16 novembre 2017

Come giocherebbe l'Italia di Carlo Ancelotti

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Sono molte le ragioni per cui Ancelotti sarebbe l'uomo giusto al momento giusto per la Nazionale. Abbiamo immaginato come cambierebbe l'Italia se davvero dovesse essere nominato CT

TUTTO QUELLO CHE NON SAPETE SU ANCELOTTI

Un quarto di secolo dopo il suo primo incarico con la Nazionale, come assistente di Arrigo Sacchi, per Carlo Ancelotti sembrano esserci tutti i presupposti per diventare il commissario tecnico dell'Italia. Un'eventualità con cui lui stesso ha più volte flirtato nel corso degli anni, ma che adesso, per una serie di motivazioni, sembra potersi seriamente concretizzarsi.

La prima ragione è di natura puramente pratica: è la prima volta che Ancelotti si trova senza incarico in coincidenza del licenziamento di un commissario tecnico. A livello politico, Tavecchio potrebbe utilizzare la nomina dell’ex allenatore del Bayern Monaco per salvarsi la poltrona: Sacchi è ancora molto influente in Federazione ed è difficile immaginare qualcuno opporsi alla nomina di quello che è sempre stato considerato il suo successore naturale. Inoltre, Ancelotti rappresenterebbe "l'uomo forte" in grado di far remare tutti nella stessa direzione, cioè esattamente il profilo umano di cui la Nazionale ha bisogno in uno dei momenti più bui della sua storia. Ultimo motivo, ma non meno importante, il curriculum dell'ex l'allenatore del Milan dimostra quanto forse sia l'unico tecnico in grado di far coesistere i (pochi) giocatori di talento apparentemente incompatibili di questa Nazionale.

Come cambierebbe l’Italia?

Sul piano tattico, un’eventuale ingaggio di Ancelotti come commissario tecnico della Nazionale significherebbe quasi sicuramente l’abbandono della difesa a tre, soprattutto dopo l’addio delle colonne Buffon, Barzagli e, forse, Chiellini. Quindi, maggiore spazio per tutti gli esterni d’attacco che il nostro calcio ha prodotto e sta producendo negli ultimi anni, a cominciare da Lorenzo Insigne, il grande escluso di Ventura. Lo stesso Sarri abbandonò il 4-3-1-2 di Empoli per non sacrificarne il talento e in Nazionale non sembra verosimile vedere giocare il numero 24 del Napoli dietro alla punta (o alle punte) nel prossimo futuro.

Se però Ancelotti volesse esplorare un sistema di gioco con un trequartista, sia esso il 4-3-1-2 o il 4-2-3-1 (che consentirebbe il contemporaneo utilizzo di Insigne), è innegabile che al momento l’Italia non abbia un calciatore con le caratteristiche giuste, e che i pochi elementi utilizzabili in quel ruolo non stanno vivendo un grande momento. Dopo l’infortunio al ginocchio, il non più giovanissimo Vázquez sta faticando a trovare spazio nel Siviglia, mentre Saponara, che a 25 anni compiuti non ha ancora esordito in maglia azzurra, è stato tormentato dagli infortuni tanto da aver giocato solo 34 minuti in questa stagione. L’unica opzione credibile potrebbe essere Giovinco, ma sembra difficile che si punti su di lui e il motivo non è certo il campionato in cui gioca. L’ex bianconero, volato in MLS, ha ormai 30 anni e avrà abbondantemente superato i 33 quando l’Italia avrà la possibilità di giocare il prossimo torneo internazionale.

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Nella sua prima stagione al Bayern, Ancelotti aveva risolto la questione del trequartista reinventando Thiago nel ruolo, ma nel bacino di centrocampisti a disposizione del prossimo CT della Nazionale non ci sono calciatori con quella qualità, considerando che neanche Verratti può giocare sulla trequarti. Accantonata dunque l’idea di giocare con un trequartista, restano comunque in piedi almeno altre due alternative plausibili. La prima - e più probabile pista - è quella che porta al 4-3-3 con un regista di ruolo: elemento sempre presente nelle squadre allenate da Ancelotti, a eccezione forse del Chelsea, che invece puntava su un centrocampo di un’intensità e una fisicità improponibile per la nostra Nazionale. Regista che potrebbe essere Jorginho, protagonista del vano cambio di rotta strategico di Italia – Svezia, che sarebbe messo in condizione di esprimersi al meglio nel proprio ruolo davanti alla difesa.

