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08 agosto 2017

La Supercoppa europea è del Real, battuto 2-1 lo United

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All'Arena Philip II di Skopje a vincere è ancora una volta il Real Madrid, grazie ai gol di Casemiro e Isco. Inutile la prima rete in maglia Red Devils di Lukaku. Per Zidane è il sesto trofeo da allenatore sugli otto a disposizione da quando si è seduto sulla panchina dei Blancos

Real Madrid (4-3-2-1)

Navas; Carvajal, Varane, Ramos, Marcelo; Modric, Casemiro, Kroos; Bale, Isco, Benzema.

Manchester United (4-3-3)

De Gea; Valencia, Lindelof, Smalling, Darmian; Matic, Herrera, Pogba; Mkhitaryan, Lukaku, Lingard.

Il racconto del primo tempo

A leggere i nomi dei giocatori scesi in campo vengono i brividi; difficile infatti immaginare un inizio di stagione migliore di Real Madrid-Manchester United, due dei top team europei arrivati a Skopje per giocarsi la Supercoppa Europea. In mezzo a tanto talento però, a nessuno sfugge l’assenza di Cristiano Ronaldo, tenuto in panchina da Zidane perché non in perfetta forma. Per gli spagnoli però, non sembra fare grande differenza. Lì davanti ci pensano Benzema, Isco e Bale, con il gallese largo a destra e il fantasista spagnolo alle spalle della punta francese. A sinistra invece arrivano sempre puntuali le sovrapposizioni di Marcelo ed è proprio da lì che parte il cross che dopo meno di 120 secondi regala la prima opportunità a Bale. Un tocco sotto porta che non trova lo specchio, ma uno squillo che lancia un messaggio chiaro alla difesa dello United, troppo bassa e intimorita per tenere lontani dalla propria porta i campioni d’Europa. Il Real infatti fa la parte del leone con la squadra di Mourinho resta rintanata nella propria metà campo e incapace di andare oltre un forcing molto velleitario. Casemiro prima prende le misure, centrando in pieno la traversa di testa in tuffo sugli sviluppi di un calcio d’angolo, e poi trova il bersaglio grosso al 24’ in spaccata su un assist perfetto di Carvajal. I centrali difensivi vestiti in rosso vedono sfilare alle proprie spalle il centrocampista già decisivo in finale di Champions League contro la JUventus e per De Gea è impossibile opporsi alla conclusione incrociata a pochi passi. Un vantaggio che era nell’aria e che il Real legittima continuando a mettere in difficoltà gli inglesi, sempre più in balia dei blancos vestiti in nero per l’occasione. A far respirare Pogba e compagni arriva al 30’ il cooling break; una pausa benedetta non tanto e non solo per le borracce d’acqua prontamente svuotate, ma soprattutto per la scossa emotiva che Mourinho prova a dare ai suoi ragazzi. Lo United torna in campo nell’ultimo quarto d’ora con più coraggio, ma le folate offensive dei Red Devils aprono pericolose praterie che Modric e Benzema provano in paio d’occasioni a percorrere, senza riuscire ad andare oltre una conclusione rasoterra da fuori. Gli inglesi hanno il tempo di sporcare i guantoni a Navas con un colpo di testa centrale di Lukaku, che però non mette paura agli spagnoli.

Il racconto del secondo tempo

Ad inizio ripresa ti aspetti l’arrembaggio dello United e invece si ritorna a giocare nella trequarti difensiva del Manchester, con il Real che alza nuovamente il ritmo e aggredisce in maniera asfissiante gli avversari. Kroos dal limite dell’area chiama De Gea a una difficile parata in estensione sulla sua destra, prima che Marcelo dia l’illusione del gol colpendo l’esterno della rete. I tifosi madrileni però non devono trattenere molto il fiato prima di urlare nuovamente per festeggiare il raddoppio dei campioni d’Europa: Isco e Bale eseguono al meglio il più logico degli uno-due, combinando al limite dell’area e liberando il fantasista spagnolo a tu per tu con l’estremo difensore dello United. Isco apre il piatto sul secondo palo e corre verso la bandierina a godersi la sua prima rete stagionale, mentre gli inglesi faticano ancora a raccogliere le idee. Mourinho chiama Fellaini e inizia a dargli indicazione, ma la scossa per i Red Devils potrebbe arrivare prima ancora di effettuare il cambio. L’inserimento di Pogba a centro area viene infatti premiato da un perfetto cross partito dalla destra, ma il francese colpisce troppo centrale. Navas non è perfetto, ma sulla ribattuta Lukaku di controbalzo spedisce il pallone alto sopra la traversa. Gli inglesi però non affondano, graziati da Bale che lanciato a tu per tu con De Gea preferisce la potenza alla precisione e colpisce il secondo legno di serata dei madrileni. Stavolta il detto “gol sbagliato, gol subito” viene rispettato, con lo United che al 62’ accorcia le distanze: Matic dal limite mette in difficoltà Navas che respinge sui piedi di Lukaku. Il belga stavolta non sbaglia, correndo poi subito verso il centro del campo per provare a dare la scossa ai suoi. Gli inglesi passano dal 3-0 al 2-1 in un amen e inevitabilmente provano a tirare il fiato, affidandosi al lancio lungo per la testa di Fellaini, che a furia di andare a contatto in area alla fine si ritrova ad avere la peggio in un scontro con Sergio Ramos in area madrilena a 15 minuti dal termine. Il gioco resta fermo così per diversi minuti, che portano in dote una benda rivedibile sotto i ricci del belga e uno United che coglie di sorpresa il Real, ma che non trova il fondo della rete con Rushford. L’occasione è giotta, a tu per tu con Navas che si fa così perdonare l’intervento non perfetto sul gol subito con una parata tutt'altro che semplice sulla conclusione dell’esterno d’attacco inglese. Zidane quasi per un riflesso incondizionato manda in campo Cristiano Ronaldo, ma è lo United ad alzare il volume del pressing, costringendo i due difensori del Real a prendere due cartellini gialli in meno di un minuto. L’ultima occasione per lo United capita sulla testa di Fellaini, che non riesce a trovare il colpo del pareggio, così come Asensio dall’altra parte non chiude i conti dopo la meravigliosa scorribanda palla al piede di Vasquez. La partita scivola via così, proprio come i sette minuti di recupero; il Real Madrid vince meritatamente 2-1 e Zidane conquista così il suo sesto trofeo sugli otto disponibili da quando si è seduto sulla panchina dei Blancos. Doveva essere un traghettatore, si è affermato come l’allenatore più vincente d’Europa in meno di due anni.  

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