Bastoni e denari: leggiamo le carte a Napoli-Milan

Calcio
Un settebello e due assi della panchina: le sorti di Napoli-Milan sono nelle loro mani
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Dopo il "4 di Coppe" e il gol al Genoa, il "settebello" Cavani lascerà il segno ancora una volta? Allegri si libererà della spada di Damocle che gli pende sulla testa? Proviamo ad anticipare la sfida del San Paolo affidandoci alle carte napoletane

di Vanni Spinella

Basta trucchetti, stop alle illusioni: è arrivato il momento di scoprire le carte. Il vero Milan è quello che si è visto finora? Quante sorprese può riservare ancora Cavani? Dobbiamo credere alla conferma di Allegri? Napoli-Milan ci aiuterà a rispondere a tutti questi interrogativi. Intanto noi proviamo ad anticiparne il verdetto leggendo le carte napoletane.


Il “settebello” di Napoli è lui, non ci sono dubbi. Ma la collezione di ori in squadra è vastissima. I pericoli per il Milan possono arrivare dalla classe cristallina di Hamsik, dalla brillantezza di Insigne, da una perla di Pandev. Ecco perché la difesa rossonera non si può concentrare esclusivamente sul “7 bello”. Come quando si gioca a scopone, a volte va lasciato al compagno. Ma è proprio in quel momento che si rischia di perderlo.


Per l’immenso Cavani una carta sola non basta. Il poker che ha servito in Europa League l’ha consacrato (se mai ce ne fosse stato bisogno) eroe di una città intera. A stupire non è stata tanto la quantità, quanto la qualità delle sue quattro reti al Dnipro. La punizione è solo l’ultima banderilla che si è aggiunta al repertorio del Matador.


Se il Napoli è diventato un gruppo compatto lo si deve principalmente alla ricetta di Mazzarri: bastone e carota, secondo l’antica tradizione. Direttive chiare e semplici, ruoli definiti, giocatori valorizzati facendo fare loro quello che sanno fare meglio: Maggio con le sue cavalcate sulla destra, Hamsik libero di inserirsi. I pericoli per il Milan arrivano da queste zone.


Un affare dopo l’altro, senza che la rosa e soprattutto la classifica ne risentano. Il Napoli senza Lavezzi (30 milioni dal Psg; era stato pagato 6) ha più punti di un anno fa. La valutazione di Hamsik, negli anni, si è impennata più della sua cresta, Cavani non ha prezzo, Insigne è un tesoretto.


Per chi sa leggere le carte significa “accordo durevole”, “fidanzamento”. Lo slovacco continua a lanciare segnali d’amore, crede nel progetto, è felice di indossare la maglia azzurra. E De Laurentiis l’ha blindato, prolungandogli il contratto fino al 2016.


Una spada (di Damocle) gli pende sulla testa da mesi. Con El Shaarawy che sta mascherando i difetti del reparto avanzato, è la difesa a preoccupare maggiormente. Sei sconfitte in campionato e 16 gol subiti (in 12 partite), appena due gare chiuse con Abbiati imbattuto, una decina di difese diverse sperimentate, alla ricerca della giusta combinazione. In un quadro del genere, il test-Cavani non è esattamente l’ideale per saggiare la resistenza della retroguardia rossonera.


Tre come i fendenti con cui il Milan, due stagioni fa, fece a fettine il sogno scudetto del Napoli. 28 febbraio 2011: la squadra di Mazzarri era chiamata a una prova di maturità, ma San Siro la bocciò. Certo, il Milan era tutt’altra roba: Ibrahimovic, Nesta, Thiago Silva... Anche Boateng era un altro, per non parlare di Pato. È l’ultima vittoria del Milan contro il Napoli: nella scorsa stagione il 3 di spade lo sfoderò Cavani (tripletta nel 3-1 del San Paolo), 0-0 al ritorno.