Mondiale per Club, ultimo atto: le finali più belle della storia

Calcio

In attesa di conoscere la squadra che salirà sul tetto del mondo, riviviamo alcune tra le più belle finali del passato. Quando Paletta giocava nel Boca Juniors con la chioma al vento o il piccolo Neymar sfidava Messi

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16 dicembre 2007
MILAN-BOCA JUNIORS 4-2

A pochi giorni dal Natale, l’albero di Ancelotti porta il Milan in cima al mondo: 4-3-2-1, con i due che sono Kakà e Seedorf, fantasia pura al servizio di Inzaghi, punta/puntale che con la doppietta di Atene al Liverpool ha regalato ai rossoneri la gita a Yokohama. Le due finaliste arrivano all’ultimo atto dopo aver vinto le rispettive semifinali per 1-0 (Milan sugli Urawa Red Diamonds, Boca sull’Etoile du Sahel) e Ancelotti rivoluziona la difesa: a destra gioca Bonera, in mezzo Nesta-Kaladze, a sinistra Maldini. Gattuso, Pirlo e Ambrosini sono la linea di centrocampo. A rileggere oggi l’undici degli argentini, invece, si risvegliano i ricordi: in quel 4-4-2 allenato da Miguel Russo c’è il capitano Martin Palermo, ma anche il 19enne Ever Banega, Rodrigo Palacio con l'inseparabile trenza e persino il futuro rossonero Gabriel Paletta, con i lunghi capelli al vento. Inzaghi, dopo quella nella finale di Champions, si regala un’altra doppietta, in gol anche Nesta e un super Kakà; per il Boca segnano Palacio e, nel finale, un altro futuro “italiano” (Catania), Pablo Ledesma.

Sì, quello a sinistra è Gabriel Paletta

19 dicembre 2009
BARCELLONA-ESTUDIANTES 2-1 d.t.s.

“Quel” Mauro Boselli, quello che con un gol al 96° nel derby di Genova sancì la retrocessione della Sampdoria nel 2011, stava giocando un bello scherzetto anche al grande Barcellona costruito da Pep Guardiola. Nella finale del Mondiale per club 2009, al 37°, porta in vantaggio a sorpresa il suo Estudiantes (che aveva già trascinato alla vittoria della Libertadores con 8 gol, risultando il capocannoniere del torneo) e, ancor più sorprendentemente, gli argentini resistono per tutto il secondo tempo, nonostante gli assalti del Barça che schiera Messi, Henry, Ibrahimovic e, nella ripresa, anche Pedro. Sarà proprio l’amuleto di Pep a firmare il pari a un minuto dalla fine: lui entra nella storia come quello capace di segnare un gol in ognuna delle 6 competizioni giocate (e vinte) dal Barcellona nell’anno solare 2009, Guardiola torna a respirare, la squadra va ai supplementari. Qui la risolve, portando il Barça per la prima volta sul tetto del mondo, il solito Leo Messi. Con una magia di sinistro? Una grande punizione? Una serpentina delle sue? Niente di tutto ciò: un gol di petto, in tuffo.

18 dicembre 2010
INTER-MAZEMBE 3-0

Il 2010 interista si conclude con la conquista della coppa che, allo stesso tempo, rappresenta il picco massimo e di fatto chiude un ciclo magico per i nerazzurri. Ad alzarla, infatti, non è Mourinho, sparito dopo la finale di Champions vinta al Bernabeu, ma il suo successore Benitez, già al centro di mille polemiche e “licenziato” 5 giorni dopo il trionfo ad Abu Dhabi, a due giorni da Natale (quando si dice “non mangiare il panettone…”). Per l’allenatore spagnolo, che una finale di Mondiale per club l’aveva già persa con il Liverpool nel 2005 e un’altra la perderà con il Chelsea nel 2012, resterà l’unico successo in questa competizione.  A sorpresa, in finale l’Inter non se la gioca con i brasiliani dell’Internacional di Porto Alegre, battuti in semifinale dai congolesi del Mazembe, la squadra del folkloristico portiere Kidiaba che esulta saltellando sul sedere. Non festeggerà mai all’ultimo atto, trafitto tre volte da Pandev, Eto’o e Biabiany in una finale a senso unico rovinata solo dallo screzio tra Benitez e Materazzi, “simbolo” interista che con il tecnico non aveva legato, tenuto in panchina e al quale non vengono concessi nemmeno i minuti finali (a 3’ dalla fine entra Mariga).

18 dicembre 2011
BARCELLONA-SANTOS 4-0

I marziani di Guardiola tornano a dominare dopo un anno di “pausa”. Ancora Messi protagonista (doppietta e miglior giocatore della finale), vincitore soprattutto nel duello a distanza con l’astro nascente del calcio mondiale, un ragazzino brasiliano di 19 anni con un’improbabile pettinatura che risponde al nome di Neymar. A fine partita, con il risultato mai in discussione (3-0 all’intervallo: Messi, Xavi, Fabregas; poi ancora Messi nel finale), i giocatori blaugrana si complimentano comunque con il giovane avversario: abbracci che sanno tanto di invito a scegliere il Barcellona. Conteso tra blaugrana e Real Madrid, effettivamente, nel 2013 Neymar preferirà l’orchestra perfetta del Barça, anche per poter duettare con Messi.

18 dicembre 2016
REAL MADRID-KASHIMA ANTLERS 4-2 d.t.s.

Vince il Real, ma che fatica: la squadra di Zidane alza la coppa solo dopo i supplementari, dopo essere andato in svantaggio contro i giapponesi. Vantaggio immediato di Benzema, poi complici un paio di disattenzioni in difesa, al 52° è 1-2 (doppietta di Shibasaki). Serve un fenomeno per ribaltarla ancora, e quel fenomeno è Cristiano Ronaldo, primo nella storia a segnare una tripletta in una finale di Mondiale per club e capocannoniere della manifestazione. Adesso è chiamato a ripetersi, con tutto il Real, per quella che sarebbe una doppietta storica: mai nessuno ha vinto il Mondiale per club due volte di fila. D’altra parte, però, nessuno ci era riuscito neanche con la Champions.

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