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30 novembre 2010

Sciopero confermato l'11 e 12 dicembre: "Colpa della Lega"

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Congelata la 16.a giornata del campionato di serie A, indetto lo sciopero dei calciatori (Getty)

Dopo l'ennesimo tentativo di accordo tra le parti è arrivata la fumata nera nella trattativa sul rinnovo del contratto. L'Aic ha lasciato l'incontro: non è stata trovata l'intesa sulla questione dei fuori rosa. Duro Beretta: "Irresponsabili". I VIDEO

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Da oggi anche il calcio italiano ha il suo "martedì nero". Se il 29 ottobre 1929 è ricordato negli Stati Uniti per il crollo della Borsa che segnò l'inizio della piu' grave crisi economica mondiale, il 30 novembre 2010 resterà nella storia del pallone per la decisione del sindacato calciatori di fermare, per la seconda volta nella sua esistenza, il campionato di calcio di serie A nel weekend dell'11 e 12 dicembre (16.a giornata).

E' fallito, infatti, l'ultimo tentativo di mediazione del presidente della Figc, Giancarlo Abete, quando il sindacato dei calciatori, dopo aver abbandonato il tavolo della trattativa senza ascoltare la sua relazione sulla bozza di sintesi dei due documenti presentati da Lega Calcio e Aic, ha annunciato ufficialmente lo strappo. Una decisione che ha provocato l'ira del presidente del Coni, Gianni Petrucci: "Lo sciopero è un atto intimidatorio, prepotente e arrogante - ha detto -. Chi mostra i muscoli spesso denota debolezza. Quanto annunciato rappresenta la manifestazione di un'assoluta lontananza dall'attuale momento del Paese e una scarsa attenzione per le sorti del calcio italiano".

Nella storia del pallone italiano c'è un solo precedente che risale a 14 anni fa: il 16 e 17 marzo 1996 i giocatori della massima serie si rifiutarono di scendere in campo per protestare contro il mancato rinnovo collettivo, oltre che per questioni legate all'entrata in vigore della Legge Bosman. "L'azione di protesta nasce dal rifiuto della Lega di accettare l'impostazione dell'Aic, più volte ribadita, che assicurava la piena disponibilità a discutere su sei degli otto punti indicati dalla Lega, con esclusione dei due riguardanti gli allenamenti separati e il trasferimento coatto", recita la nota del sindacato presieduto da Sergio Campana.

Sui due punti più controversi l'Assocalciatori ha confermato, dunque, ancora una volta la linea di chiusura totale già emersa negli innumerevoli incontri precedenti. La delegazione del sindacato - secondo la ricostruzione fatta dai rappresentanti della Lega - non ha voluto nemmeno ascoltare le riflessioni di Abete sul documento di sintesi che prevedeva 6 punti e, una volta raggiunto l'accordo su questi, un mandato al numero 1 della Figc per la soluzione della questione legata ai fuori rosa: quest'ultimo è stato il punto di troppo secondo l'Aic. "Lo sciopero si farà, e siamo veramente dispiaciuti, perché da parte nostra c'era la più ampia disponibilità a discutere su sei degli otto punti", le parole di Grosso, vicepresidente dell'Assocalciatori.

Secondo la Lega, invece, le responsabilità sono tutte dall'altra parte. "Vengo da una riunione che definire allucinante è dire poco - ha sottolineato il presidente Maurizio Beretta - Lo sciopero è una decisione irresponsabile e senza ragioni". Per il presidente della 'Confindustria del pallone', "si sta assistendo ad un pericoloso gioco al massacro. Sono stupefatto da questo atteggiamento senza precedenti dell'Aic. E d'altronde l'assenza di Campana a Roma era già un segnale: Grosso aveva ricevuto il mandato solo ad ascoltare la proposta federale, ma non se avesse contenuto altri punti oltre i sei noti su cui l'accordo c'è".

In assenza di un accordo collettivo, a questo punto, eventuali rinnovi saranno proposti dai club sulla base di contratti individuali, cercando di ripetere l'operazione andata a buon fine fra la Juventus e Chiellini per il rinnovo del difensore fino al 2015. Domani pomeriggio, Lega e Aic si presenteranno separatamente all'audizione davanti all'Alta Corte di Giustizia del Coni: l'Aic, con Campana e Grazioli, alle 17, la Lega (ci saranno Beretta e Lotito) alle 18. Dopodiche', Abete procederà alla nomina del commissario 'ad acta'. Su questo punto, però, Lega e Aic si ritrovano d'accordo: "Non ci sono le condizioni per questo passaggio". A Grosso, che ammette che il sindacato domani si presenterà "per educazione, pur non comprendendo l'obiettivo", Petrucci ha replicato duramente: "Il Coni comprende benissimo il significato dell'incontro previsto per domani, è un atto doveroso di rispetto istituzionale verso il massimo organo di giustizia sportiva".

E sul doppio ruolo dell'Aic, che siede anche nel consiglio federale, il numero 1 dello sport italiano non ha usato mezzi termini: "Questa vicenda purtroppo accende i riflettori su un tema fondamentale come il rispetto delle regole sociali circa l'ambiguità di chi riveste contemporaneamente due ruoli incompatibili, quale governo e sindacato. L'argomento è certamente di rilievo statutario e credo che sia giunto ormai il momento di approfondirlo". Intanto però nessuno potrà cancellare il 'martedì nero' del calcio italiano.