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Pelé o Maradona? La storia della loro rivalità, il primo incontro e la 'pace' del 2005

NUMERI 10

Alfredo Corallo

©Ansa

"Il più forte? Mia madre pensa che sia stato io, e sua madre che sia stato lui...". Dal primo incontro alla fine degli anni '70 al commovente messaggio di Pelé per la morte dell'argentino, il racconto di una rivalità che ha segnato la storia del calcio e molto di più

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Non v'era traccia sui giornali - come nell'opinione pubblica generale - di una rivalità tra i due, fino al 22 giugno del 1986: fu il gol di Diego all'Inghilterra - non quello con la mano, l'altro - a solleticare la penna di Juvenal, editorialista di El Gráfico, che uscì con il più profetico (e malefico) dei titoli: "Nace una polémica que no morirá jamás: Maradona fue más para Argentina que Pelé para Brasil". Secondo il periodista sudamericano - e in futuro secondo alcune decine di milioni di autorevoli 'esperti' sparsi nei bar di tutto il pianeta - il Brasile del 1970 era così forte che avrebbe alzato comunque la Coppa, con o senza O Rei; al contrario, l'Albiceleste non avrebbe mai potuto aspirare al trionfo senza il suo Diez. Ma Pelé c'era anche nelle edizioni del 1958 e 1962, e vinse da protagonista quei Mondiali, mentre Maradona si 'limiterà' a vincere (da) solo quello messicano. E poi ha segnato un migliaio di gol più dell'altro, che però ha vinto anche in Europa, per giunta a Napoli, dove nessuno c'era riuscito prima di lui. E allora Messi? E il 'povero' Ronaldo? In realtà, il problema - questo giochino macabro della pistola alla tempia, con qualcuno che deve obbligatoriamente andare giù dalla torre, "Vuoi più bene a mamma o a papà?" - è sempre stato più nostro che loro, che non hanno mai avuto il minimo dubbio su chi fosse il migliore, il più amato: "IO". Ma non si può certo dire che nel tempo anche loro non ci abbiano 'sguazzato', con insinuazioni reciproche di pessimo gusto, per congedarsi - fortunatamente - in completa armonia. Così com'era iniziata tra loro quel 9 aprile del 1979, un lunedì, quando si trovarono per la prima volta l'uno di fianco all'altro su un divanetto affacciato sulla spiaggia di Copacabana. 

Maradona y Pelé

L'incontro - organizzato proprio da El Gráfico - era stato fissato alle 11 nella suite regale del quartier generale di Pelé a Rio, al 1782 di Atlantic Avenue. Maradona - stella dell'Argentinos Juniors, ma ormai qualcosa di più di un astro nascente del Fútbol - sognava di conoscere la 'Perla Nera', che aveva smesso di giocare  il 1° ottobre del 1977 al Giants Stadium di New York con un'amichevole tra Cosmos e Santos per dedicarsi a tempo pieno al suo ruolo di leggenda vivente. Parlarono amabilmente per circa un'ora, si presero per mano. Pelé strimpellò la chitarra per lui e regalò anche un orologio a Dieguito, che uscirà commosso da quella stanza: "Sapevo che era un dio come giocatore, ma ora lo è anche come persona". Prima di farlo accompagnare alla porta, il saggio Edson Arantes do Nascimento dispensò anche una serie di consigli al suo erede al trono, una sorta di memorandum

  • Accetta gli applausi, ma non vivere di applausi. Quando avevo diciotto anni, sono stato fischiato molte volte. Bastano tre partite giocate male ai tifosi per smettere di amarti.
  • Non ascoltare mai quelli che ti dicono che sei il migliore, pensa sempre di non esserlo. Il giorno in cui ti sentirai il migliore smetterai di esserlo per sempre.
  • Sui contratti. È una questione molto personale, ma dovrai lottare per quello che vali veramente. Fatti sempre rispettare, e non tradire mai te stesso.
  • Sulla tua cessione all'estero di cui si parla in Argentina (che avverrà poi nel 1982, dal Boca al Barcellona, ndr). Mi dici che hai otto fratelli, tua madre e tuo padre. Al momento della decisione, mettilo in conto. Devi pensare alla tua famiglia, perché ci sono molte bocche da sfamare.
  • Ti piacerebbe andare a giocare negli Stati Uniti? Ti danno un sacco di soldi, giochi soltanto cinque mesi... Sto scherzando: sei ancora molto giovane. Aspetta, aspetta, c'è molto tempo davanti...
  • Il fisico è il tuo strumento di lavoro e da quello che posso intuire il tuo è molto buono.  Prenditene cura. Nella vita c'è tempo per tutto: per uscire, per bere qualcosa, per fumare una sigaretta, per andare a letto tardi, per mangiare bene. Ma fallo con equilibrio. Fai sempre ciò che non danneggia il tuo corpo perché se non lo farai, sarà la fine...
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La rivalità

L'argentino non se lo lasciò scappare, ma il suo idolo di bambino era un altro brasiliano, Roberto Rivellino, uno dei cinque '10' della Seleção - insieme a Jairzinho, Gerson, Tostao e Pelé, naturalmente - che passeggiò sull'Italia sfinita dal 4-3 alla Germania nella finale all'Azteca: "Perché era mancino - racconterà nella sua autobiografia - per la sua eleganza, perché lo vedevo ribelle...". E ancora di più che sui freddi numeri, è su questa contrapposizione di natura nietzschiana - il dionisiaco Maradona vs l'apollineo, razionale Pelé - che prenderà corpo la loro rivalità, spaccando in due la platea. Una polemica che toccherà il punto più aspro nel 2000, dopo il sondaggio popolare della Fifa per eleggere a Roma (all'Auditorium del Foro Italico) il giocatore del secolo: un po' a sorpresa, Maradona ottiene il 53,6% dei voti e all'allora presidente Joseph Blatter - notoriamente più 'vicino' al brasiliano - non rimase che istituire al volo lo stesso premio ma delegando l'assegnazione a una giuria, chiudendo il pasticcio con un ex aequo e l'appello a un (forzatissimo) abbraccio. Da lì, sarà un crescendo di battute, offese, provocazioni. Pelé: "È un pessimo esempio per le nuove generazioni, è stato un grande giocatore, ma usava un solo piede. E il suo unico gol importante di testa è stato con la mano". Maradona: "È una bambola telecomandata in mano ai poteri forti". E via discorrendo.

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Scambiamoci un segno di pace 

L'armistizio arriverà in diretta televisiva, il 16 agosto del 2005: il Pibe de Oro invitò il 'nemico' nella sua trasmissione televisiva La Noche del Diez e lo scambio di palleggi a colpi di 'cabeza'  fu la sigla sul trattato di pace, il primo di una lunga serie. Finché, con il passare degli anni - e gli acciacchi - le punzecchiature non si faranno sempre meno frequenti e nell'era dei social i due deporranno finalmente le armi. Con l'argentino a omaggiare Pelé per i suoi 80 anni e O Rei a esprimere il suo cordoglio con un messaggio commovente per Diego, il 25 novembre del 2020: "Ho perso un caro amico e il mondo ha perso una leggenda. Sicuramente un giorno giocheremo a calcio insieme in cielo". Quel giorno è arrivato, ma se anche lassù - come probabile - l'immortale dilemma sul più forte dovesse perpetuarsi, tornerà buona quella vecchia risposta al quesito, molto napoletana, definitiva, firmata Maradona: "Mia madre pensa che il migliore sia stato io, sua madre che sia stato lui".

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