Italia, Mancini: "Giocatori bravi ci sono sempre stati. Bisognava solo aspettarli"

Calcio

Il Ct azzurro è intervenuto in collegamento video con il Festival dello Sport di scena a Trento: "Qualificazione? Ottimista fin da subito perché ho sempre pensato che in Italia ci fossero giocatori bravi. Si trattava solo di aspettare". Poi sugli sviluppi del campionato: "Tanti stranieri, è vero. Ma i giovani giocano sempre di più"

L'Italia del calcio torna a sorridere come forse non faceva da tempo. Mancini l'ha condotta fino alla qualificazione ai prossimi Europei vincendo tutte le partite disputate. Sette su sette, non facile per chi doveva smaltire lo schock per il mancato accesso ai Mondiali. Una disfatta che però, ad oggi, sembra un po' più lontana: "Io ho sempre pensato che in Italia i giocatori bravi ci fossero, magari bisognava solo aspettare un po' di tempo in più. Ma ripeto, ci sono sempre stati". Lo ha spiegato lo stesso Ct in collegamento video con il Festival dello Sport, evento organizzato a Trento dalla Gazzetta dello Sport. Non poteva essere presente fisicamente, perché martedì la sua squadra se la vedrà con il Liechtenstein: "A volte ci sono situazioni particolari ed imprevedibili, come ad esempio la mancata qualificazione al Mondiale. Ma i giocatori italiani sono sempre tra i migliori, quindi la mia positività era dovuta a questo. Bastava dare fiducia e aspettare i giocatori". Le parole di Mancini, pronunciate da Roma, sono risuonate forte e chiaro durante l'evento "Forza Azzurri", a cui hanno partecipato anche Antonio Conte, Arrigo Sacchi, Luca Toni e Paolo Rossi.

"I giovani nota positiva"

A far sorridere il Ct non sono solo i risultati e le vittorie, ma anche gli sviluppi del calcio italiano: "E' vero che il campionato in questo momento ha la media di italiani più bassa di sempre - ha aggiunto - pero' è altrettanto vero che negli ultimi mesi giocano sempre più giovani e questa è una cosa positiva". Mancini, nella sua carriera da allenatore, ha guidato anche diversi club. Nessuno come lui, dunque, può raccontare differenze ed analogie rispetto ad una Nazionale: "Ognuno fa giustamente i suoi interessi - ha spiegato - io ho vissuto tutte le esperienze e cerco di essere elastico anche con i ragazzi, ad esempio per farli recuperare. Penso che a volte sia più importante lasciare riposare qualche giocatore che gioca ed è sotto pressione ogni tre giorni". Chiosa finale su una squadra che l'ha fatto innamorare, ovvero l'Italia campione del mondo nel 1982: "Mi ha fatto vivere emozioni enormi. Indossare la maglia della Nazionale è il massimo traguardo per chi gioca a calcio. E' qualcosa di diverso, che ti rimane dentro. E quando c'è l'inno è l'apice dell'emozione".

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