Fabio Grosso, quel gol nel 2006 alla Germania: Italia nel mito

Calcio

Gianluca Maggiacomo

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Il 4 luglio di 11 anni fa, semifinale dei mondiali, il difensore azzurro stendeva i tedeschi con una rete in girata. Italia in finale, anche grazie, poi, al sigillo definitivo di Del Piero. Dopo quella notte a Dortmund il gol del laterale è subito diventato uno dei simboli del torneo. Un’immagine che rimane intatta ancora oggi

Per passare da buon calciatore ad essere un eroe nazionale in Italia basta fare un gol alla Germania. Meglio ancora se ciò accade in una semifinale dei mondiali. Proprio come ha fatto Fabio Grosso nel giorno di oggi del 2006. Esattamente 11 anni fa. Grosso è quella partita di Dortmund. Un’intera carriera riassunta in pochi giorni. Tutto parte con quel gol che si è stampato per sempre nella memoria collettiva di una nazione. Impossibile dimenticare quei momenti. Al Signal Iduna Park sembrava ormai certo che il nome della finalista tra Germania ed Italia si dovesse decidere ai rigori. E invece no. Perché dal cilindro è arrivato Grosso. Lo stesso che si era già procurato il penalty, poi risultato decisivo, negli ottavi contro l’Australia. Grosso: il giocatore che non ti aspetti. E che, proprio per questo, fa diventare tutto ancora più bello ed affascinante. Una serata magica, quella di Dortmund. Storica. Mitica. Tanto che molti, ancora oggi, ricordano, come fosse una preghiera, anche la telecronaca di quei momenti raccontati da Fabio Caressa su Sky Sport. Angolo di Del Piero. «Palla tagliata…messa fuori… C’è Pirlo, Pirlo…Pirlo, ancora…Pirlo…tiro… gooooooooooollll…gooooollll….gooollll… Grosso… Grosso…goooooollll…Gol di Grosso, gol di Grosso, gol di Grosso. Incredibile… Manca un minuto». E poi la corsa folle e senza una meta. I riccioli neri al vento che sbattono da una parte e dall’altra. L’incredulità. Il ripetere "no…no..no", come a dire: non è possibile che l’abbia fatto proprio io. L’abbraccio dei compagni. Tutti. I pugni alzati al cielo mentre in tribuna è il delirio.

 

 

 

Il cammino azzurro

Fino alla semifinale, l’Italia di Marcello Lippi, che non partiva certo favorita, aveva avuto un percorso non impossibile. Girone vinto come prima in classifica. Poi la rognosa Australia, battuta grazie al rigore trasformato da Totti. Ai quarti l’Ucraina, sconfitta dalla doppietta di Toni e dalla rete di Zambrotta. Infine la semifinale. Contro la Germania. Ennesimo capitolo di una sfida lunga decenni. Che sa di Novecento e che, già solo sulla carta, ha il sapore della battaglia sportiva.

 

Il mito di Grosso

Contro i tedeschi, si sa, non è mai facile. Ma proprio per questo, quando arriva la vittoria il suo sapore è dolcissimo. E se il ricordo di quel Germania-Italia del 2006 è avvolto nell’epica calcistica è grazie soprattutto a Grosso. A quella rete inaspettata e a come essa è maturata. Con quel gol alla Germania è nato il mito di Grosso. Una saga che resiste intatta ancora oggi che da quella notte di Dortmund sono passati 11 anni. L’Italia, poi, dopo aver battuto i tedeschi, vincerà la coppa sconfiggendo ai rigori la Francia. E pure in quell’occasione il piede del terzino ha fatto la differenza,  visto che è stato proprio lui a calciare il tiro dagli 11 metri finale. Ma il nome di Grosso, più di ogni altra cosa, è legato a quel gol nella semifinale contro la Germania. È quella rete che più lo rappresenta.

 

Gol-simbolo

Una rete che è rimasta tra le immagini simbolo dell’intero mondiale 2006. Quella che automaticamente scatta nella testa degli italiani quando pensi a quell’estate. Un gol decisivo ed emblematico. Dici “gol di Grosso” e non serve aggiungere altro. Tutti capiscono. Anche i non appassionati di calcio. In quella rete in girata c’è già tutto. C’è il racconto. Il sentimento comune di una nazione. C’è la favola del gregario che diventa eroe. La gioia e le lacrime. Il sogno e la realtà. C’è l’estate in cui tutti, ma proprio tutti, cantavano “Popopopopopopo”. C’è l’eterna sfida tra Italia e Germania. In cui i tedeschi saranno pure i migliori, ma contro gli Azzurri le prendono quasi sempre.

 

«Andiamo a Berlino»

E infatti così è stato anche nel 2006. È il 119’ di Germania-Italia. Grosso segna, esulta, quasi piange. È estasi azzurra. Si comincia ad assaporare la finale. Che è lì, ad un passo. E che diviene certezza subito dopo. Cannavaro recupera su Podolski sulla tre quarti. Palla a Totti che imbecca Gilardino. Gila si fa tutto il campo palla al piede. Poi, al limite dell’area di rigore tedesca, con un perfetto passaggio no-look, serve Alessandro Del Piero che si era fatto tutto il campo con la lena di un centometrista. Alex calcia di prima intenzione mirando sotto il sette e batte Lehmann. Gol. Delirio. «Chiudete le valigie, andiamo a Berlino. Andiamo a prenderci la coppa», urla Caressa nel microfono. 11 anni dopo, le emozioni di quella notte sono ancora lì. Intatte. E nessuno le può cancellare.

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