La rivincita di Muslera: para tre rigori e l'Estudiantes vola in finale di Libertadores
libertadoresLa semifinale contro il Flamengo sembrava un rimpatriata di ex giocatori della Serie A, uno su tutti si è preso i riflettori: Nando Muslera. Tre rigori parati (uno a Jorginho e uno a Paquetá), così il suo Estudiantes è tornato in finale di Libertadores quasi vent'anni dopo l'ultimo trionfo. Al tempo ci giocava Veron, che oggi ne è il presidente
"Maracanazo!" Così Olé in Argentina ha deciso di aprire il suo racconto di una delle partite più folli del continente del fútbol. Un nome su tutti sotto i riflettori, che è un po' la metafora di come il calcio ti dia sempre una seconda possibilità: Fernando Muslera. Quarant'anni segnati sul passaporto, il 'Sunset boulevard' abbondantemente imboccato, soprattutto dopo l'ultima maxi delusione Mondiale (ci arriveremo), ma poi, quando tutto sembrava svanire, eccola la seconda chance. I rigori della vita, o quantomeno della carriera, cioè quello che, cronologicamente, viene in fondo, dopo tutto. Dopo novanta minuti dell'andata e i novanta del ritorno: sempre 0-0. I rigori come ultima spiaggia. La partita era Flamengo contro Estudiantes allo storico Maracanã, semifinale di ritorno con in palio il biglietto magico per la finale di Copa Libertadores.
Muslera para e 'baila' come il Dibu
Quel biglietto lo ha staccato la squadra del presidente Juan Sebastian Veron, uno che al tempo dell'ultimo successo in Libertadores della sua squadra del cuore era ancora in campo. E capitano. Quasi vent'anni fa, era il 2009. Il prossimo 28 novembre contro il Palmaires, l'Estudiantes cercherà il suo quinto titolo e sì, se potrà provarci è merito di Muslera. 0-0, dicevamo. Andata più ritorno. Si va ai rigori, lì c'è un uomo travestito da superman. Muslera ne para tre: uno all'ex Napoli Jorginho (che fa il solito saltello), uno all'ex Milan Paquetá, poi quello finale a Bruno Henrique. Tutti nello stesso angolo. All'ultima parata resta immobile, forse pensa un po' a quella che è stata la sua carriera, e cosa significhi questa impresa. Poi si scioglie, balla, baila come il Dibu Martinez.
La rimpatriata
Ecco, Jorginho e Paquetá, non gli unici ex Serie A in una semifinale che sembrava un po' una rimpatriata del calcio italiano. Nel Flamengo (campione in carica) giocavano titolari Emerson Royal e Alex Sandro come terzini, doppio mediano Jorginho-Erick Pulgar, Paquetá sulla trequarti e Pedro come numero nove, quello che alla Fiorentina è stato una meteora ma che in maglia rossonera ha segnato qualcosa con 175 gol in circa 350 partite. Altra squadra, altri ex: nell'Estudiantes di Muslera c'erano pure l'ex Inter Correa in attacco (che è uscito infortunato…), Tomas Palacios (che è in prestito dall'Inter) e uno dei rigori lo ha firmato José 'el principito' Sosa, uno che al Milan non ricordano con enorme trasporto, diciamo.
Tutto era iniziato con una papera
La vita, i rigori, le seconde possibilità, sì. Lo avevamo conosciuto nell'ottobre del 2007: da poco esordiente in A, Muslera si era fatto beffare nel primo big match della sua vita italiana da un gol da centrocampo di Massimo Ambrosini in un Lazio-Milan: lancio un po' troppo lungo, Muslera è un po' fuori dai pali e si beffare alla grande. Quella partita finì 5-1 per il Milan. Lo avevamo lasciato sul palcoscenico Mondiale, con un Uruguay triste ed eliminato, autore di una papera contro la Spagna (per non parlare di errori e indecisioni nelle altre due partite) a cui era seguita addirittura la richiesta al loco Bielsa di essere sostituito all'intervallo. Poteva essere la fine ma, si sa, "il calcio ti dà sempre una seconda possibilità". Non è un aforisma preso da una pagina social, lo ha detto Fernando Muslera dopo Flamengo-Estudiantes.