Russia, Alex Song e l'esperienza da incubo al Rubin Kazan: "Né stipendio né casa, vivevo da solo al centro sportivo"

Calcio

Il centrocampista camerunense ex Arsenal e Barcellona ha raccontato la sua disavventura al Rubin Kazan in un'intervista al Daily Telegraph: "Non riuscivo a pagare il mutuo, vivevo da solo sotto stress"

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Doveva essere un rifugio dorato, si è trasformato nel peggiore degli incubi. Alex Song ha raccontato sulle pagine del Daily Telegraph la sua esperienza al Rubin Kazan, in Russia, dove l’ex centrocampista di Barcellona e Arsenal ha giocato dal 2016 al 2018. Per il camerunense soltanto 23 presenze e 1 gol, un rendimento al di sotto delle aspettative per uno con il suo curriculum. E’ stato lo stesso 31enne, oggi al Sion, in Svizzera, a spiegarne il motivo.  “Mi avevano promesso una casa, ma passavano i mesi e non cambiava nulla – ha raccontato Song al quotidiano inglese -. A un certo punto mi hanno fatto andare via dall’hotel in cui risiedevo e sono andato a vivere nel centro sportivo. Poi un giorno ho parlato con chi doveva occuparsi della casa: mi ha detto che non ne sapeva nulla…”.

Difficile trasferirsi in un Paese così distante dalla tua cultura, soprattutto se il tuo club non ti mette nelle condizioni migliori per esprimerti al meglio: “Passavo il tempo in camera, solo con il computer e il cellulare – ha proseguito Song -. Non avevo nemmeno la televisione. D’altronde non parlavo una parola di russo, non avrei capito nulla. Probabilmente volevano che i giocatori più pagati andassero via, per questo non ci davano gli stipendi. Avevo un mutuo da pagare a Londra, ma ero in grande difficoltà, sempre stressato”. L’incubo è finito la scorsa estate, quando il suo contratto biennale con il Rubin è scaduto. Ora gioca nel Sion, nella Super League svizzera. I problemi economici sono un lontano ricordo e a Song è tornata anche la voglia di giocare a calcio.

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