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Sui social spopolano i ricordi del 2016: cos'era successo nel calcio

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Marco Salami

Introduzione

È il tema del momento: tutti condividono foto legate a dieci anni esatti fa, quando nel calcio CR7 diventava re d'Europa (in tutti i sensi), Messi diceva basta con la nazionale argentina e il Sassuolo giocava in Europa. Record di gol segnati e di minuti senza subire gol. Per la seconda volta nel mondo del pallone si rompeva il muro dei cento milioni sul mercato, nasceva il coro 'is on fire', iniziavano grandi cicli in panchina e c'erano addirittura due Palloni d'Oro. Tra calcio, cinema e società: usciva Stranger Things, ma neanche i fratelli Duffer avrebbero immaginato il Leicester di Ranieri campione d'Inghilterra

 

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Quello che devi sapere

Il trend social

Intanto, perché tutti stanno condividendo sui social foto del 2016? Perché è l'ultimo trend, quello del momento, quello di un tuffo nella nostalgia, lo scomparto dell'armadio dove tutto sembra più bello, più dolce. Il personaggio di Carlo Verdone lo diceva nella Grande Bellezza di Sorrentino: la nostalgia è l'unico svago che resta per chi è diffidente verso il futuro. E allora sì, tuffiamoci. 

La Serie A del 2016

Partiamo dall'Italia, da casa nostra e dal nostro campionato, quello che diceva — ancora una volta — Juventus. Era il quinto scudetto di fila e il secondo dell'era Allegri; partenza tutt'altro che al Max: i bianconeri ne vincono appena tre nelle prime dieci giornate, poi spiccano il volo vincendone ventisei delle restanti ventotto. Scudetto. 

 

Il 2016 era stato anche un anno di ritorni nel calcio italiano: Spalletti tornava alla Roma dopo i primi anni di gloria vissuti a braccetto con Francesco Totti. Mancini era già tornato all'Inter (nel frattempo passata a Suning) ed era lui l'allenatore in carica quell'anno, senza contare che si sarebbero seduti sulla panchina di San Siro anche il flop de Boer e Pioli. Simone Inzaghi tornava a una Lazio che — in realtà — non aveva mai lasciato: dopo anni da giocatore e quelli in panchina nelle giovanili, rieccolo nella squadra dei big, senza ancora sapere che avrebbe iniziato un lungo ciclo.

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Gasp va all'Atalanta

Sopra Napoli c'era una nube. Di fumo. Aleggiava sopra la persona di Maurizio Sarri, già idolo da quelle parti da un annetto. Mihajlovic guidava il Milan, che nel 2016 di allenatori ne cambia addirittura tre a cavallo delle due stagioni, contando anche Brocchi e Montella. Ecco, sempre parlando di estate: in quella del 2016 inizia l'era Gasperini a Bergamo, apparentemente destinata a durare poco: a ottobre un Atalanta-Napoli è già decisivo per il suo futuro, se perde rischia l'esonero. Gasp vince e resterà lì per nove anni, pieni di gloria.

L'anno dei record

E poi ve lo ricordate il Sassuolo in Europa? Una minuscola realtà che chiude al sesto posto il campionato del 2016 e si gode il lusso di farne tre, a Reggio Emilia, a una nobile del calcio europeo come l'Athletic. Il 2016 è anche l'anno dei record: Buffon spezza quello di imbattibilità di un portiere nel campionato italiano che durava dal 1994 (Seba Rossi): 974 minuti senza mai subire un gol. E Higuain batte Nordahl: 36 centri in una singola stagione di A, superando un primato che durava addirittura dal 1950. Solo un altro uomo riuscirà ad eguagliarlo in futuro, curiosamente il 2016 è l'anno del suo ritorno in Italia…

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L'estate di Higuain dal Napoli alla Juve

E poi lui: il calciomercato. Il gennaio del 2016 è quasi proprietà esclusiva di una sola nazione: la Cina, che spende cifre folli per i big del calcio europeo, cercandoli letteralmente dappertutto come si faceva col fenomeno Pokemon GO, guarda caso anche quello targato 2016. L'estate vede il ritorno in Italia, sponda Lazio, di Immobile (mister 36 gol del futuro), come quelli di Higuain, che in quei mesi di caldo torrido passa dal Napoli alla Juve alzando un polverone. 90 milioni. Mai nessuno era costato così tanto. Va detto: nelle casse bianconere ne erano appena entrati 105 per Paul Pogba, con un assegno arrivato per direttissima da Manchester. Il secondo giocatore dopo Bale a rompere il muro dei cento milioni.

Eder decide l'Europeo, ma non è il nostro

All'appello dei grandi allenatori italiani del presente manca ancora un nome nel recap del 2016: Antonio Conte. Lui non sedeva sulla panchina di un club, ma provava a fare grande l'Italia all'Europeo del 2016. Ecco, se all'inizio di quel torneo ci avessero detto che la finale l'avrebbe decisa un certo Eder ci sarebbero brillati gli occhi. Che poi Eder segna per davvero, al minuto numero 88 della seconda partita del girone tra Italia e Svezia, quando la nazionale giallo-blu non era ancora diventata un nostro incubo nazionale. Ma l'Eder da copertina è un altro: alto, portoghese, match winner della finale contro la Francia, con un Cristiano Ronaldo in lacrime e ko per un infortunio al 25' di gioco.

