
Può una squadra totalmente inventata conquistare un'intera generazione? La risposta è affermativa nel caso dell'undici di Pro Evolution Soccer, videogioco calcistico targato Konami che ai nastri di partenza della Master League assegnava una formazione fittizia ma leggendaria. Poco importa del valore effettivo dei suoi componenti da Ivarov al mitico Castolo: ve li ricordate tutti?

Può una squadra totalmente inventata conquistare un'intera generazione? La risposta è affermativa nel caso dell'undici di Pro Evolution Soccer, videogioco calcistico targato Konami che ai nastri di partenza della Master League assegnava una formazione fittizia ma leggendaria. Poco importa del valore effettivo dei suoi componenti da Ivarov al mitico Castolo: ve li ricordate tutti?
Il 3-5-2 era già d’attualità con la formazione impostata di default da Pro Evolution Soccer, videogioco che dava la possibilità di affrontare la Master League dei club con un undici indimenticabile. A seconda dell’edizione di Pes cambiarono i cognomi degli eroi, nient’altro che una prassi della saga alle prese con le squadre prive di licenze ufficiali. Ripercorriamo quindi gli uomini chiave di quel gruppo fittizio ma memorabile
IVAROV (in precedenza IVANOV). Tra i pali c’era il portiere russo, rievocazione moderna di Yashin non senza macchie: se il profilo tecnico non era esattamente impeccabile, il buon Ivarov dava sufficienti garanzie per proseguire il cammino nella Master League. Alzi la mano chi non se n’era sbarazzato appena possibile
VALENY (in precedenza VALERY). Qualcuno ci vedeva Thuram in questo difensore francese, centrale schierato a destra grazie alla buona velocità concessa dagli sviluppatori di Pes. Talmente apprezzato che più di un giocatore l’ha premiato con la fascia di capitano, autentico soldato nell’undici base della Master League
JARIC (in precedenza DARIC). Fisicamente e tecnicamente modesto, tuttavia il centrale della difesa a tre aveva un’arma in più: un mancino educatissimo su calcio piazzato, eredità serba concessa direttamente da Sinisa Mihajlovic. Ecco quindi che nelle situazioni da palla inattiva il fattore obbligatorio era proprio Jaric
STREMER (in precedenza STROMER). A completare il pacchetto arretrato c’era il difensore svedese, fisico prestato alla causa dei giocatori più coraggiosi. Cartellino facile e fallo sistematico, ma prezioso nei duelli aerei e sufficientemente solido nei contrasti. Era vietato fare a meno di Stremer nella linea a tre
ESPIMAS (in precedenza ESPINAS). La formazione titolare concedeva una maglia all’esperto francese, esterno destro che non guardava alla carta d’identità: buon tiro e assist preziosi, resistenza nell’arco del match nonostante gli strappi sulla fascia. E per spaccare le partite a subentrargli era l’australiano Burchet
DODO (erede di CELLINI o CELNILI). Naturalmente non mancava l’impronta italiana nella squadra di default di Pes, merito della presenza del mediano azzurro dal buon identikit: duro quanta bastava, instancabile a centrocampo in coppia con Iouga. Tanta legna nonché classe pura nel nome del made in Italy
IOUGA (in precedenza IORGA). Meno qualitativo di Dodo era il compagno di reparto rumeno, capitano designato della squadra grazie alle doti morali e agonistiche. Iouga era infatti il cuore e l’anima del centrocampo: da non trascurare nemmeno la potenza di un tiro dalla distanza che spesso ha trovato fortuna
XIMELEZ (in precedenza XIMENES). La nemesi di Espimas, ala sinistra spagnola (o scioglilingua, se preferite) che faceva della tecnica il suo biglietto da visita: ottimo dribbling e preciso al piede per la gioia di Ordaz, peccato che a mancare fosse la resistenza costringendo ogni volta il giocatore ad un cambio obbligato
MINANDA (in precedenza MIRANDA). Arriviamo quindi all’immancabile numero 10, trequartista esaltante palla al piede: portoghese tutto tecnica e facilità nell’assist, degno d’indossare le scarpe bianche sebbene davvero vulnerabile. Diversi gli infortuni occorsi all’ottimo Minanda, altro specialista da palla inattiva nonché assoluto leader tecnico della squadra a rievocare Rui Costa
