Giocatori in nazionale da tre generazioni: chi prima dei Van Bommel
3^ generazioneIntroduzione
Il calcio delle Nazionali si è arricchito di un'altra splendida tradizione: dopo nonno Van Marwijk e papà Mark, anche il figlio Ruben ha indossato la maglia dell'Olanda e ora sono tre le generazioni dei Van Bommel che hanno rappresentato gli Oranje nella storia. In Italia abbiamo la dinastia Maldini e nel resto del mondo?
Quello che devi sapere
Van Bommel (Olanda)
L'assist di trivela per la rete del pari (segnata da Gakpo) in Olanda-Germania ha strappato applausi in giro per l'Europa, ma già il suo ingresso in campo lo aveva collocato nella storia. Prima volta in nazionale per Ruben Van Bommel che prosegue, così una tradizione di famiglia: è la terza generazione di Van Bommel a vestire la maglia oranje. Ben più nota è l'esperienza del papà Mark, passato anche in Serie A da giocatore con la maglia del Milan e oggi Ct del Belgio, 79 presenze (tra cui la finale Mondiale del 2010) e 10 gol con l'Olanda nell'arco di dodici anni, ma in nazionale ci era finito anche il nonno materno: Bert van Marwijk, che nel 2010 era il Ct degli oranje, giocò solo una volta con la maglia dell'Olanda il 31 maggio 1975, nella sconfitta per 3-0 contro la Jugoslavia.
Maldini (Italia)
Tre generazioni a confronto, tutte protagoniste con la maglia della Nazionale. Un'eredità che anche l'Italia conosce bene, con la dinastia Maldini presenza costante della nostra storia. In principio fu Cesare, debuttante in Azzurro nel 1960 (nel 3-0 alla Svizzera) e poi coinvolto con la stessa maglia altre 13 volte, compresa l'ultima del 1963 contro l'Urss. Cesare Maldini della Nazionale divenne, poi, anche Commissario Tecnico in occasione dei Mondiali 1998, allenando tra gli altri il figlio Paolo, dalla storia Azzurra ancora più memorabile e precoce. La prima volta a soli 19 anni, la prima di 126 presenze totali che lo rendono il terzo all-time per partite giocate con l'Italia. Il suo addio alla Nazionale è coinciso con l'uscita di scena ai Mondiali 2002 e si è dovuto attendere altri 22 anni per vedere all'opera un altro Maldini in maglia Azzurra: nel 2024 il debutto di Daniel per una carriera destinata a continuare.
Marcos Alonso (Spagna)
Un tris che la Spagna aveva conosciuto già qualche anno prima e precisamente nel 2018, quando Marcos Alonso Mendoza ai tempi del Chelsea (in precedenza aveva giocato in Italia con la maglia della Fiorentina) aveva raccolto il suo primo gettone con le Furie Rosse (saranno 9 in totale) e continuato una tradizione di famiglia. Anche il padre Marcos Alonso Peña era stato, infatti, un giocatore della nazionale iberica: 22 presenze totali (e 1 gol) seppur senza mai essere protagonista in un Europeo o in un Mondiale. Il primo della famiglia a indossare la maglia della Spagna fu, però, il nonno Marquitos: fece il suo esordio nel 1955 e poi vi giocò per la seconda e ultima volta addirittura cinque anni dopo.
Hernandez (Messico)
Non semplici discendenti, ma eredi di una tradizione ancora più unica: tutti protagonisti (almeno tra i convocati) nella vetrina dei Mondiali. In quello del 1954 fece la sua comparsa Tomas Balcazar, attaccante da 6 centri in 11 presenze in nazionale nel mezzo di un'intera carriera passata al Chivas. Poi fu la volta del genero, Javier 'Chicharo' Hernandez, giocatore impiegato sulle corsie laterali e che chiuse con 5 reti in 28 presenze col Messico: rimase in panchina, tuttavia, nelle partite del Mondiale 1986, disputato proprio in Messico. Tre le edizioni disputate, infine, dal Chicharito (2010, 2014 e 2018), che si è ritirato dalla nazionale dopo 52 reti in 109 partite.
Gudjohnsen (Islanda)
Ancora più particolare questa storia che arriva dal nord Europa e che vede protagonista la famiglia Gudjohnsen. Già degna di nota quella di Arnor Gudjohnsen, in nazionale per quasi un ventennio e che chiuse la sua lunga parentesi con 14 reti in 73 presenze. Il 24 aprile 1996, in occasione di Estonia-Islanda, fece addirittura in tempo a lasciare il posto a... suo figlio Eidur, allora ancora 17enne. La prima di 88 presenze totali per l'ex Chelsea e Barcellona (con cui vinse una Champions) prima di far posto ai figli: sia Sveinn Aron che Andri che Daniel (gli ultimi due sono nati a Londra) hanno, infatti, poi esordito con la nazionale islandese. E nella stessa terra è toccato anche ai Gudjonsson (dal nonno Gudjon a Joey al nipote Isak) giocare in nazionale rappresentando tre generazioni di un'unica famiglia.
