fenomeno epocale che finirebbe per gravare pesantemente sulla carriera dei talenti del calcio di ultima  generazione.

Una "piaga" globale - "Di fenomeni in giro non ne vedo", sentenziò amaro il "vecchio" Cannavaro dopo il flop azzurro della Confederations, a conferma che se Balotelli è un problema, con il suo carattere e gli sbalzi di rendimento, la sua generazione non è da meno. Non si tratterebbe solo di un problema italiano, bensì di una piaga che coinvolge tutti i continenti: dal Sudamerica all'Europa.

Il ben noto caso-Cassano - Certo, non mancano i fenomeni in controtendenza. Quattro nomi su tutti: Pato e Jovetic, classe 1989, Messi e Rossi (1987). A bilanciare il conto ci sono però i Balotelli e i Santon, ultimi esponenti di un misterioso malessere che ha radici storiche. Dai tempi del campione "maledetto" George Best, infatti, i fenomeni del calcio tendono a bruciarsi in fretta. Basta poco, a volte anche un rigore sbagliato, per perdere la bussola e uscire fuori dai binari. Il caso di Antonio Cassano, in Italia, è emblematico: talento purissimo partito da Bari non ancora maggiorenne e approdato in una grande società come la Roma, quindi al Real Madrid, il fenomero pugliese ha dovuto fare marcia indietro, rientrare in Italia dopo qualche stagione per guadagnare meno e per ripartire dalla Sampdoria.

L'Imperatore della gioventù bruciata - Fa invece le cose in grande Adriano Leite Ribeiro, in arte  l'Imperatore, emblema della gioventù bruciata del calcio moderno. Dopo gli sfracelli dei primi anni Inter, il brasiliano si è perso tra problemi di depressione, solitudine, alcool, versione contemporanea e assai più amara della vecchia saudade. Ora continua a galleggiare nel campionato brasiliano con il Flamengo, ma sarebbe potuto diventare Pallone d'Oro con l'Inter.

Aquilani e gli altri - A tenere lontano Alberto Aquilani dalla definitiva esplosione sono stati soprattutto gli infortuni a raffica, ma in tanti sono convinti che il centrocampista di scuola Roma ci abbia messo del suo: ora di lui si attendono notizie da Liverpool, dove Benitez  (che lo ha fortemente voluto) vede tremare la propria panchina. In alcuni casi la malasorte ci ha messo anche del suo, come  nel caso di Massimo Orlando, uno dei registi più promettenti che il calcio italiano abbia prodotto negli ultimi anni: dopo una breve apparizione nella Fiorentina, Orlando venne "cancellato" da una serie di problemi fisici; lo stesso accadde  ad Alvise Zago, ex playmaker del Torino. E che dire di Gigi  Lentini, acquistato dal Milan per più di 20 miliardi e poi  fermato da un incidente d'auto? Potrebbero chiamarsi talenti maledetti o, più semplicemente,  fenomeni bruciati: hanno lasciato un'impronta nel calcio che il tempo ha però cancellato.