Esclusiva Zambrotta: "Vi racconto la mia Juve-Napoli. Adoro le due città, Allegri e Sarri mix perfetto"

Calcio

Veronica Baldaccini

Siamo andati a trovare nel suo nuovo centro fitness il campione del Mondo 2006 per farci raccontare la super sfida di domenica sera dell'Allianz Stadium dal suo punto di vista molto particolare. Ex colonna dei bianconeri, infatti, Zambrotta ha sposato una ragazza napoletana ed è molto legato alla città campana. Ne è venuta fuori una bellissima chiacchierata, con colpo di scena finale

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Non c'è niente di piu' autorevole del buon esempio. Ecco, il miglior esempio possibile accoglie i soci dell'Eracle Sports Center appena mettono piede dentro la luminosissima reception. A dare il benvenuto a chi è li per sudare in palestra, consumare vasche in piscina, allenare il rovescio a tennis o a paddle e perché no, anche per giocare a calcio, ci pensa la riproduzione fedele della Coppa del Mondo. Proprio lei. E' in ottima compagnia, accanto alle teche che conservano le scarpette, i parastinchi, ma soprattutto una delle maglie indossate da Gianluca Zambrotta al Mondiale 2006. Quasi dimenticavamo, c'è anche il pallone della finale firmato da tutti i protagonisti dell'Italia: un piccolo museo che è li a ricordare come passione, sacrifici, e naturalmente talento, possano forgiare medaglie, oltre che corpo e mente. Il buon esempio, appunto.

Zambrotta ha curato ogni dettaglio di questa struttura a San Fermo della Battaglia, a pochi chilometri da Como, progettata una decina di anni fa ma inaugurata da quattro: tra le tante passioni di Gianluca c'è anche quella per l'architettura, specie di interni. E dire che da calciatore non era certo quello che si definisce un geometra, anche se di palle gol, con i suoi cross, ne costruiva tante. Preferiva anticipare e ripartire, attaccare la fascia e poi di nuovo giù a chiudere una diagonale. Per alcune stagioni il miglior esterno del mondo, anche per la sua eccleticità': alto, basso, destro e sinistro poco importava, l'unica garanzia per ogni allenatore era farlo giocare. Ha fatto così tanta strada nella sua carriera, in tutti i sensi, che ora confessa: "Ammetto di non essere il più assiduo frequentatore dei tapis roulant del mio centro. Alla sola idea di faticare ancora tanto mi vengono i brividi. Credo di aver dato", dice sorridendo. "Ecco ora preferisco un po' di paddle".

Come tanti ultimamente, ma si tratta pur sempre di un passatempo: il lavoro vero, di Zambro, e' fare l'allenatore. Se si concede qualche mattinata in più all'Eracle è perché si è appena conclusa l'esperienza cinese al Jiangsu Suning, con lo staff di Fabio Capello. "Divergenza di vedute con la società ma il divorzio è stato sereno. Anzi, non posso che parlar bene dell'esperienza cinese, far calcio lì è stimolante. Hanno tanta voglia di apprendere e di farlo in poco tempo. La loro ambizione è organizzare presto un Mondiale in casa, prima o poi ce la faranno". La collaborazione con Suning era cominciata alla fine dello scorso campionato, poi all'inizio di questo sono emerse le prime frizioni, e allora meglio lasciarsi che sopportarsi. Per Zambrotta però lavorare all'estero resta un'opzione privilegiata: "La consiglio a tutti i giovani allenatori: ti arricchisce umanamente, oltre che professionalmente".

Ai tempi dell'India, ad esempio, quando allenava il Delhi Dynamos, provava a portare sul campo qualche idea di Sarri, anche se esportare certi concetti di calcio laggiu' non è proprio come importare te' dalle nostre parti. "Devo ammettere di essere un ammiratore del calcio di Sarri. Adoro come fa giocare gli esterni offensivi, ho cercato di ispirarmi al suo 4-3-3. Anche per questo credo sia giusto possa giocarsi lo scudetto sino alla fine: ha fatto un lavoro straordinario e lui e la città meritano di essere premiati". Sarri meglio di Allegri? "Sono diversi. Allegri è un fenomeno nel leggere la partita, nel sentirla, e nel cambiare in base all'andamento. Ha una duttilitta' tattica incredibile. Diciamo che il mix tra i due fa l'allenatore perfetto".

Juve-Napoli vista da Zambrotta è soprattutto un balcone affacciato sulle fasce dell'Allianz: "Le corsie laterali saranno probabilmente decisive. I bianconeri hanno Alex Sandro in un buon momento, a Sarri invece manca tanto Ghoulam: la catena di sinistra con lui, Hamsik e Insigne è fantastica". Se non fosse per i sette anni bianconerici sarebbe quasi da pensare che domenica a casa Zambrotta si faccia il tifo per il Napoli. "Sono molto legato a Torino. Ho vissuto anni meravigliosi in una città che era accogliente anche prima dell'Olimpiade ma che dopo lo è diventata ancor di più. Tante zone pedonali, era un piacere vivere in centro e vivere il centro. La gente poi è sempre stata educata, rispettosa, complice. Ogni tanto con quel gruppo di campioni capitava di organizzare qualche serata per festeggiare. Ne ricordo una incredibile per il mio compleanno: tutti in maschera, ispirati al tema dei cartoni animati, eppure vedete? Allora non trapelò nulla, sapevano darci una mano allo stadio e fuori".

Raccontata cosi, non ci sarebbe partita: Torino batterebbe Napoli senza dubbio ma attenzione al contropiede nel cuore di Zambro. "C'è un piccolo dettaglio: mia moglie è napoletana. Amo il Vomero, il suo quartiere. Andiamo spesso ad Ischia, dove abita sua sorella. Mi piace tutto di Napoli, l'atmosfera, il cibo: quando vado dai parenti di Valentina devo stare attento a sedermi a tavola perché sua madre mi friggerebbe pure la mano", ride Zambrotta, sapendo di aver farto un complimento alla cucina saporita della suocera. "E poi adoro la capacità che ha la gente di trasmetterti calore. Ogni volta che vado lì riesco a dare il valore reale all'impresa del 2006: quell'Italia ha trasmesso gioia, e li' non smettono di ricordarmelo". Una gioia contagiosa, quella napoletana, senza possibilità di vaccino: "Il risultato è che se a mio figlio Riccardo, di sei anni, chiedi per quale squadra tifa, lui risponde Napoli". La meravigliosa beffa di chi ha giocato e vinto con Juventus, Milan e Barcellona. Ma anche l'esempio, persino il migliore, non può far nulla davanti alla passione.

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