Esplora Sky TG24, Sky Sport, Sky Video
14 ottobre 2010

Abete replica a Blatter: "Da lui non una parola su Moreno"

print-icon
gia

Il presidente della Figc Giancarlo Abete

Dura risposta del presidente della Federcalcio alle accuse della Fifa dopo i disordini di Italia-Serbia. Intanto il Ministro dell'Interno Maroni loda l'attività delle forze dell'ordine: "Abbiamo evitato un nuovo Heysel" GUARDA I VIDEO E LE FOTO

L'album: Serbia, follia hooligans a Genova

Italia-Serbia: gli scontri dai filmati su You Tube

"Blatter? Da lui mi aspettavo  prima qualche riflessione sulle persone che ci hanno diretto ai Mondiali del 2002". Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, replica così alle critiche rivolte all'Italia dal presidente della Fifa dopo i disordini di Italia-Serbia a Genova. Il riferimento di Abete è a Byron Moreno, l'arbitro ecuadoriano della celebre sfida Corea del Sud-Italia arrestato poche settimane fa all'aeroporto di New York dopo essere stato trovato in possesso di un elevato quantitativo di eroina. "Sarebbe stato più opportuno ricordare all'opinione pubblica italiana le qualità morali di quelle persone che ci hanno creato traumi non leggeri e nazionali", aggiunge Abete a Fiumicino, dove oggi è in programma l'incontro fra i rappresentanti dei club e  dell'Associazione italiana arbitri.

"La Federcalcio -continua Abete- ritiene di aver svolto l'attività che era propria" nell'organizzazione e lo svolgimento di Italia-Serbia a Genova. "Quest'anno a Marassi si erano già giocate anche partite di preliminari di Champions - ha detto Abete -. Il problema di Marassi prima della partita non era la sicurezza ma la rizollatura del campo. Lo stadio di Genova era idoneo a disputare la partita".

Il presidente della Figc ha però aggiunto che sarà svolta una revisione di tutte le procedure eseguite. Secondo Abete, il problema è che esiste "un quadro normativo diverso tra le federazioni e i ministeri dell'Interno dei vari Paesi. Da noi c'è, puo' piacere o meno ma c'è. In questo caso - ha proseguito Abete - alcune situazioni non hanno funzionato all'interno del territorio serbo, tra la federazione e la polizia serba. Serve un metodo di lavoro omogeneo" in tutta Europa.

Sul rischio di sanzioni Uefa per l'Italia, il presidente della Federcalcio ha risposto: "Abbiamo inviato alla Uefa il video della partita, pensiamo che chiederanno una relazione alle due federazioni e poi ci sarà un iter con tempi abbastanza lunghi. Rappresenteremo lo svolgersi dei fatti, dopodichè c'è un organo indipendente che assume le sue decisioni, la commissione disciplinare Uefa. Se non sono ritenute idonee c'è il giurì d'appello". In generale, secondo Abete, rispetto a Italia-Serbia "un approfondimento ci dovra' essere piu' in casa serba che da noi".

Maroni soddisfatto dalla polizia - Il Ministro dell'Interno Roberto Maroni intanto esprime soddisfazione per l'operato delle forze dell'ordine, sopratutto per quanto riguarda la scelta di non fare cariche verso i tifosi serbi. "Nessuna censura alle forze dell'ordine. Anzi, voglio elogiare pubblicamente i responsabili delle forze dell'ordine, il prefetto e il questore perchè in base alle informazioni che avevamo si è rischiata una strage, una Heysel due. E solo grazie all'operato delle forze dell'ordine non ci sono stati  nè morti nè feriti. Se invece ci fosse stata una carica delle forze dell'ordine per far svolgere la partita, si rischiava per davvero una strage". Lo ha ribadito, con forza, il ministro dell'Interno Roberto Maroni oggi nel corso di un incontro in Prefettura a Padova.

Il titolare del Viminale respinge decisamente le critiche, arrivate anche dal sindaco di Genova: "Sono stato comicamente accusato dal sindaco di Genova di essere responsabile di quanto  avvenuto. E nel contempo lui ha elogiato le forze dell'ordine. Per  fortuna io ho le spalle larghe e ci faccio sopra una risata. Sono per accertare le responsabilità se ci sono, ma in questo caso non ce ne  sono e ribadisco il mio elogio pubblico ai responsabili, il prefetto e il questore".

Maroni rilancia invece le accuse indirizzate al paese balcanico: "Il problema è stata la scarsa informazione che ci è arrivata dall'Interpol di Belgrado: l'8 ottobre ci è arrivato un messaggio dalle autorità di Belgrado in cui ci comunicavano l'arrivo di due pullman con cento tifosi, senza fare  nessun riferimento ad alcun pericolo. Se ci avessero avvertito che  sarebbe arrivata una banda di criminali, la cosa sarebbe stata  diversa. C'è stata quindi una carenza di informazioni e nessun appunto può essere fatto nè al prefetto nè al questore che hanno  gestito la vicenda al meglio".

Chi è Ivan "la Bestia" Bogdanov, il capo ultras

Il Viminale: "La Serbia non ci ha segnalato i rischi"


Ultras Serbia, se l'estrema destra condiziona la politica