Weiss (Slovacchia)
Tradizione che va oltre in questo caso alla famiglia. Tre Vladimir, tutti con addosso la maglia della Slovacchia a distanza di anni. Anzi, per il primo dei Vladimir fu quella della Cecoslovacchia, esperienza da 10 presenze complessive tra il 1963 e il 1965. Poi toccò al figlio Vladimir (oggi Commissario Tecnico della nazionale) che si divise tra le due epoche del suo Paese accumulando 31 gettoni in totale. Infine è stato il turno del terzo Vladimir - passato dall'Italia e più precisamente da Pescara -, classe '89 che si è ritirato dopo 8 reti su 77 partite totali, tra cui quelle disputate ai Mondiali e agli Europei.
Mihaylov (Bulgaria)
In terra bulgara l'eredità è stata raccolta persino nel ruolo. Il primo dei Mihaylov, Biser, era un portiere (una vita passata al Levski Sofia) e difese i pali della Bulgaria per 5 partite in carriera. Stessa posizione anche per il figlio Borislav che arrivò addirittura a superare la tripla cifra di presenze con la nazionale: era lui il portiere della Bulgaria al Mondiale 1994, terminato con uno straordinario quarto posto. La successiva generazione è stata rappresentata da Nikolay, esordiente con la maglia bulgara nel 2006 e poi ritiratosi nel 2022 dopo 45 gare totali e 9 clean sheet.
Berg (Norvegia)
Hanno in comune l'aver indossato la maglia del Bodo/Glimt ma, soprattutto, condividono una tradizione con la casacca norvegese. Il primo a ricevere l'onore di vestire la divisa della nazionale fu Harald Berg, convocato e impiegato per circa un decennio e un totale di 43 partite (e 12 gol), eredità poi trasferita ai suoi due figli: nel 1988 fu la volta di Orjan (19 presenze complessive), sei anni dopo toccò al fratello Runar (5 partite con la Norvegia). Finita qui? No, perché nel 2021 è toccato a Patrick - figlio di Orjan - fare il suo debutto in nazionale. Oggi è diventato già il record-man di presenze della sua famiglia, arrivando a quota 51 partite (finora).
Feeney (Irlanda del Nord)
Anche nella famiglia Feeney la pagine più importante in nazionale l'ha scritta il nipote, Warren James: 46 gare tra il 2002 e il 2011, molte di più rispetto a quelle collezionate dai suoi parenti nei decenni precedenti. La tradizione la cominciò il nonno Jim, prima volta con l'Irlanda del Nord nel 1946 e poi chiamato per una seconda e ultima volta tre anni dopo. Nel mezzo ci fu spazio anche per Warren, che raccolse la sua unica presenza in nazionale il 3 marzo 1976, nell'amichevole pareggiata per 1-1 contro Israele. Sufficiente per creare una linea continua e di grande fascino nel Paese del Regno Unito.
Schembri (Malta)
Sulla stessa scia anche quanto fatto dagli Schembri tra i due secoli a Malta. Si è fermato vicino alla tripla cifra André, trequartista da 94 partite in nazionale (con 3 gol a completare il bilancio). La stessa maglia l'aveva vestita anche il papà Eric - un'intera carriera in patria e breve comparsa anche in Coppa dei Campioni - in campo 5 volte con Malta (4 dei quali furono amichevoli), due in più rispetto a quelle collezionate da Salvinu, nonno di André, che nelle sue tre partite in nazionale riuscì comunque a togliersi la soddisfazione di segnare una rete, nel 3-0 alla Danimarca del 1958.
Forlan (Uruguay)
112 partite e il gradino più basso del podio nella classifica marcatori all-time della Celeste, con 36 reti. È il bottino in nazionale di Diego Forlan, terzo della famiglia a vestire la maglia dell'Uruguay. Si era fermato a 17 presenze (la prima nel 1966), invece, il padre Pablo, che era difensore e in Europa non ci ha mai giocato. Pablo aveva sposato la figlia di Juan Carlos Corazzo, due partite con l'Uruguay nel 1928 ma passato alla storia soprattutto nelle vesti di Ct, quando vinse per due volte la Copa America: la prima nel 1959 nel torneo organizzato in Ecuador, la seconda nel 1967 da 'padroni di casa'.