Shevchenko: "Bisogna trovare un modo per fermare la guerra in Ucraina"

A SKYSPORTS

L'ex attaccante del Milan a Sky Sports: "Sto cercando di far capire la gravità della situazione che stiamo affrontando, sono orgoglioso di essere ucraino e voglio aiutare il mio Paese. Anche la mia famiglia è a Kiev, sto provando a convincerla ad andare via ma mi hanno sempre detto di no. In questo caso, per me il calcio non esiste più. Con tutta la mia concentrazione, quando mi sveglio, penso solo a come posso aiutare il mio Paese"

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Andriy Shevchenko, così come tutto il popolo ucraino, sta vivendo un momento difficile per l'invasione russa nel suo paese. L'ex attaccante del Milan ne ha parlato a Sky Sports, mostrando tutti i suoi sentimenti di paura e preoccupazione: "Sto cercando di far capire alle persone la situazione che stiamo affrontando – le parole di Sheva - Ho cercato di parlare con fondazioni, di raccogliere fondi per aiutare il popolo ucraino. Sono orgoglioso di esserlo ed è un momento difficile per il mio paese, il mio popolo e la mia famiglia. Dobbiamo fermare questa guerra, dobbiamo trovare un modo per farlo. Abbiamo rifugiati, abbiamo bisogno di aiuti umanitari. Abbiamo bisogno di supporto medico, supporto alimentare. Mi sembra di poter fare molto qui e lo farò".

"Anche la mia famiglia è a Kiev, ma non vuole andare via"

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Poi aggiunge: "Anche mia madre e mia sorella sono a Kiev in questo momento e lì sono successe cose terribili. Persone e bambini che muoiono, missili puntati contro le nostre case. Parlo con i miei genitori, parlo con mia madre e dico che vorrei tornare indietro. Ma ora siamo qui, a parlare di quello che sta succedendo, della vera tragedia che il popolo ucraino sta affrontando in questo momento. Ho provato tante volte a convincere la mia famiglia ad andare via ma mi hanno sempre detto di no. Vogliono restare lì, questo è lo spirito ucraino".

"Con la guerra, per me il calcio non esiste più"

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Anche il mondo del calcio ha provato a reagire, escludendo la Russia e le squadre russe dalle varie competizioni: "È una grande reazione da parte di istituzioni come UEFA e FIFA, hanno preso la decisione giusta. Non credo sia stata una decisione difficile. Quando attacchi un Paese, quando inizi a inviare bombe e soldati, non è un conflitto, è una vera guerra. Fin quando la guerra non sarà finita, penso sia la decisione giusta non permettere a nessun atleta russo di partecipare ai vari eventi sportivi. In questo caso, il calcio per me non esiste più. Non ci penso. Non è il momento per farlo. Non guardo niente, nessuno sport, niente. Con tutta la mia concentrazione, quando mi sveglio, penso a come posso aiutare il mio Paese, cosa posso fare. Ho iniziato a chiamare i miei genitori, i miei amici, ricevo aggiornamenti su cosa sta succedendo in Ucraina. In questo momento sono concentrato solo su questo".