Da Zidane a van Dijk, quando la maglia è senza cognome: tutti i casi

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Tanti i giocatori che hanno scelto di non far comparire il proprio cognome sulle maglie da gioco, diversi i motivi: da dissidi familiari a 'eredità' troppo pesanti da portare, fino ad omaggi a personaggi di animazione. Ecco alcuni casi di cognomi troppo 'ingombranti'

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A volte è un fatto meramente estetico, altre volte può essere la fonetica a giocare un ruolo determinante. Poi questioni legate ad un passato difficile ed impossibile da dimenticare. Oppure semplicemente la difficoltà di convivere con una pressione troppo grande derivata dall’importanza di un predecessore eccessivamente ‘ingombrante’. Diverse le circostanze, ma non è raro trovare chi vorrebbe non avere nulla a che fare con il proprio cognome. Così come nella vita di tutti i giorni, anche nel mondo del calcio c’è chi ha provato a dare un taglio, almeno visivamente, al nome registrato all’anagrafe. Se è vero che alcuni calciatori hanno deciso di non far comparire il proprio cognome sulle maglie soltanto per una questione estetica o per rendere omaggio a personaggi di animazione, altri hanno giustificato il fatto con motivazioni ben più profonde. Andiamone a scoprire alcune.

Enzo, Jordi e quelle eredità troppo pesanti

C’è chi ha deciso di far comparire un nome di fantasia accanto o al posto del proprio cognome, come nel caso di Sergio Aguero, sulla cui maglia campeggia sempre il nomignolo “Kun” affibiatogli da piccolo per la somiglianza con un personaggio dei cartoni animati, o come il messicano Javier Hernandez, a tutti noto come “Chicharito”. Ma c’è anche chi ha scelto di non far comparire il proprio cognome per evitare paragoni con familiari troppo ‘ingombranti’. E’ il caso del giovane Enzo Zidane, trequartista classe ’95 cresciuto nel Real Madrid e adesso al Losanna dopo una breve parentesi al Deportivo Alaves che, per non avere sulla maglia il peso del cognome di quel fenomeno del padre Zinedine, ha deciso di far inserire semplicemente il nome Enzo. Lo stesso aveva fatto in passato Jordi Cruijff, figlio dell’indimenticabile ex numero 14 del Barcellona Johan. Proprio per evitare paragoni con il campione olandese, per tutta la carriera preferì far comparire soltanto il proprio nome sulla maglia da gioco.

Da Dele Alli a van Dijk, quando il taglio col cognome è netto

Ci sono altre motivazioni ben più serie dietro la scelta di alcuni calciatori, che hanno preferito far comparire soltanto il proprio cognome a causa di estremi dissidi familiari. Come Memphis Depay, olandese dell’Olympique Lione che gioca soltanto con il proprio nome di battesimo sulla maglia a causa dall’abbandono del padre all’età di soli 4 anni: "Non ho alcun legame con questo cognome – ha dichiarato più volte Depay -, non mi rappresenta". Lo stesso vale per il talento del Tottenham Dele Alli, reduce da una difficilissima infanzia e costretto in una casa famiglia all’età di 13 anni dopo essere stato abbandonato dal padre: "Sulla mia maglia voglio un nome che rappresenti quello che sono e come mi sento – ha detto il centrocampista inglese -, con il mio cognome non ho alcun legame". Sulla stessa scia Virgil van Dijk, il difensore più pagato della storia del calcio. Il neo acquisto del Liverpool gioca soltanto con il proprio nome sulla maglia a causa dei problemi con il padre, come spiegato dallo zio dell’olandese ai microfoni del Sun: "Suo padre ha lasciato sua moglie e i suoi tre figli e per questo non è mai stato perdonato. Poi si è risposato con un’altra donna, non è mai stato un buon padre. E’ per questo motivo che van Dijk sulla maglia non usa il proprio cognome ma il suo nome, Virgil. E’ la madre l’unico vero eroe della famiglia".

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