Fellaini: "Cina? Non sono andato per i soldi, ma per la cultura"

Calcio

Il centrocampista chiarisce i motivi che lo hanno spinto a lasciare il Manchester United e accordarsi con lo Shandong Luneng: "Non è stata una scelta di natura economica. Mi sentivo pronto per una nuova sfida, una nuova cultura e una nuova vita"

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Quando la Cina chiama è difficile non rispondere. Le ricche proposte che arrivano dall'Oriente, infatti, fanno sempre più breccia nel cuore dei giocatori e dire di no è una missione non sempre facile. L'ultimo a salutare la Serie A per approdare nella Chinese Super League è stato Marek Hamsik, mentre fuori dai confini italiani è toccato a Marouane Fellaini farsi attrarre dall'offerta del Shandong Luneng. Il belga ha così deciso, nella scorsa sessione di calciomercato, di lasciare il Manchester United e firmare per il club cinese, diventando compagno di Graziano Pellé. Cosa lo ha spinto a compiere questo passaggio? Qualcuno direbbe i soldi, un'ipotesi però smentita dallo stesso giocatore: "Non è il denaro la ragione che mi ha portato qui - ha spiegato il centrocampista a Het Nieuwsblad -. Ho accettato perché la vedo come una nuova sfida, questo club ha tutto. Dovreste vedere le nostre strutture mediche e tecniche, sono fantastiche. Io adoro stare qui. E poi con l'Asian Champions League dovrò giocare anche qui due partite alla settimana, dunque non riuscirò a riposarmi più di quanto non accadesse in Inghilterra, anche se ammetto che l'intensità di gioco qui è diversa. Lo Shandong era interessato a me già da anni, adesso mi sento finalmente pronto per una nuova sfida, una nuova cultura e una nuova vita. Sono troppo giovane per questa esperienza? Aspettando ancora magari sarebbe stato troppo tardi". Il classe '87 è poi tornato sui suoi cinque anni e mezzo con la maglia dei Red Devils: "La mia prima stagione a Manchester è stata difficile - ha ammesso Fellaini -. Sono andato via, però, ricevendo tanto rispetto. Ho dato il mio meglio per questa squadra, ho giocato tante partite e segnato solo gol importanti. Ho lavorato con giocatori e manager straordinari, in uno dei più grandi club del mondo, quindi posso solo guardare al passato con un sorriso. Il miglior allenatore? Non ne ho uno preferito, davvero. Ci sono Moyes, van Gaal: ho imparato qualcosa da ogni manager che ho avuto in carriera. Se fossi rimasto con Mourinho? Non lo so, nel calcio le opportunità vanno e vengono. Avevo ancora un contratto con lo United, quindi sarei potuto restare". Il belga chiuderà la carriera in Cina? Non è detto. "Quando finirò il contratto, e se il fisico me lo consentirà, potrei tornare in patria" ha concluso.

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