ORDAZ (erede di BAROJA o BOLATTA). La coppia fissa in attacco non poteva presupporre dal centravanti spagnolo, fisico e potenza a beneficio dei compagni. Cannoniere ombra per chili, botta secca e un colpo di testa letale a premiare i cross di Espimas e Ximelez. La sua prima alternativa era il norvegese Hamsun
CASTOLO (in precedenza CASTELLO). E naturalmente la punta di diamante era l’attaccante brasiliano, O’ Fenomeno sulle orme di Ronaldo. Dotato di treccine nel corso delle edizioni di Pes, Castolo faceva della rapidità il suo punto di forza: incursioni decisive in area avversaria per lui che è, in assoluto, il giocatore più amato tra le pedine default di Pes. Gli avremmo regalato la Seleção, peccato fosse solo virtuale
Nel corso degli anni e delle diverse edizioni, Pro Evolution Soccer ha regalato nuovi giocatori (fittizi, s’intende) nella squadra base della Master League, tuttavia anche nelle edizioni più recenti è possibile ereditare quella che per un’intera generazione è stato il dream team assoluto del videogioco
RUSKIN (erede di EDDINGTON o EDINGSON). Naturalmente non mancavano alternative dalla panchina dalle nazionalità più disparate: in difesa c’erano anche i centrali Ceciu (inglese) e Libermann (tedesco nonché l’ex Vornander) oltre al laterale danese Giersen (ex Nachdecal) fino all’interessante mancino scozzese
MACCO (in precedenza MATT). Piuttosto ridotte le alternative in mediana costituite dal solo irlandese Stein (erede di Harty), tuttavia il jolly gallese rappresentava più di un’opzione a gara in corso: veloce e ottimo nel trattamento col pallone, Macco aveva la capacità di cambiare le partite direttamente dalla fascia destra
BURCHET. Raro esempio di giocatore fittizio dal cognome mai variato nelle edizione di Pes, l’ala australiana aveva il dono di una velocità impressionante: ecco quindi che a partita iniziata poteva ribaltare l’inerzia di ogni match. Peccato che la resistenza (così come la tecnica) fosse pessima, handicap che pretendeva un dosaggio corretto nei suoi confronti
I giocatori più esperti hanno assistito al miglioramento grafico e di giocabilità targato Pro Evolution Soccer nel corso degli anni: va da sé quindi che tutti i giocatori, compresi quelli inventati nella Master League, sono stati ritoccati sensibilmente avvicinandosi sempre più ad una sorta di realtà. È il caso ad esempio dell’esterno Espimas qui simile ad un divo hollywoodiano
Evoluzione grafica che ha naturalmente coinvolto anche i calciatori più amati della formazione di default: è il caso del tridente Miranda, Ordaz e Castolo, attacco delle meraviglie che ha reso più incerto e sicuramente meno scontato il cammino di ogni giocatore nella Master League dalla seconda divisione ai vari trionfi
Chi era abituato a giocare qualche anno fa, infatti, si sarà accorto dei progressi degli sviluppatori Konami nei tratti e nelle configurazione grafica di ogni pedina di Pro Evolution Soccer. Inizialmente quasi impercettibili, le treccine del brasiliano Castolo sono diventate più che definite come si evince dai replay dei suoi gol
Riferimenti a quella formazione che non sono mancati nel calcio nemmeno in casa Cagliari: lo scorso agosto, in occasione di un’amichevole contro il Trabzonspor, alcuni nomi dei giocatori sardi in distinta erano stati scritti erroneamente dalla società turca. Inevitabile il riferimento alla Konami e alle sue scelte nominali quando era sprovvista di licenze ufficiali
La magia era tuttavia regalata dalla Master League con una formazione tanto irreale quanto memorabile: difficile separarsi dai calciatori più amati quando c’era la possibilità di acquistare i veri campioni del gioco, ecco quindi che a qualcuno sarà capitato di arrivare a trionfare senza intaccare la squadra iconica per eccellenza