Restano alcuni punti interrogativi su quali alternative ci sono all’italo-brasiliano: Marchisio, riscopertosi - con successo - playmaker dopo l’addio di Pirlo, non dà garanzie fisiche al momento e la carta d’identità non lo aiuta di certo; Verratti è ormai a tutti gli effetti una mezzala di possesso; tra i giovani più Cristante che Gagliardini potrebbe essere adattato al ruolo, ma lui stesso ha ammesso di preferire il ruolo di mezzala in un centrocampo a tre. Ecco allora che la soluzione potrebbe (e il condizionale è d’obbligo) arrivare ancora una volta da Napoli, con Diawara che ha già avviato le pratiche per ottenere la cittadinanza italiana.

Per il ruolo di mezzala le alternative non mancherebbero. Oltre a Verratti (due centrocampisti di qualità e palleggio sono stati una costante in praticamente tutte le squadre allenate da Ancelotti) e Florenzi, sempre protagonisti nelle convocazioni degli ultimi due CT, sono numerosi gli interni di centrocampo che potrebbero fare al caso di Ancelotti. Oltre al già citato Cristante, anche Pellegrini e Barella potrebbero recitare un ruolo importante già nei prossimi tre anni, senza dimenticare Bonaventura e Gagliardini (che nel 4-3-3 del Vicenza giocava mezzala) o due elementi come Baselli e Benassi, che pur essendo titolari in Serie A da diverse stagioni non hanno ancora mai esordito con la Nazionale maggiore.


Riscoprire la duttilità in attacco

Anche in avanti l’Italia non difetta di opzioni. Detto di Insigne, che in un sistema di questo tipo sarebbe probabilmente intoccabile, per il ruolo di ala destra ci sarebbero due mancini come Bernardeschi o Berardi o l’ambidestro Verdi, una delle più interessanti sorprese di questo inizio di stagione. Due esterni a piede invertito che vengono sistematicamente dentro al campo, rappresenterebbero una sorta di versione aggiornata del famoso “albero di Natale” tanto caro ad Ancelotti. Il che vorrebbe dire non dover più puntare massicciamente sui cross - pur sganciando i terzini (Conti e Spinazzola, oppure Zappacosta ed Emerson Palmieri) - per costringere gli avversari a rifugiarsi nella propria metà campo.

Un sistema di questo tipo porterebbe anche alla probabile esclusione definitiva di un’ala come Candreva, il cui stile anacronistico è accompagnato da una carta d’identità già oltre i 30 anni. Sembra poi solo questione di tempo il debutto di Federico Chiesa, uno che potrebbe avere davanti a sé quindici anni di carriera in maglia azzurra. C’è poi l’El Shaarawy tirato a lucido degli ultimi tempi, o anche, perché no, Orsolini, visto che sarà una Nazionale che dovrà guardare al futuro più che all’immediato. Belotti e Immobile, o qualsiasi altro centravanti capace di mettersi in mostra nei prossimi anni, si giocherebbero l’unico posto al centro dell’attacco.

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Come ci immaginiamo l'Italia di Ancelotti.

Eppure, se si ripercorre la storia tattica più recente di Ancelotti si nota facilmente come il tecnico di Reggiolo abbia già proposto sistemi di gioco con due attaccanti, sia al Paris Saint-Germain che al Real Madrid. L’ipotesi di un ibrido tra 4-4-2 e 4-2-2-2 potrebbe riproporsi anche in Nazionale, soprattutto nell’attesa di una definitiva consacrazione a livello internazionale dei vari esterni offensivi nominati finora.

In uno scenario del genere, Insigne avrebbe maggiori libertà offensive mentre, con le dovute proporzioni, Florenzi potrebbe svolgere un ruolo di raccordo col centrocampo, à la Di Maria. Mancherebbe comunque una seconda punta, un facilitatore offensivo che giochi accanto al centravanti e che per ora potrebbe essere il solo Gabbiadini. Se Ancelotti trovasse una soluzione a questa lacuna (e non sarebbe la prima volta che cambia il ruolo di un calciatore), avrebbe però la possibilità di difendere con il 4-4-2, schieramento ideale per usare nel pressing concetti “sacchiani”come compattezza, soffocamento dello spazio a disposizione del portatore di palla e copertura delle linee di passaggio.

Che sia effettivamente nominato o meno CT della Nazionale italiana, Ancelotti sembra obiettivamente l’uomo giusto al momento giusto. Saltare il Mondiale sarà doloroso, ma per una volta potrebbe consentire al prossimo CT di vivere il presente senza grandi pressioni: per tornare competitivi è necessario prima di tutto progettare il futuro.

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