Portanova e i suoi fratelli, ecco i masochisti dell'autogol

Calcio
Portanova a terra dopo avere trafitto il proprio portiere con un perfetto colpo di testa in tuffo, regalando il vantaggio alla Sampdoria (Getty Images)
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Riccardo Ferri detiene il record di autoreti in serie A, i difensori del Bologna sinora ne hanno segnate già tre. Nella leggenda il mito di Niccolai, la tragedia di Escobar, il primato di Sinclair, i capolavori di Materazzi, Dixon e Kere. FOTO E VIDEO

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di LORENZO LONGHI

Emiliano Viviano ormai ci sta facendo l’abitudine: quando a superarlo non sono gli avversari, ci pensano i suoi stessi compagni. A Bologna, in questo periodo, va di moda così e sinora, in sei gare, l'hanno fatto per ben tre volte: Rubin a Roma, Britos a Catania, infine domenica Portanova contro la Samp, con un pregevole colpo di testa in tuffo. E Viviano sempre lì, a raccogliere il pallone nel sacco e a maledire coloro che dovrebbero proteggerlo. 3 delle 8 reti incassate dai rossoblù vengono dall’harakiri dei difensori, e del Bologna sono la metà delle autoreti segnate in totale in queste prime sei partite di campionato. Non male, se si pensa che da qualche anno a questa parte - da quando cioè la Fifa ha cambiato la regola per l’assegnazione delle autoreti - per entrare nel tabellino dei contro-marcatori bisogna mettersi d’impegno...

"Ferri batte il record di autogol", ricorda un pezzo di Ligabue (cover di It’s the end of the world as we know it dei Rem), e in effetti l’ex difensore di Inter e Sampdoria è il leader della graduatoria in serie A, avendo centrato il bersaglio grosso per ben otto volte, anche in un derby e in una sfida contro la Juventus. Franco Baresi, Francesco Morini e Sergio Santarini seguono a 7, mentre a quota 6 c’è l’indimenticato Comunardo Niccolai, difensore del Cagliari di Scopigno: in carriera ne segnò “appena” sei, sufficienti però per renderlo immortale nella memoria calcistica.

Eppure il record di autolesionismo appartiene a Frank Sinclair, difensore inglese di origine giamaicana capace di oltre venti autogol fra i professionisti (25, secondo alcuni statistici del calcio inglese, 6 dei quali solo in Premier League), i più gustosi con le maglie di Chelsea e Leicester. E ancora oggi, a 39 anni, di tanto in tanto Sinclair regala autoreti fra i dilettanti con la maglia del Wrexham. E se Delfi Geli, nel 2001, segnò un autogol decisivo nella finale di coppa Uefa fra Alaves e Liverpool (golden gol ai supplementari, minuto 117, che chiuse la partita sul 5-4 per gli inglesi), passò alla storia tragica dei Mondiali l’autogol di Andrés Escobar, il difensore colombiano che a Usa ’94 beffò il proprio portiere Mondragon contro gli Stati Uniti: Escobar, poche settimane più tardi, fu assassinato a Medellin. Il movente dell’omicidio non venne mai del tutto chiarito.

Eppure, al di là della quantità o dell’importanza specifica dell’autorete, è la qualità spesso a rimanere impressa negli occhi dei tifosi. Un capolavoro di balistica fu quello di Marco Materazzi a Empoli il 30 aprile 2006, uno sciagurato e inutile retropassaggio da centrocampo che scavalcò Julio Cesar piazzato abbondantemente fuori dai pali; di egual valore una strepitosa autorete del terzino dell’Arsenal Lee Dixon in una sfida del 1991 contro il Coventry: un appoggio al portiere da 25 metri, il tempo di prendere la mira e calciare un lob perfetto alle sue spalle.

Difficile, però, scalzare dal primo gradino del podio Mahamadou Kere. Campionato belga, Charleroi-Geel, 14 febbraio 2000: all’ultimo minuto, il portiere dello Charleroi, mal piazzato fuori dall’area, interviene di pugno per deviare un pallonetto avversario e tocca il pallone che, tuttavia, non rotola in porta. Secondo il regolamento, sarebbe punizione per il Geel ed espulsione per il numero uno. Sconsolato, il difensore dei bianconeri Kere a quel punto reagisce scaraventando il pallone nella propria rete, confidando nel gioco fermo. Peccato che l’arbitro non avesse mai fischiato… E quella autorete, su youtube, è un vero e proprio cult.