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21 dicembre 2010

Lotito, Lazio da titolo: "Quel sogno che non è lo scudetto"

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Il presidente della Lazio parla della sua squadra rivelazione di inizio campionato

INTERVISTA ESCLUSIVA. Il presidente della squadra rivelazione del campionato, seconda in classifica prima della pausa natalizia, tira un bilancio e spiega la sua ricetta vincente: “Il merito della svolta è di Reja. Ma io e lui parliamo la stessa lingua"

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di ANNA TOPPANI

Quando chiedi a un presidente di Serie A qual è il suo sogno, ti aspetti una risposta tanto scontata quanto banale è la domanda:  scudetto e, perchè no,  la Champions… Non Lotito, no. Lui chiude gli occhi un istante e, senza tentennamenti, risponde: “Costruire la Città Stadio, per avvicinare sempre più il tifoso alla squadra”. Eppure la Lazio è seconda  in classifica alla pausa natalizia di campionato, un magnifico ribaltone dopo l'incubo retrocessione della scorsa stagione, a un tiro di schioppo dal Grande Milan. Eppure (assieme al Napoli) è la vera rivelazione del girone d’andata. In una Roma flagellata dalla neve, Claudio Lotito riceve nel suo immenso studio,  grande più o meno come la Sala Ovale della Casa Bianca: decine e decine di targhe sparse ovunque, tra cui una che recita romanescamente “Grazie Presidè” e un’enorme scrivania che miracolosamente resiste al peso di mille scartoffie. Durante l'intervista non smetterà di firmare documenti, ma senza mai perdere il filo del discorso.

Lo scorso anno salvi per un soffio, quest'anno secondi a tre punti dal Milan. Qual è la chiave di lettura del ribaltone biancoceleste?

“La serenità, l’equilibrio, uno spogliatoio unito e un allenatore che è riuscito ad instaurare un rapporto incredibile con tutti i giocatori. Reja è la chiave di (s)volta, è trasparente, ha la qualità non comune di riuscire a dialogare con tutti. Io e lui, ad esempio, parliamo la stessa lingua e ci capiamo subito”.

Tutto merito di Reja, dunque, o questa è la prosecuzione del progetto iniziato da Delio Rossi?

(Si irrigidisce, ndr): “Cosa c’entra Rossi,  scusi? E’ andato via un anno e mezzo fa e molti dei giocatori che ci sono adesso all’epoca di Rossi nemmeno c’erano. No, Rossi non c’entra proprio niente”.

Tempi duri per tutti, anche e soprattutto per le casse dei club. Lei si sente forse un modello per i suoi colleghi in chiave investimenti mirati?

“Grazie,  lei mi lusinga. Ma non credo gli altri si siano ispirati a me. C’è sicuramente una controtendenza dovuta a più motivazioni. Prima fra tutte, l’obbligo per le società di adempiere al fair play finanziario imposto dall'Uefa, che entrerà in vigore nel 2012, quando sarà consentito un disavanzo non superiore al 10%. E solo se sarà riconducibile a spese effettuate per la modifica degli stadi o per  il settore giovanile. Mi auguro che le nuove leggi verranno applicate al più presto. La possibilità di avere stadi a norma permetterà alle società di incrementare i guadagni, non solo attraverso i diritti tv o dagli sponsor. Pensi al modello inglese: per loro andare allo stadio è un vero e proprio spettacolo di entertainment che contribuisce allo sviluppo finanziario dei club anche attraverso il merchandising e a iniziative mirate. La Lazio sta avviando questo progetto: da poco ha presentato la nuova rivista ufficiale e a breve avremo radio e un canale televisivo dedicato solo alla squadra, con collegamenti in diretta da Formello e la possibilità di essere sempre a contatto con la Lazio”.

Arrigo Sacchi,  il coordinatore delle giovanili azzurre, è tornato sul tema degli investimenti sui settori giovanili, lanciando l'allarme: pochi talenti, calcio italiano in calo. Real Madrid e Barcellona, ad esempio, investono il 15% del loro capitale nei giovani, in Italia le big arrivano a malapena al 7%...

“Sacchi è venuto a Formello pochi giorni fa e si è complimentato con noi per le strutture che offriamo a chi veste la maglia della Lazio. E non solo ai giocatori della prima squadra. Noi abbiamo un'età media molto bassa, tra i 23 e i 24 anni. Sacchi ha ragione, ma noi siamo tra quelle società italiane che sui giovani puntano con decisione”.

A proposito di strutture e allenamenti. Mi può spiegare la questione dei “fuori rosa” che ha rischiato di portare al clamoroso sciopero dei calciatori. Alcuni hanno dichiarato apertamente che la colpa è sua…

“Partendo dal presupposto che la questione, a mio avviso, è stata montata dai media che hanno creato il problema rendendolo più grande di quello che è, io dico che esiste la legge 91. Che parla chiaro e che sancisce il diritto d’allenarsi dei professionisti in rosa. Questo, sia chiaro,  accade anche da noi alla Lazio. Il punto centrale è che, avendo una rosa di 38 giocatori, io credo sia più sensata una suddivisione tra quelli che si allenano con il primo allenatore, solitamente la rosa titolare, e gli altri. Sempre all’interno dalla struttura, ma non con il resto della squadra. Credo che questo sia fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio e per la serenità della squadra stessa”.

Il vice presidente federale Demetrio Albertini ha puntato il dito contro di lei, però

“Su Albertini c’è poco da dire. Ha già chiarito la situazione il Presidente del Coni, Petrucci: o sta da una parte (in Figc) o dall'altra (con l'Aic, il sindacato calciatori). Così è troppo facile parlare”.

Gennaio, ormai è tempo di acquisti. Il portoghese Hugo Almeida che tanto vuole Reja, lo compra?

“Ci stanno attribuendo molti nomi, quando in realtà noi non siamo in contatto con nessuno di loro”. Poi Lotito si ferma, fa una telefonata, riattacca e dice: “Scriva così: la società farà di tutto per accontentare le richieste dell’allenatore”.

Grazie per il suggerimento. E a chi farà il regalo più bello per Natale? A Reja, Hernanes o Zarate?

“I regali si fanno se si sentono. Tutta la squadra merita di ricevere un regalo. Certo, abbiamo alcuni giocatori che fanno la differenza, ma privilegiare qualcuno al posto di qualcun altro rovinerebbe l’equilibro che ci rende forti”.

Si alza, dice che deve scappare via. Lo rincorriamo mentre spegne le luci, atavica propensione al risparmio. Un po’ come il leggendario Angelo Rizzoli che, narra la leggenda, pigiava personalmente gli interruttori nelle sue redazioni a fine giornata. Ultima domanda al volo.

E’ Natale, sia buono e confessi: il suo sogno sotto l’albero da Presidente qual è?

“Costruire la Città Stadio, affinché ogni tifoso possa sentirsi sempre più vicino alla squadra e condividere, insieme, i valori che la fanno grande; Olimpia, l’aquila, è il simbolo della Lazio che vola in alto nel cielo. Ah, e poi ovviamente sogno una buona posizione in classifica alla fine dei giochi...”.

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