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13 settembre 2010

Non durerà. Ma la classe operaia intanto è in Paradiso

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Il Chievo festeggia: durerà poco, ma intanto è primo in classifica...

Strano ma verissimo. Chievo capolista, secondo il Cagliari, terzo il Cesena. Sembra la serie B e invece è la classifica di serie A. Gli 8 milioni di monte ingaggi del Cesena inferiori allo stipendio del solo Ibra. LE FOTO DELLA GIORNATA DI A

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Chievo capolista, secondo il Cagliari, terzo il Cesena. Sembra la serie B e invece è la serie A. Una classifica da immortalare e lasciare ai posteri. In testa dunque Verona, come nell'anno magico dello scudetto dell'85. Ma quello era l'Hellas di Osvaldo Bagnoli, questo è il piccolo Chievo, che non è neanche tutta la città, ma soltanto un quartiere. Piccolo in tutto, compreso il monte ingaggi, imparagonabile con quelle delle grandi in crisi. A dimostrazione che a volte i miracoli in campo avvengono anche in economia.

Secondo quanto risulta da un'inchiesta pubblicata di recente dalla Gazzetta dello Sport, il primato della squadra più parsimoniosa spetta al Cesena. I suoi 8,3 di monte ingaggi è addirittura inferiore a quanto il Milan versa soltanto per Ibrahimovic (lo svedese guadagna 9 milioni netti l'anno). Ma subito a ruota c'è appunto il Chievo, con 13,2, seguito da Brescia (13,5) - che fra l'altro, oltre a essere davanti a squadre ben più blasonate come Genoa, Napoli, Fiorentina, Juve, Roma, ha in organico il giocatore meno pagato della serie A, Antonio Filippini, che si deve "accontentare" di 500 mila euro - davanti a Lecce (13,8) e Cagliari (14,8). Il monte ingaggi del Chievo capolista è inferiore al costo di Ronaldinho (7,5) ed Eto'o (8) messi insieme.

Tanto per ribadire il concetto che a volte non sono i soldi a scrivere le classifiche, basta considerare che i 36,3 milioni delle tre squadre di testa (Chievo, Cagliari e Cesena nell'ordine) sono quasi un decimo degli ingaggi complessivi del Milan, che è la squadra che con i suoi 130 milioni è quella che ha la fetta più grande degli 802 milioni di monte ingaggi della serie A. Una volta tanto dunque è la classe operaia ad andare in paradiso facendosi beffe dei Paperoni. Anche se è facile prevedere che non durerà per molto.