Anche il Real Vicenza ha una Barbara: "Così è il mio calcio"

Calcio
Barbara Diquigiovanni, "tuttofare" del Real Vicenza
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L'INTERVISTA. E' nello staff del presidente-papà Lino Diquigiovanni. Tra pallone e ciclismo l'amore per lo sport ha portato alla nascita di questo club nel 2010. "Io come la Berlusconi? No, il calcio per me è altro. Qui le donne devono ancora crescere"

di Alfredo Alberico

Si chiama Barbara e il suo papà è un imprenditore. Lui ha la fissa per il pallone, lei è sulla buona strada. Lui ha deciso di diventare proprietario e presidente di un club, lei di farne parte. Chi sono? Il giochetto non è particolarmente geniale, bisogna ammetterlo, ma il pensiero non può non andare subito alla famiglia Berlusconi. Invece si tratta dei Diquigiovanni, che non è proprio la stessa cosa. Perché di mezzo non c'è il Milan ma il Real Vicenza, non c'è la Serie A ma la Seconda Divisione di Lega Pro. Eppure, fatte le dovute proporzioni, tra le due realtà c'è un minimo comune denominatore: il concetto di famiglia applicato a quello di calcio. "Il Real Vicenza lo gestiamo così. E' un po' come essere sempre a casa", dice Barbara.

Vuol dire che ci sono altri Diquigiovanni ad occuparsi del Real?
"Innanzitutto mia mamma Paola. Vera esperta di calcio, lei ha indottrinato papà. Dà suggerimenti, anche se attualmente lavora dietro le quinte. Poi c'è mio marito, Manuel Scortegagna, socio dal 2005".

Le piace il paragone con Barbara Berlusconi?

"No, la mia idea di calcio è un'altra. Nel senso che ho funzioni molto differenti dalle sue. Sono responsabile della comunicazione, ma anche del collegamento tra staff medico e giocatori. E mi occupo anche della biglietteria".

Beh, in effetti è un ruolo diverso da "BB". Lei non vuole diventare amministratore delegato?
"Non è il mio obiettivo. Le cariche dirigenziali non mi piacciono, preferisco agire e lavorare.
Credo poi che le donne non siano ancora pronte a svolgere al meglio tutti i ruoli all'interno di una società calcistica".

Ci spieghi meglio.
"Semplice. Alcuni incarichi sono perfetti per noi, altri no. Il direttore sportivo è un esempio. Spesso i ds sono ex calciatori con grande eperienza, che sanno come muoversi in ogni circostanza. Serve tempo per colmare questo divario, per ora netto tra il calcio delle donne e quello degli uomini".

Non lo dica alla presidentessa del Lanciano, la signora Valentina Maio. Che ne pensa?
"Quello è un ruolo che ci sta. Pur non conoscendola, immagino abbia un entourage di esperti attorno a sè. Non basta la capacità imprenditoriale in questo sport, poi deve subentrare la competenza calcistica".

Stessi colori e stesso stadio del Vicenza Calcio, la prima squadra della città. Perché?
"Mio padre è un tifoso, la scelta è stata spontanea. Al "Menti" giochiamo dalla promozione in Serie D, nel 2012, grazie all'accordo con l'altra società".

Antagonista o alternativa al Vicenza. Cos'è il Real?
"Nulla di tutto questo, davvero. Qualcuno ha voluto descriverci così, ma questa avventura è iniziata nel 2010 solo per la voglia di fare calcio. Papà più volte ha provato a rientrare (in passato dirigente delle giovanili, ndr) nel Vicenza Calcio, ma non è stato possibile. Allora ha sviluppato una sua idea".

Vi seguono in molti?
Chi sono i vostri tifosi?
"Pochi. Si dividono tra curiosi e quelli che la domenica non possono stare senza pallone. Poi i parenti dei calciatori".

A proposito dei calciatori, ha mai ricevuto delle avances?
"Mai, sempre tutti molto rispettosi, così come con la fisioterapista e la segretaria. Qualche divergenza l'ho avuta, certo, ma nulla d'irreparabile. Come in ogni buona famiglia".