Università del calcio, quando gli uomini studiano le donne

Calcio

Un esame che dura 40 minuti e non 90. Non si tratta di calciare un rigore, ma di rispondere esattamente a 30 domande. Di che partita si tratta? È il test che – per la prima volta - hanno sostenuto i calciatori iscritti al corso di studi triennale in scienze motorie completamente dedicato al pallone. La materia? Il calcio femminile, un movimento in crescita ora diventato anche materia di studio. Vediamo come è andata

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In Italia esiste da tre anni un corso di Laurea completamente dedicato al Calcio, inteso come fenomeno sportivo, tecnico, sociale e manageriale. Non forma dunque allenatori, ma dirigenti e manager. 600 iscritti, di cui quasi 400 sono calciatori in attività o ex atleti. Studenti, in questo caso, che per la prima volta stanno affrontando un esame sul calcio… femminile. Forse impensabile fino a qualche anno fa, adesso, invece, succede davvero.

È bravo, ma non si applica. Pensa solo a giocare a calcio. Chissà in quanti si saranno sentiti ammonire con frasi del genere. Chi decide (ed ha la fortuna) di fare il calciatore di professione non deve, per forza di cose, rinunciare allo studio. Magari è un appuntamento solo rimandato e quando la carriera- quella sul campo- sta per finire, in molti iniziano a pensare al domani. Che può anche non significare fare l’allenatore, il prolungamento naturale dopo una vita passata a giocare, anche ad alti livelli.

Adesso, l’immediato domani di molti calciatori può essere anche manageriale. E allora, ecco che in 600, di cui più della metà, esattamente 380, tra calciatori o calciatrici – di Serie A, ma soprattutto di Serie B, Lega Pro e Dilettanti-, hanno deciso di mettersi a studiare. Tre anni fa, all’esordio, le richieste di iscrizione all’Università del calcio erano state 3.500 per 200 posti disponibili. Un corso di studi triennale in scienze motorie che comprende 20 esami obbligatori e 5 opzionali. I più bravi? Pare siano a centrocampo: le borse di studio per meriti accademici sono infatti state vinte tutte da centrocampisti: Michele Cavion dell'Ascoli, Martina Capelli del Milan e Silvia Fuselli del ChievoVerona Valpo.

Tra i docenti c’è anche una vecchia conoscenza, Giancarlo Camolese, ex allenatore di Torino e Reggina e Katia Serra, ex calciatrice azzurra. E proprio a lei è stato affidato il difficile compito di mettere alla prova gli studenti sull’argomento del calcio femminile.

Una novità importante, calciatori che studiano le calciatrici, una prima volta assoluta, a testimonianza della crescita del movimento femminile italiano. Ma andiamo a vedere come se la sono cavata i colleghi maschi in sede d’esame…

Qui sotto pubblichiamo le prime domande del test che gli studenti del terzo anno hanno affrontato lunedì a Coverciano, una delle sedi dell’Università. Chissà in quanti avranno saputo rispondere alla domanda sulla storia del calcio femminile: le prime esperienze calcistiche in Italia da chi furono realizzate? Attrici, pallavoliste o ballerine?

Ci hanno provato in 13 (altri hanno sostenuto l’esame nei giorni precedenti a Milano e Roma), tra cui Alessandro Ligi, 29 anni e 200 presenze in Serie B, appena passato dal Carpi allo Spezia. E Francesco Checcucci, una vita tra Serie B e Serie C. Ma l’aula non è il campo e questa partita dura 40 minuti, non 90.

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