Calciopoli, così è il peggior risultato: pareggio sbagliato

Calcio

Massimo Corcione

La prescrizione perpetua i dubbi e non risolve le questioni. Che potesse finire così qualche sospetto era venuto. La Cassazione non fa vincere nessuno: non l’accusa che lascia intatte le sue tesi, non le difese che hanno rigettato le ricostruzioni

Il peggior risultato. Per tutti. La prescrizione perpetua i dubbi e non risolve le questioni. Nessuna. Quel terribile nome, Calciopoli, un suono sinistro mutuato dal peggiore di tutti gli scandali italiani (Tangentopoli), peserà ancora sul calcio italiano, somministrando gli stessi veleni che l’hanno inquinato da quel giorno di maggio del 2006 in cui tutto partì.

C’è una cupola che governa il calcio, tuonarono i sostituti procuratori Beatrice e Narducci, Moggi indicato come l’inventore del sistema, la Juventus come la principale beneficiaria. Un terremoto che neppure il trionfo ai Mondiali di Germania riuscì ad attenuare.  Da allora le scosse di assestamento non sono mai cessate, con gli juventini che ancora contestano all’Inter metodi ed episodi restati fuori dal processo.

Eppure, che potesse finire così qualche sospetto era venuto anche a noi che la storia l’abbiamo vissuta e raccontata puntata dopo puntata. La giustizia sportiva era nata proprio per questo, per evitare che un processo potesse durare nove anni, e chiudersi con un pareggio. Nello sport il pareggio finale non esiste, uno deve vincere: ai supplementari, ai rigori, per sorteggio.

La Cassazione non fa vincere nessuno: non l’accusa che lascia intatte le sue tesi senza che nessun giudice dica (una volta per sempre) se le colpe c’erano o no; non le difese che non hanno mai invocato attenuanti, ma hanno continuato a rigettare completamente le ricostruzioni, invocando un’innocenza che prescinde dalla prescrizione.  Ad ognuno resterà la sua verità, ma nessuno  si arrenderà. Si cambia solo campo e aula.