Benvenuti a Balotelliland: "Un campione anche a scuola"

Calcio
Il citofono di casa Balotelli-Nostro, come il cognome del padre e della madre
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IL REPORTAGE. A Concesio, nel paese del Bresciano dov'è cresciuto SuperMario. Le voci di chi ha conosciuto veramente il fuoriclasse della Nazionale. Per scoprire come il ritorno in Italia gli abbia giovato a trovare maturità

di Alfredo Corallo
(da Concesio, Brescia)

Balotelli/Nostro. Se non fosse l'effettiva combinazione dei due cognomi - di Franco e della moglie Silvia, da ragazza - in quella targhettina sul citofono di casa mancherebbe soltanto "e guai a chi ce lo tocca". In realtà questo curioso mix anagrafico si addice perfettamente ai genitori di SuperMario: protettivi, notoriamente inclini alla riservatezza, "colpevoli" - ma non potevano e, forse, non volevano neanche immaginarlo - di aver dedicato parte della loro esistenza a crescere un bimbetto di origini ghanesi che sarebbe diventato più famoso di un Papa. Loro, che non amano gli sfarzi e frequentano la chiesa...

Il nostro viaggio a Concesio - che diede sul serio i natali a un pontefice, Paolo VI - comincia da qui, dal portoncino dei Balotelli, all'entrata di questo paese del Bresciano nella Val Trompia dove il centravanti della Nazionale italiana ha vissuto fino all'adolescenza. Fortunatamente - si fa per dire - il postino di turno gioca d'anticipo, suona le canoniche due volte e ci allontana da ogni tentazione di provare il colpo a sensazione: non ci sono ("Saranno andati a fare la spesa").

Idolo delle masse - Dall'altro lato della strada c'è il centro sportivo "Sant'Andrea", i ragazzini della scuola calcio nel pomeriggio si allenano, con il seguito di mamme, babbi e nonni impazienti, nella tribunetta, sognando di allevare un campioncino. "Mario? Gli vogliamo tutti bene qua - è il coro delle giovani signore - un gioiello, ma speriamo trovi quella giusta...". Luigi ha accompagnato il nipotino. "L'abbiamo visto qualche settimana fa - racconta - è venuto dalla madre e ha fatto un salto a salutare i bambini. E' sempre molto generoso, firma autografi, non nega mai una foto e loro ci vanno matti. E' anche milanista, meglio di così...".

Primo della classe - Puma, come lo chiamano gli aficionados, già piccolissimo dava spettacolo all'oratorio, un paio di pedalate dalla sua dependance al 2° piano del condominio (la famiglia abita sotto, ora). "A volte, e con una certa fatica, eravamo costretti a non farlo giocare - ci rivela Andrea, amico storico - perché squilibrava le squadre, era troppo più forte di noi. Poi entrava, tunnel e una pernacchia, di nuovo contro-tunnel e un'altra pernacchia, ci faceva impazzire".

Andrea conosce Mario nel 2003, in Prima media, all'Istituto comprensivo di via delle Camerate. "Eravamo in classi diverse, ma era anche famoso per essere bravissimo a scuola, sempre ottimi voti, la mamma lo teneva a bacchetta... Quelle poche volte che usciva, però (ride, pensando a oggi... ndr) ci divertivamo un sacco. Una volta, per Carnevale, dopo uno dei suoi soliti scherzi 'scemi' l'abbiamo rincorso per tutto il paese, ma non riuscivamo a prenderlo. S'era 'mimetizzato' tra i ragazzi di colore del carro della pace, non so quanto abbiamo riso". 

Brutte storie nel passato - Il discorso dovrebbe farsi serio, perché Dio solo sa quanto il Puma abbia sofferto per un'infanzia disagiata, "scaricato" dai genitori naturali - come da lui stesso in più occasioni evidenziato - ai servizi sociali, accolto sì con un amore smisurato da Franco e Silvia, che però non potevano certo rivoluzionarne le cellule epidermiche. "Quando giocava nel San Bartolomeo - ricorda ancora Andrea - gli urlavano contro di tutto, ma lui metteva dentro quelle tre canne (reti, ndr) e li mandava via con la coda tra le gambe".

Sul tema-razzismo il sindaco Stefano Retali ha le idee chiarissime. "Siamo orgogliosi di Mario - ammette - che rappresenta il travaglio degli stranieri nati in Italia e allo stesso tempo simboleggia la voglia di emergere e dimostrare le capacità che animano i nostri giovani. Un premio? Da lui ci aspettiamo grandi soddisfazioni e siamo felicissimi che sia tornato da Manchester, ma non amiamo i riflettori e non faremo pazzie...".

Quanta nostalgia - Giovedì sera eravamo anche andati a vedere Italia-Brasile al bar "Maclan", l'Inter Club di Concesio, perché gestito da un personaggio caro a Balotelli, Franco Gnutti. Le pareti del locale rimangono tappezzate delle imprese di SuperMario nonostante il "tradimento" del passaggio al Milan. Un pezzo unico è la maglia originale dei primissimi gol in nerazzurro con la Reggina in Coppa Italia (doppietta del 19 dicembre 2007). "Il rossonero non gli dona - scherza Gnutti - ma difenderò in eterno Mario, è nel mio cuore, non fosse altro per tutta la beneficenza che fa e di cui non si parla quasi mai. Montato? Gli eccessi? Quali? Se non fai le cazzate a 20 anni... Io farei di peggio, e ne ho 60. Magari...".

La moglie, "zia Vivi" per Balo, arriva nel momento esatto in cui SuperMario s'inventa la parabola del 2-2 ai brasiliani. "Che grande! Deve sapere - ci confessa - che qualche settimana prima della finale di Champions col Bayern, nel 2010, la mamma di Mario mi chiamò al telefono: 'Vi andrebbe di andare a Madrid? Mario voleva regalarvi dei biglietti. Se non vi offendete...'. Gliene sarò riconoscente a vita".