Ieri Maldini, oggi Constant e Santon: terzino, dove sei?

Calcio
L'evoluzione del ruolo di terzino: al Milan, Maldini ha dominato per anni la fascia sinistra. Oggi tocca a Constant
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Il Milan sta tentando un nuovo curioso esperimento sulla fascia sinistra. Dove Prandelli ha rispolverato l'ex-interista Santon. Segnali d’allarme che vanno letti in un modo solo: il calcio italiano non produce più terzini

di Vanni Spinella

A lanciare l’allarme è stato Delio Rossi qualche tempo fa. “La difesa a 3? Non è una moda, ma un’esigenza. Bisogna adottarla perché mancano i terzini buoni”.
Stai a vedere, insomma, che abbagliati dagli Asamoah e dai Cuadrado, non ci eravamo accorti che stavamo leggendo al contrario il rapporto di causa-effetto.
Esigenza, e non moda. Necessità anziché virtù, ecco cos’è la difesa a 3.

E in effetti viene da chiedersi: che fine hanno fatto quei bei terzini di un tempo, alla Cabrini o alla Benarrivo? Dove sono i nuovi Maldini e gli eredi di Bergomi? Spariti, ma non per colpa del 3-5-2.
Il terzino così come lo si intendeva un tempo è stato soppiantato da una nuova specie: l’esterno che copre tutta la fascia. Un ibrido - metà difensore e metà ala - creato sulla lavagnetta e sperimentato sul campo: Rosi nel 3-5-2 del Parma (nelle giovanili della Roma nasce terzino), Lichtsteiner (terzino destro nella Lazio) in quello di Conte, e poi Maggio, Morganella, Nagatomo, Basta…
Tutta gente con due polmoni così, ben disposta a sacrificarsi, rigenerata dalla nuova “moda-esigenza” italiana di difendere a 3.

Sì, perché Maggio incanta da esterno di centrocampo, ma ha balbettato ogni volta che è stato arretrato di qualche metro (ad esempio in Nazionale). E non è un caso che anche l’Inter sia passata a 3 dopo aver ceduto Maicon: buco sulla destra (malino l’ultimo Zanetti, quando ha provato a tapparlo), a sinistra se la giocano il volenteroso ma indisciplinato (tatticamente) Nagatomo e Alvaro Pereira, sempre pronto quando c’è da spingere, meno se si tratta di ripiegare (vedere i due gol subiti dall’Inter a Siena: in entrambe le occasioni gli avversari sbucano alle sue spalle).

Il 3-5-2, in ogni caso, ha dato solo la mazzata finale. Tornando indietro di qualche anno, è possibile ravvisare i primi segnali della crisi. Terzini non si nasce più da un pezzo: lo si diventa. Lunghissimo l’elenco di quelli che, nel tempo, sono stati adattati al ruolo: Zambrotta (ala destra nel Bari, splendido terzino sinistro dalla Juve lippiana in poi), Pessotto (centrocampista nel Torino), Zanetti (acquistato come centrocampista, in nerazzurro farà tutto, anche le pulizie, ma soprattutto il terzino), Taddei (quasi un attaccante, nel Siena).
Insomma, quando manca il terzino buono, lo si crea, partendo da un giocatore affidabile.
E l’ultima creazione è Constant, nel Milan: ieri mezzala, oggi nel ruolo che fu di Maldini. Chi l’avrebbe mai detto.

In Italia resiste Abate, speriamo in De Sciglio, si adatta Balzaretti (anche lui “ibrido”) e, in tempi di vacche magre, la Nazionale ricicla addirittura Santon, ex-nuovo-Facchetti bocciato dalla Serie A e dimenticato da tutti tranne che da Prandelli.
A rendere il quadro ancor meno roseo, specie in prospettiva, c’è il fatto che senza gli esempi, capaci di ispirare e far sognare, difficilmente un bambino che si avvicina al calcio prenderà posto in fascia sulla linea dei difensori (da “esterno basso”, gli direbbe il suo tecnico), spontaneamente. Chi sognava la maglia di Maldini, oggi non ha più punti di riferimento.
Non ci resta che affidarci a un grido d’allarme: “Terzini, tornate!”. Un tempo lo urlavano solo i portieri.