Guardiola al Festival dello Sport: "Futuro in Italia? Perché no". Poi elogia il Sassuolo di De Zerbi

Calcio

L'allenatore catalano, in occasione del Festival dello Sport, non chiude le possibilità di un suo approdo in Serie A: "Non pensavo di poter allenare in Germania o Inghilterra, invece è successo". Poi elogia De Zerbi: "Mi piace il Sassuolo, fa un calcio propositivo"

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Nell'ultima giornata del Festival dello Sport, organizzato a Trento, numerosi spunti di riflessione ha suscitato l'incontro "La bellezza del calcio raccontata dai maestri", dove si sono confrontati Pep Guardiola, Arrigo Sacchi e Carlo Ancelotti, tre grandi allenatori che hanno contribuito a rinnovare il calcio, riuscendo a conquistare complessivamente 10 Champions League. Il catalano, con le sue dichiarazioni, è stato colui che ha catturato maggiore attenzione, sganciando quella che nelle prossime stagioni potrebbe rivelarsi una bella bomba di mercato. "Allenare in futuro una squadra di Serie A? Perché no?". Poche parole che basteranno ad alimentare i sogni di tantissimi tifosi e dirigenti del nostro Paese, desiderosi di affidare la propria panchina ad un allenatore in grado di incantare il mondo con il suo tiqui taca e abile a diversificarsi tra i diversi campionati, non rinunciando mai all'espressione del bel gioco. "Dopo la mia esperienza al Barcellona, non pensavo che sarei potuto andare in Germania - ha aggiunto Guardiola -, e invece è successo. Ho superato l'arduo compito di imparare il tedesco, tutto è possibile". "Lascia stare" ha ironizzato a tal proposito Ancelotti, anche lui passato dal Bayern Monaco e 'costretto', quindi, a imparare in una lingua per nulla semplice, prima di far ritorno in patria al Napoli. "Ho allenato in Spagna, in Germania e adesso in Inghilterra. Perché, dunque, non potrei farlo in Italia? Non so cosa il futuro mi riserverà. Qui si mangia bene!"

L'allenatore del Manchester City nel nostro campionato ha già vissuto un'avventura da calciatore: quella con la maglia del Brescia, come compagno di Roberto Baggio e sotto la guida di Carlo Mazzone, quest'ultimo fondamentale per apprendere alcuni segreti del mestiere ed effettuare il passaggio da calciatore ad allenatore, oltre al breve intermezzo semestrale e privo di soddisfazioni con la Roma. "Mazzone è il migliore - ha aggiunto Guardiola -. Mi ha aiutato tantissimo in un periodo complicato della mia carriera. La mia prima partita è stata Brescia-Atalanta e quando l'ho visto correre sotto la curva ho pensato: «Che c.... ci faccio qua?».

In attesa che un giorno arrivi in Italia, Pep Guardiola ha individuato un allenatore che in Serie A c'è già e per cui nutre una forte ammirazione per il modo in cui fa giocare la sua squadra: Roberto De Zerbi. "Ogni campionato ha le sue caratteristiche - spiega il 47enne catalano in un discorso ampio sulle differenze tra i vari campionati -. In Spagna è molto chiaro il modo in cui uno vuole giocare, ma è dificile fare una valutazione generale. Quando vedo il Sassuolo, ad esempio, mi dà subito la sensazione di voler proporre un calcio propositivo, mentre altri mister preferiscono aspettare. Di De Zerbi mi hanno parlato benissimo, questa è una generazione molto più preparata rispetto alla nostra. In Italia ci sono tanti talenti sia in campo che in panchina. Non sono sorpreso, infatti, dell'approccio di Sarri alla Premier". Un complimento che farà certamente piacere all'allenatore dei neroverdi, protagonista di un ottimo avvio di campionato - 13 punti in 8 giornate - e che di Guardiola ha fatto uno dei propri punti di riferimento. In primis per la mancata ossessione del modulo di gioco. 4-3-3 o 4-2-3-1 poco importa, ciò che conta è l'atteggiamento e che consiste in un mix di possesso palla, pressing alto e occupazione degli spazi. L'allenatore del Manchester City non è, però, l'unica guida da cui De Zerbi ha studiato e appreso alcuni dettami tattici fondamentali. Anche lui, infatti, come Sarri predilige impostare l'azione fin dal portiere e dà grande attenzione alle palle inattive. Il gioco in orizzontale è un dogma, ma l'atteggiamento difensivo aggressivo degli avversari può 'concedere' alcune volte anche la scelta del passaggio in verticale. Di un altro grande cultore del calcio, come Zeman, ha poco in comune, se non la propensione offensiva e il passato a Foggia, mentre pone grande attenzione nella cura dei dettagli, una caratteristica che lo accomuna a un altro allenatore molto giovane e che sta facendo benissimo: il tedesco Nagelsmann. Un'infinità di statistiche, video e situazioni di gioco studiate in modo maniacale, oltre all'apporto fondamentale del match analyst.

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