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CR7 trentenne: Oscar al miglior attore protagonista

L'Italia di Conte a Euro 2016 completa un'impresa contro la Spagna (anche di Fabregas) negli ottavi, poi esce nei quarti ai rigori contro la Germania (i rigori di Zaza e Pellè). Il 2016 è anche l'anno in cui Leonardo DiCaprio vince il tanto atteso Oscar al miglior attore protagonista, un po' come CR7 riesce finalmente a diventare campione col suo Portogallo, protagonista sì, anche se in panchina da infortunato, come secondo allenatore, primo tifoso, uomo simbolo. Ronaldo — un anno esatto fa di questi tempi —  aveva 30 anni e aveva segnato 463 gol in carriera. Ancora non poteva saperlo (o forse sì?) ma ne avrebbe segnati anche di più dopo i trenta. 496. E sta ancora contando…

Messi aveva dato l'addio alla nazionale argentina…

Curiosità: il Pallone d'Oro del 2016 lo vince Cristiano Ronaldo, premiato a dicembre 2016, mentre quello del 2015 era andato a Leo Messi, premiato a gennaio 2016. Due in uno. Quello è anche l'anno dove i social cambiano volto, da quadrati diventiamo tutti molto più verticali: nascono le Instagram Stories. Il post con più like di sempre sulla piattaforma è quello da 74,8 milioni di Leo Messi, ritratto mentre porta in trionfo la coppa del mondo del 2022. Niente di più lontano dal 2016: l'anno della Copa América del centenario, l'anno in cui l'Argentina perde la seconda finale consecutiva, dove Messi sbaglia uno dei rigori della serie e quando, sempre Leo, annuncia il ritiro dalla nazionale argentina. Troppe delusioni. Pensa un po' com'è andata a finire…

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Una Premier da film

Nei cinema italiani esce The Hateful Eight, un thriller-western di Tarantino dove tutti i protagonisti sono rinchiusi nella stessa stanza. Si scrutano l'uno con l'altro senza sapere chi siano i buoni e chi i cattivi, alla ricerca del nemico numero uno. Un po' quello che avranno fatto tutte le big d'Oltremanica al via di quel campionato 2015/16: l'Arsenal ancora del volpone Wenger, il Chelsea di Mou, lo United di van Gaal, il Liverpool di Klopp, il City dell'ingegnere Pellegrini. Si scoprirà, solo alla fine, che la trama non è un thriller, ma una favola…

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Il Leicester campione è una stranger things

Tra la Brexit, il miliardario Donald Trump che vince le elezioni presidenziali della più grande potenza mondiale e un Nobel a Bob Dylan (che Bob Dylan non ritira), anche il calcio regala qualcosa di straordinariamente impensabile. Si chiama Leicester, una piccola squadra d'Inghilterra che — solo l'anno prima — aveva centrato una clamorosa salvezza. L'uomo al comando è Claudio Ranieri. Una partita dopo l'altra, un'impresa dopo l'altra, con Underdog dei Kasabian (guarda un po' band di Leicester) a fare da colonna sonora alla più grande stranezza nella storia recente del pallone. E proprio nell'anno in cui nasceva Stranger Things!

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Pep va al City

A proposito di Premier: il 2016 è anche l'inizio la Neverending Stories (gli amanti di Stranger Things avranno colto il parallelo) tra Pep Guardiola e il Manchester City. Annunciato già a febbraio, pochi mesi dopo vince il suo terzo campionato su tre col Bayern Monaco in Germania. Nel resto della geografia europea, la Ligue 1 va al Psg per il quarto anno di fila, il Barcellona di Luis Enrique (che oggi allena proprio il Psg) vince invece la Liga, davanti a un Real che cambia in corsa affidando la panchina al grande ex Zinedine Zidane (ricordate il tema dei ritorni?): chiuderà la sua prima avventura in blancos con più Champions League vinte (tre) che stagioni in carica (due e mezzo).

Gli anni d'oro del grande Real

La prima coppa per Zizou arriva nel 2016: nella finale derby giocata a San Siro batte l'Atletico, come fatto due anni prima da vice di Ancelotti. Un po' parafrasando quel vecchio adagio di Lineker per cui "il calcio è uno sport semplice, ventidue uomini rincorrono un pallone e alla fine vincono i tedeschi". O il Real in Champions, appunto, o il Siviglia in Europa League, che batte il Liverpool di Jurgen Klopp in finale.

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Il primo rigore Var della storia del calcio

Ci sono anche nuovi modi di tifare: all'Europeo di CR7 spopola la "geyser sound" dei vichinghi islandesi, clamorosa rivelazione di quel torneo con tanto di eliminazioni ai danni dell'Inghilterra. Dai nordirlandesi spunta invece il coro 'is on fire', quello preso in prestito da "Freed from desire" e poi mutuato per tanti giocatori e allenatori (su tutti, Pioli), ma lanciato per il semi-sconosciuto Will Grigg proprio nel 2016.

 

E poi proprio sul gong: è il 14 di dicembre di quel nostalgico 2016, al ventinovesimo minuto della semifinale del Mondiale per Club Fifa tra i giapponesi del Kashima Antlers e i colombiani dell'Atlético Nacional, l'arbitro ungherese Viktor Kassai ferma il gioco e consulta per mezzo minuto una dubbia azione su una tv posizionata a bordocampo. È il primo rigore Var della storia del calcio. Con annesse polemiche. Certe cose non cambiano mai, nemmeno dieci anni dopo.

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