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05 ottobre 2011

Zlatan, requiem di un asso: "Il calcio non mi interessa più"

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Parole scioccanti quelle di Ibra dal ritiro della Nazionale svedese, in vista dei match di qualificazione a Euro 2012: "Non mi vedrete invecchiare in campo, con i capelli grigi. Nella vita ci sono tante altre cose oltre al calcio". GUARDA FOTO E VIDEO

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"Il calcio non mi brucia più dentro come una volta". Sembra la frase di un vecchio appassionato di cal­cio. Invece sono le parole di un protagonista, un campio­ne, un fuoriclasse del calcio di oggi: Zlatan Ibrahimovic. Gioca nel Mi­lan, ha appena vinto uno scudetto e una Supercoppa Italiana, è uno dei giocatori più pagati al mondo, ma tutto questo non gli basta più. Vuole altro, cerca la vita altrove.

Zlatan parla in Svezia, durante la conferen­za stampa della nazionale gialloblù che punta alla qua­lificazione a Euro 2012 pri­ma contro la Finlandia e poi contro l’Olanda. E spiega questi suoi nuovi, o quasi nuovi, turbamenti. "Ora il calcio è più un fatto di routi­ne. E' un ritmo che ti è en­trato dentro: vai sul campo, ti riscaldi, ti alleni e poi tor­ni a casa. Prima, invece, ca­pitava che rimanessi anche dopo la fine dell’allenamen­to perchè c'era sempre qual­cosa da fare", uno schema da migliorare, un tiro da perfezionare, un’idea da ve­rificare.

Parole choccanti in bocca a un campione nel pieno della forza. "Non sento più lo stesso fuoco di prima. Una volta mi faceva piacere fermarmi un po' di più al campo di allenamento, ma ormai faccio solo avanti e indetro da casa, è diventata una routine noiosa. In ogni caso, non mi vedrete invecchiare in campo, con i capelli grigi".

"Nella vita ci sono tante altre cose oltre al calcio. Con il tempo ho imparato ad apprezzarle. Prima vivevo solo per il calcio, a volte non andavo nemmeno a scuola per giocare. Ora preferisco giocare con i miei bambini, anche se per il momento sono troppo piccoli per giocare a calcio!".

Un giornalista gli chiede se ci sarà un suo erede in famiglia. "Ci può essere solo un calciatore in famiglia! (ride). Non credo vogliano giocare a calcio, preferiscono dedicarsi ad altro al momento. Il più piccolo, forse, potrebbe avere qualche chance, ma è troppo aggressivo, è come suo padre! Comunque non sono uno che dice "andiamo fuori a giocare. Se loro decidono di farlo, mi unisco a loro. Sto lavorando alla mia autobiografia (dovrebbe uscire l'8 novembre, ndr), ma non voglio anticipare la data di uscita. Quando sarà pronta, ve lo dirò".

Sul suo infortunio, fine: "Mi sento bene ora. Ho giocato due partite e non ho sentito dolore. Però bisogna stare attenti, devo ascoltare i segnali che mi dà il mio corpo...". Un requiem?