Ronaldinho: "Il mio Milan una squadra di stelle, Messi ha conquistato il mondo"

Calcio

Il brasiliano ha parlato alla rivista spagnola "Panenka". Barcellona, Rijkaard, Messi e Milan

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"Quando giocavo a calcio sono sempre stato felice. Preferisco sempre sorridere". Firmato Ronaldinho. Uno che il sorriso lo aveva costantemente dipinto sul volto, con la non scontata qualità di farlo comparire anche a chiunque lo guardasse giocare. Tifosi o anche rivali. Lunga intervista quella rilasciata dall'ex campione brasiliano alla rivista Panenka - a due anni esatti, era il 16 gennaio del 2018 - dal suo ritiro dal calcio. Una carriera profondamente legata al mondo del Barcellona, e un virtuale testimone passato a Leo Messi: "Se avessi potuto passargli una mia qualità? Non ne ha mai avuto bisogno, ha sempre avuto tutto" - sono le sue parole riportate dalla versione online di Marca. E non a caso il primo gol segnato dall'argentino arrivò proprio su assist di Ronaldinho, che per l'attuale diez del Barcellona ha solo parole di affetto: "Quando arrivai al Barça si parlava già di un ragazzino che si distingueva da tutti gli altri. Poi abbiamo iniziato a giocare insieme e siamo diventati amici. Ho avuto la fortuna di fornirgli l'assist per il suo primo gol: è bellissimo vedere i primi passi di qualcuno che poi conquisterà il mondo. Siamo sempre stati amici: lui mi insegnava lo spagnolo e io il portoghese, ma col pallone ci capivamo alla perfezione. È un ragazzo eccezionale, sta sempre lontano dai guai, sempre vicino alla sua famiglia e alle persone a cui è più legato".

"Barcellona è sempre stata casa"

Dunque tanto affetto anche per il Barcellona: "Fin dalla prima partita ho sentito subito tanta gioia. Ricordo di essere arrivato allo stadio con migliaia di persone che mi aspettavano: essere accolto così è stato come sentirsi a casa". Il riferimento va a quel famoso match d'esordio ribattezzato "el partido del gazpacho", quando il Barça, pur di far esordire il proprio colpo di mercato, spostò la partita contro il Siviglia da mercoledì sera (dove il brasiliano sarebbe stato assente per impegni con la nazionale) alla mezzanotte (e cinque minuti) tra martedì e mercoledì. Un orario insolito che permise al futuro Pallone d'Oro di giocare e di segnare un gol meraviglioso. "Rijkaard fu un grande allenatore, il migliore con cui abbia mai lavorato - ha continuato poi Ronaldinho -. Mi ha sempre parlato in modo semplice e diretto, dandomi molta libertà in campo".

Ronaldinho e Messi nel 2006 al Barcellona

"Milan squadra di stelle"

E dunque il tema rossonero. Ronaldinho sbarcò a Milano nell'estate del 2008, il colpo tanto sognato da tutti i tifosi. Novantacinque partite e ventisei gol. In una squadra dal talento immenso, anche se il brasiliano non porterà a casa nessun trofeo (eccezion fatta per le sue undici presenze nell'anno dello scudetto 2011). "È stato come arrivare in una selezione dei migliori giocatori al mondo - dice Dinho ai microfoni di Panenka sul suo passato rossonero, condiviso con calciatori come Maldini, Nesta, Thiago Silva, Seedorf, Pirlo, Kakà, Beckham, Shevchenko, Inzaghi, Pato, e poi anche Ibrahimovic. "Era come stare nel Real Madrid dei galacticos".

Ronaldinho al Milan con Beckham e Pirlo
Ronaldinho al Milan con Ibra, Seedorf e Pato

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