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25 ottobre 2010

Pelati nel pallone: se il liscio fa tendenza

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Anche l'attaccante del Parma Marques ha scelto il look "totalmente rapato". Per confondersi con Valiani?

La "moda" è scoppiata a Parma, dove a Valiani si sono aggiunti Marques, fresco di rapata a zero, e il rientrante Giovinco. Un caso simile anche nel Palermo di qualche anno fa. E i telecronisti impazziscono... PELATI NEL CALCIO: GUARDA LA FOTOGALLERY

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di Vanni Spinella

Per alcuni è una scelta di stile. Per altri, una necessità, chiamiamola così. In entrambi i casi, il risultato è quasi abbagliante. Ce ne siamo resi conto veramente soltanto al 70’ di Parma-Roma, quando anche Giovinco ha fatto il suo ingresso in campo. E, a quel punto, pelati o rapati sembravano sbucare da tutte le parti.
La crapa lucida di Valiani sulla destra; quella di Marques, fresca di rapata con la macchinetta, sulla sinistra; la testolina ordinata di Giovinco in mezzo. E poi, dietro, i tagli sempre cortissimi di Morrone e Antonelli.

Non è un record, ma solo per un pelo. Di pelati veri c’è chi ha fatto la collezione. A Palermo, qualche stagione fa, le teste completamente tirate a lucido di Corini, Guana e Bresciano mandavano in crisi i telecronisti e gli avversari, ai quali pareva di scendere in campo contro una rappresentativa di monaci Shaolin.
La conferma che tra i rosanero il pelato faccia tendenza, specie a centrocampo, è giunta negli anni a seguire, con l’ingaggio di Migliaccio. E anche in fase di calciomercato deve esistere un qualche regolamento interno che vieti al Palermo di scendere al di sotto di una certa soglia: quest’anno, per un pelato ceduto in prestito (Raggi) ne è stato acquistato un altro (Maccarone).
Tutti casi in cui la decisione di darci un taglio netto è giustificata dal desiderio di nascondere la calvizie che avanza o una piazzetta da fraticello. Scelta condivisa da tanti altri illustri colleghi: Vialli, ricciolone fino ai tempi della Samp, pelato dalla Juve in poi; Zenga, caschetto sbarazzino da portiere, rapato a zero da allenatore; Sacchi, con la sua coroncina bianca ai tempi del Milan degli Invincibili e ringiovanito di vent’anni quando decise di fare piazza pulita.

Poi c’è chi con i capelli non ci scherza affatto. L’attaccante argentino Oscar Dertycia arrivò alla Fiorentina nel 1989 con il suo carico di aspettative e di riccioli neri. Sia lui che la sua folta chioma durarono un anno: vittima di un brutto infortunio al ginocchio in uno scontro con Maradona, Dertycia fu colpito da una grave forma di alopecia nervosa, che lo rese completamente calvo nel giro di pochi mesi. E per uno strano scherzo del destino, un paio di anni dopo il suo addio, lo rimpiazzò un altro argentino lungocrinito, tale Gabriel Omar Batistuta.
Oggi a riflettere la luce ci pensano Cambiasso e Rocchi, Lupatelli e Di Vaio. Facilmente riconoscibili quando sono l’unica pelata sul rettangolo verde, ma provate a immaginarli in campo tutti insieme. Assolutamente indistinguibili. Roba da mettersi le mani… ops.

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